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Piergiorgio Caserini

@pggcs

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È finito “Eridano, il Po”: un viaggio fatto con gli amici @alberonero_ e @romeoecamilla sulle sponde di casa, vedendo dagli argini e dagli scanni quella pianura che, come gli amici sanno, s'è incistata dietro agli occhi e presume di starsene lì lungamente. In un anno abbiamo percorso quella tratta di Po che conosciamo bene, tra Pavia e Mantova. Quattro tappe stagionali, dall'autunno all'estate, in cui abbiamo incontrato e raccontato storie, feste e figure, perdendo i piedi nella zucca selvatica delle golene e le gambe nelle lanche allagate dall’esondazione, imparando i nomi degli uccelli per popolare un paesaggio, e correndo tra i campi nei giorni di nebbia, quando l’orizzonte è a due spanne dal naso, e navigato tra le ninfee di vecchie paludi, nelle acque in cui tutto ritorna: «Siamo tutti, siamo come gli altri, siamo come in tanti. Non senti che tornano? Presi dalla corrente, affogati dalle ninfee, straniti dalla canicola. Anche tu: preparati. Trattieni il fiato. Siamo tutti, e tutti tornano con te.» Grazie a tutti: Filippo Davoli, Bianca Peruzzi, Francesco Fusaro, Claudia Losi, Natasha Rivellini, Emiliano Maggi, Riccardo La Foresta, Renato Grieco, Sant3 Molest3, Filippo Arganini, Francesco Tosini, Andrea La Pietra, alle fotografie di Giacomo Alberico, a Ines Plasencia, Francesca Marengo, Benedetta Fioravanti, alle centinaia di persone che hanno viaggiato assieme a noi. @creativita_contemporanea @_from.flies_ @trocadera_2000 @ilfroz @claudialosi @natasharivellini @emi_maggi @riccardo.laforesta @___knn___ @sant3_molest3 @filippoargh @cielofuturo @_anddot @saimonterzo @ilacampioli @rossella_farinotti @centroculturalezavattini @inesplasencia @_francescamarengo @benedetta_fioravanti Foto di @giacomoalberico L’opera Eridano, il Po di Luca Boffi con Piergiorgio Caserini e Camilla Romeo per Fondazione Un Paese è un progetto vincitore del PAC- Piano Arte Contemporanea 2024 della Direzione Generale della Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con Almo Collegio Borromeo, EN - Laboratorio Collettivo, Riserva Naturale Orientata Parma Morta e Navi Andes. Con la partecipazione di Ilaria Campioli, Rossella Farinotti.
122 4
7 months ago
La madre di queste terre è severa: essa ha esatto la loro scapigliatura, la loro resa al suolo brullo e percorribile, appannaggi di quello sguardo vorace che vuole in grembo ogni lontananza, e che qui si staglia senza bisogno di rilievi o alture. Così attaccava il testo – un po' sentimentale, a dirla tutta – che ho scritto per BORDA, la sagra performativa fatta con gli amici e compagni di pianura e di pensieri @alberonero_ @alfanone e @_tybet sabato scorso. Un altro modo per venire a patti con quest'indubbia fissazione – gli amici, come sempre, sanno – per la pianura e allora per la nebbia, per raccontarla per come la vediamo. Inevitabile il sentimento del magone. Abbiamo messo assieme artisti e collettivi che nella pianura sono cresciuti e vi hanno a loro modo attinto per una grande (e lunga, ci hanno detto, ma va bene così) coreografia fatta di otto performance consecutive: grazie quindi a @sauzerworld @zenzerata @giadavailati @cultofmagic @alberto_braida @demdemonio @riccardo.laforesta Volevamo la nebbia e l'abbiamo in qualche modo evocata (pure con i fumogeni, pure col buio, pure con le voci rotte, con la panna montata e con un organo del 1770). Quella nube-da-terra che ha il segno del fulmine (perché ti schianti quando meno te l'aspetti) e s'erge contraria alla lontananza degli orizzonti. La stessa che gonfia il particolato per farci top regione cancerogena. Non potevamo insomma fare Borda altrove che a Lodi, dove il grande @cobarrino s'è recato per fare gli scatti di questa mattata. Grazie a chi ci ha accompagnato allora: a @argineargineargine che l'ha prodotto, @platea_palazzogaleano per il costante supporto e tutti gli altri. Pianura lifestyle.
