L’infilata di sfilate crociera in America appena cominciata con
@Dior a Los Angeles ci dice due cose: uno, che l’America è uno dei mercati più importanti per il lusso, in qualunque modo, a prescindere. E, seconda cosa, che le collezioni crociera sono più che mai un elemento essenziale per i brand, sia per quanto riguarda le vendite, sia per quanto riguarda la narrazione.
#JonathanAnderson lo sa molto bene e punta esattamente su questa dicotomia, abbracciandola e non rinnegandola. Siamo praticamente arrivati al suo quinto debutto merceologico da #Dior: lui ha capito che il marchio è troppo grande, troppo importante per voler fare le cose di corsa, e che ognuno di noi ha un’idea molto precisa di quello che dovrebbe essere la Maison. Stavolta, proprio in vista del fatto che qui stiamo parlando di business legato alla creatività, si è rifatto a come #ChristianDior negli anni 50 riuscì a diventare lo stilista di riferimento di Hollywood per i film. Non perché si trattasse di un momento estemporaneo, ma perché lui, da vero stratega qual era, aveva stretto degli accordi con tutte le case di produzione di Hollywood per vestire le dive. Memore di questa straordinaria prova di intelligenza commerciale, Anderson fa lo stesso, mandando in passerella una collezione che unisce alto e basso: i jeans sfrangiati con le sottovesti anni 20, le borse Sella di John Galliano, le camicie create assieme ad Ed Ruscha. Ha inoltre chiesto a
@PhilipTreacy di creare delle acconciature, ha ripreso la giacca creata per Marlene Dietrich, ha rimandato in passerella i soprabiti plissettati che aveva fatto già nella prima collezione maschile e stavolta li ha fatti per la donna. Ha così cercato di riprendere il Dior di tutti, riuscendo a dare a ciascuno di noi qualcosa su cui concentrarsi, qualcosa di cui innamorarsi.
I vocali di
@SereTibaldi .
#DiorCruise