Magnetico e sornione,
@jim.jarmusch è una delle due cover del numero di ottobre di Esquire Italia: a Parigi, dove abbiamo realizzato il servizio di copertina, ci ha confessato di essere ancora “sotto shock” per il Leone d’oro a Venezia con Father Mother Sister Brother (in sala dal 18 dicembre con Lucky Red): un trittico tra USA, Dublino e Parigi che guarda alle dinamiche familiari per accumuli emotivi, fino allo scioglimento. Outsider da quarant’anni, musicista e poeta, Jarmusch procede per intuizioni: «lascio che sia il film a dirmi cosa vuole essere».
ESQ: Che ruolo ha la poesia nel suo cinema?
JJ: Vengo dalla New York School: ho studiato con Kenneth Koch e David Shapiro. Mi guida il “Personismo” di Frank O’Hara: scrivere per una sola persona - un amico, un amore - rende tutto più preciso e umano.
ESQ: E la musica cosa le insegna sul set?
JJ: Ero in montaggio da due anni; sono passato da Tom Waits, lui si è seduto al piano e, all’istante, un suono bellissimo ha riempito l’aria. È questo che fa la musica, rivela: è la forma più magica.
ESQ: Perché un film su genitori e figli, adesso?
JJ: La famiglia è una complicazione universale. Scrivo pensando agli attori: inseguivo in particolare una storia in cui Adam Driver era figlio di Tom Waits: ho raccolto piccoli dettagli e ho scritto in tre settimane.
L’intervista di Cecilia Falcone continua nella cover story di Esquire Italia n.44, in edicola da oggi.
Editor in Chief: Giovanni Audiffredi
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Fashion Director + Style: Nik Piras
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Text: Cecilia Falcone
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Photo: Marco Cella
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Photo Assistant: Aline Blocman
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Production: Sabrina Bearzotti
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