252 12
2 years ago
Ricordi di Arte Sella per la presentazione del libro di Luca, "Caro Campo. Diari di Lavoro": la memoria di un progetto, che è innanzitutto un’esperienza di più di un anno in un pioppeto nella pianura attorno a Campogalliano. Campo è un po’ storia d’amore e un po' ricerca di sé. Il racconto di come si cura si dà nome e s’inventa un luogo, e allora di come s’esercita uno sguardo e un modo di pensare. È la costruzione lunga, a volte malinconica e struggente altre felice, di una postura: una maniera appropriata di vivere e vedere uno spazio. Il libro è il resoconto di questo cambiamento, della costruzione di una percezione e di un'espressione, e assieme di come un qualcosa di così tanto marginale come un pioppeto finisca col farsi chiamare con nome proprio, Campo. Insomma, qualcosa non c’era e ora c’è, qualcosa era tanto ordinario da passare inosservato e ora, nonostante quell’esatto pioppeto sia sparito, è un qualcosa di notevole. È il lavorio della percezione, del sensibile, ma su tutto un luogo. Così a Luca, che fa l'artista e il contadino assieme, ho detto che questo è un lavoro che ha voluto prima di tutto, prima ancora di pensare l’opera, immaginare un posto e abitarlo, ricercando poi i modi per renderlo condivisibile. In breve: un amico qui si è inventato un luogo e l'ha popolato di amici pioppi e di pioppi amici. Un luogo che si chiama Campo e in quanto luogo ha tutti i suoi crismi, i sentimenti, le frequentazioni e i tanti sguardi di chi c’è passato, di chi ha ascoltato e scritto e fotografato e ripreso e parlato. A ognuno il suo ricordo di Campo. Poi c'è la passione di Luca per il Lambrusco quand'era maggio, un ricordo di Campogalliano e della merda che mi consegnò una volta in mano. Grazie a Luca, ad Edo, Carlos, Giacomo e tutti gli amici che c'erano. @alberonero @edoardotresoldiofficial @carlosmcasas @artesella
115 1
2 years ago
Si sa, la pianura qui dietro e qui attorno è una pianura alluvionale. Morenica, di rocce sedimentarie ruzzolate giù dai ghiacciai. Una pianura trascinata dalla Glaciazione di Würm e con una sfortuita conformazione a vasca da bagno, che ha per scarico l'Adriatico e per animo la canicola e la galaverna. Per pensarla qualche centinaio d'anni fa, per dire tra i mille e cinquecento, va immaginata pressapoco così: un susseguirsi d'acquitrini e foreste planiziali di farnie, ontani, olmi con un'unica grande depressione nel mezzo, dove ora c'è la Bassa Lodigiana. Qui dove la terra s'infossava c'era un lago: il Gerundo, e dentro vi viveva Tarantasio, il drago di zona. Che mai s'è capito bene se fosse uno o fossero in tanti, così come mai è stato chiaro chi lo estirpò. Se il vescovo di Lodi, il Barbarossa, il Visconti o i Benedettini. La fiaba che ho scritto per l'ultimo numero di @linkiesta.etc (grazie @valeardia ) con le foto cupe e mefitiche dei @kingsart.it fa un po' un ripasso della storia, tra paludi di ghiaia, golene, nebbioni, campi e metano: casa mia. Sempre lucente come i cieli scoppiati dal particolato.
144 8
2 years ago
Un mesetto fa è uscito il numero 43 di "Millepiani": rivista, laboratorio, collettivo disparato con trent'anni (quest'anno) di esplorazione e riflessione filosofica, estetica e politica alle spalle, con cui ho avuto la fortuna di condividere e frequentare negli ultimi anni degli spazi "pensosi". Su questo numero ho cercato di mettere un po' d'ordine a quel pensare-paesaggio e a quell'esercizio che incrocia una certa pedagogia dello sguardo, un certo prolungarsi delle cose nella scrittura, e ovviamente una strenua e ottusa frequentazione di alcuni spazi, dove – come gli amici sanno – so sempre meglio che altrove quel che faccio e quel che penso (toglietemi tutto ma non l'imbarcadero, le distanze e l'orizzonte lungo e dinoccolato). Il testo si intitola “Note su un pensare-paesaggio”, e chiama in causa i monocromi brulicanti di Klein e gli orizzonti sbaraglianti di Richter, il cielo turchese della Meloy che «rende il colore uno spazio fittizio» e i «verdi sotto ai verdi» scandagliati a parole da Zanzotto, tutto a partire da una di quelle suggestioni che è stata per me un balsamo: la “geografia del frastagliamento” di Virilio, con cui apre in sordina uno dei suoi libri a mio parere più belli. Questi alcuni dei compagni di viaggio con cui ho provato qui a dar parole alle sensazioni che hanno esasperato le serate di diverse amicizie: quindi come sempre grazie agli amici e ai compagni e grazie ai maestri, che sono poi tutte le stesse persone. Il “Millepiani” lo trovate in libreria e di sicuro in Conchetta. Compratelo lì che è più buono.
141 10
3 years ago
Giovedì presentiamo da @marsell.paradise il libro che abbiamo pensato e ho editato per la mostra "Otto Cieli" dell'amico @oliviero.fiorenzi da @theaddress_gallery a Brescia. Da quegli otto aquiloni con cui Oliviero prosegue quella ricerca di un'opera giocosa e pulsionale, che vuole disegnare alle volte nelle nuvole e altre nell'acqua, travasando qua e là umori nel paesaggio, abbiamo raccolto cinque contributi variegatissimi, a corollario e attorno alle suggestioni che i lavori in mostra ci hanno smosso. Tiziana Villani, filosofa, ha ragionato sulla natura inventiva dell'infanzia e le sue cartografie dell'immaginazione, tra corpo, forma e spazio; Franco Farinelli ripropone una storia dello sguardo geografico, della "mappa" proprio a partire dall'ingresso dell'aquilone in Europa con Marco Polo; i curatori Cristiana Colli e Pippo Ciorra inquadrano invece il lavoro di Oliviero secondo i termini del paesaggio e della leggerezza, ripercorrendo anche alcuni lavori del passato. Dal canto mio, da quel gioco che svolazza nei monocromi turchesi e da quel gesto di un bambino che, come diceva Michaux, ha la stessa età dell'umanità, ho cercato di dire che cosa significa ambientare un pensiero, una figura o uno scrivere. Perché sono tutti in fondo esercizi espressivi, che hanno a che fare con quell'incontinenza d'essere che, a costo della dissennatezza, va a caccia di pertinenze con i dintorni e fa luogo, va insomma a caccia di spazi felici. Assieme ai testi ci sono anche le bellissime foto degli aquiloni in volo di @matnatalucci e il tutto è impaginato e stampato da @press_press_milano che come sempre alza il tiro di qualità. Insomma, il libro è una bomba.
129 4
3 years ago
La torbiera ricorda il ghiacciaio di 10.000 anni fa: altro non fece che sedimentarsi, far crescere sugli sfagni aggrovigliati nel fango delle erbette attorno alle carnivore pinguicola e drosera, e mandarle di tanto in tanto a riposo nei ghiacci sottili degli inverni miti. Chiude scivolo inaugurale, salsa a pavimento rubata alle lenticchie e paesaggio di brodo e midollo.
110 0
3 years ago
Un po' di mesi fa, le conversazioni notturne attorno ai video e al lavoro dell'amico @francescotosini_ tra frattali e movimenti, m'avevano lasciato a guardare alle nuvole, a cercare di riconoscere figure su figure stando dietro ai movimenti. Qualche tempo dopo, guardando in su mentre passeggiavo per la ciclabile di fianco alla provinciale, son successe tre cose. Prima m'è parso di star fermo camminando: guardavo il cielo, ed era d'un turchese tanto piatto che pareva di non muoversi, come se passeggiassi su un tapis-roulant. Poi m'è venuto uno svarione, un crash del sistema vestibolare. E infine m'è sembrato che quel turchese fosse pieno di pulviscolo e micromovimenti, che la luce scoppiettasse qua e là. Tutto un brulicare. Calo di pressione? Chissà, comunque le suggestioni erano abbastanza da farne nascere un testo per quella che sarebbe diventata "Cielofuturo": la mostra di Francesco organizzata da @matta__________ con anche i contributi di @ppsychic.nomad (compagno anonimo frattalista), @sssegreta e @niccolo_gravina . S'intitola "Appunti su Nuvole e Monocromi" e ha un paio di riflessioni sul frastagliamento, sul movimento e sull'idea di monocromo. Un po' lo si legge nelle foto, il resto è scaricabile dal nuovo sito di matta.
121 3
3 years ago
Sbirciando oltre agli argini nei pressi di Boretto, non troppo distante da dove ad aprile è emersa la betta durante la secca, c'è la nave Jolanda dell'Alberto, che è l'unico Re del Po. Una nave fatta di legni di fiume, sbiancati come ossa, di chiodi e corde. Una nave senza scafo nella quale passano e ripassano le acque scure e possenti di questo lungo fiume che ha la voce grossa, tanto grossa da annegare le albe e i tramonti e annebbiare le estati nella canicola. La Jolanda è una nave che funziona per sogni e follie, per un'ostinatezza costruttiva durata trent'anni. Attraccando alle volte nei suoi crolli e naufragando nei suoi cantieri, così che la Jolanda è una nave che non naviga, se non quando il Po se la mangia, ma piuttosto salpa continuamente verso i rami, le foglie, le carcasse e i fanghi che le correnti si portano di volta in volta appresso. Il Re di questo vascello sapeva buttare un pensiero a stagnare là dove l’acqua s’incaglia e farlo roteare in un mulinello quando risacca. Sapeva cogliere un legno perché era destino che venisse colto, perché quel viaggio deve pur arrivare da qualche parte, e tanto va sempre nella stessa direzione. L'Alberto il Po lo conosce per sensazioni e lo compone per sentimenti. Poi l’Alberto se n’è andato appena prima dell’estate, quando l’estate era già arrivata, quando con @alberonero_ e @_carlolombardi avevamo appena finito quel viaggio fino al Delta per @salietabacchijournal .
170 6
3 years ago
Nel terzo numero di @salietabacchijournal c’è un mio lungo pezzo sui paesaggi che m'appartengono. Qualcosa che volevo scrivere da un bel po’. Un racconto di viaggio che parte da casa, dalla Bocca dell’Adda, fino al Delta del Po, seguendo le orme di chi l’ha raccontata prima di noi e cercando un po’ le ragioni dell’incistarsi di questi orizzonti, di questi sguardi, in pressoché ogni cosa io finisca per dire. Gli amici sanno. Sanno tanto @_carlolombardi e @alberonero_ con cui ho viaggiato, e sanno tanto gli altri. Sanno che sono cresciuto senza saperlo in un lago, e che non lo sapevo perché era coperto di amianto e merda. Che qui i fontanili sgorgavano dalla terra, e che c’è un santuario dedicato alla Madonna della Fontana che mia madre amava. Che qui, una volta, le alluvioni dell’Adda arrivavano a filo della depressione, rievocando il lago scomparso nei secoli. Che qui, nonostante gli orizzonti ampi in cui facilmente ci si sbaraglia, quand’è stagione la nebbia s’acquatta nelle conche e fa il gioco inverso dell’animosità lunga e dinoccolata dell’orizzonte: cancella tutto, ovatta lo spazio e i suoni e la luce, portando un po’ di stupore a un occhio che per nascita è votato a guardarsi nelle lontananze. Che qui mi sono convinto di aver imparato qualche cosa: come si posa uno sguardo e come lanciarlo altrove, come i pensieri s’incasellino in porzioni di paesaggio, e come questi paesaggi siano i miei litorali dell’immaginazione. Quindi grazie agli amici e grazie ai paesaggi, ma soprattutto grazie alla famiglia di Sali: a @elisacarassai e @debrina.aliyah per la tanta fiducia, l’infinita pazienza e tutto il lavoro e il tempo speso assieme.
188 13
3 years ago
Maggio, un fiume deserto. Tutto il letto è tanto asciutto e assolato da far piastrella, e scricchiola sotto ai piedi. Un polesine intero, uno scanno di sabbia largo da argine ad argine.
97 1
3 years ago
Esempio efferato di ortogonomare per ripartire l'acqua come meglio si può.
82 1
4 years ago