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Il media indipendente che parla di quello che gli piace @outpumpstudio @outpumpsneakers
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🇬🇧 What happens to Olympic sites once the Olympics are over? Nearly twenty years after the Turin 2006 Winter Olympic Games, two German YouTubers visited some of the locations where Olympic competitions once took place and seeing them today is honestly incredible. They explored sites like Cesana Pariol, where events such as bobsleigh, luge and skeleton were held, and Pragelato, home to the famous ski jump stadium built specifically for the Games. Today, the Cesana bobsleigh track is set to be dismantled, with demolition work expected to begin this summer. Meanwhile, the future of the ski jumps in Pragelato remains uncertain, with no clear decision yet on what will happen to them. - 🇮🇹 Cosa succede alle strutture olimpiche quando un’Olimpiade finisce? A quasi vent’anni dai Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, due YouTuber tedeschi hanno visitato i luoghi in cui si svolsero alcune delle competizioni olimpiche e vederli oggi è davvero incredibile. In particolare sono stati esplorati i siti di Cesana Pariol, dove si tennero le gare di bob, slittino e skeleton, e Pragelato, sede del famoso trampolino per il salto con gli sci costruito appositamente per i Giochi. Oggi, la pista di bob di Cesana sta per essere definitivamente smantellata, con i lavori di demolizione che dovrebbero iniziare quest’estate. Mentre il futuro dei trampolini di Pragelato rimane incerto, senza una decisione chiara su cosa ne sarà. 📸: @bwturbex
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2 months ago
L’identità è il vero lusso per la FW26 di @dolcegabbana . Dagli scialle che riprendono le origini siciliane fino al pizzo, forse il tessuto più intimo che ci sia. Allo stesso tempo la sensualità e il tailoring rimangono anche per questa collezione i due capisaldi del brand. Vi piace?
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2 months ago
Si tende a sottovalutarlo, @tredicipietrotredici . Per la sua storia, ma anche perché il suo è un rap strano, da un lato contaminato col pop dall’altro molto scanzonato, amichevole, disarmato, in qualche caso pure dolorosamente molto sincero. Non quello che senti di solito nella gara a chi è più forte, più figo, più ricco, più imparanoiato dal successo. Tredici Pietro è un’anomalia. Ed è anche una persona che sta attraversando il guado tra l’essere ragazzino ed essere adulto. Risultato? Parlare con lui è tutto tranne che banale. Anche partendo dall’argomento più banale ed onnipresente di tutti: Sanremo, in cui Pietro si inserisce perfettamente per essere un’ottima scommessa. Trovate l’intervista completa cliccando nelle storie di @outpump . Art direction: @ale.etc Fotografo: @agf_281 Assistente fotografo: @lorenzoricchiuto_photo MUA: @chiara_tipaldi Styling: @itsgaiabonfiglio Assistente Styling: @fraess3_
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2 months ago
Prima degli infiniti trailer e spoiler e dietro le quinte, i film avevano meno mezzi per arrivare in modo diretto agli occhi dello spettatore e la grafica del titolo era uno di questi. Il font, il lettering, la typography o la custom typography, i colori e il mood generale del titolo sulle locandine o nei primi secondi della proiezione erano quindi cruciali per impostare il tono di voce di quello che sarebbe seguito. L’attenzione a questo dettaglio aveva raggiunto dei livelli altissimi che neanche oggi, mentre sembra tutto più facile (pensiamo all’AI generativa), siamo riusciti a superare. Così come per i colori della fotografia, gli script e i visi degli attori, l’omologazione sembra aver colpito anche questa parte del cinema. I confronti tra i vecchi “opening titles” e quelli dei loro remake sono l’esempio più palese di come i titoli di oggi non raccontino una storia a primo impatto, sono solo più ripuliti, precisi e “di alto livello”. La sensazione un po’ “amatoriale” e tattile dei vecchi titoli dei film si è infatti persa a favore di una maggiore uniformità. Così se il lettering di Harry Potter nei primi anni 2000 era diventato talmente iconico da essere usato per l’intera comunicazione intorno alla storia, oggi, nelle uscite più recenti, non ci siamo ancora trovati di fronte a un fenomeno alla pari. Cosa ne pensate?
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7 hours ago
Avevate mai notato queste colate di pietra negli angoli di Venezia? Una cosa è certa: a Venezia non ci si può nascondere negli angoli, e questo a causa delle cosiddette “pissotte” o “gobbe antibandito”. Quando l’illuminazione pubblica ancora non esisteva, negli angoli più bui di Venezia vennero costruite queste gobbe di pietra per impedire a truffatori e ai malintenzionati di nascondersi e derubare i cittadini o sfuggire alle autorità. Ma questa non è la loro unica funzione, come suggerisce il nome stesso, le pissotte servono anche a mantenere pulita la città. Sono infatti state realizzate su piano inclinato perché, aumentando il rischio di ricevere gli schizzi addosso, scoraggiavano i passanti dall’urinare negli angoli delle calli. Lo sapevate? 📸: @_david.palmar
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12 hours ago
@tonyboygohard ha fatto questa sera il suo primo concerto al Forum di Milano. Uno show di circa due ore con oltre 30 brani cantati sul palco insieme a diversi ospiti tra cui Anna, Lazza, Kid Yugi e Artie 5ive. Il rapper si è esibito con diverse maschere realizzate appositamente per lo show, alternate a seconda del disco portato sul palco. Se c’eravate, che ne pensate?
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1 day ago
L’evoluzione massima di un mocassino: sempre un mocassino ma con la punta arricciata. Perché? Non si capisce, ma da quando @ysl ha fatto uscire il suo modello “Le Loafer” sono davvero ovunque. Il ritorno delle scarpe eleganti era già cominciato un po’ di anni fa quando anche gli hypebeast li hanno scoperti e hanno iniziato a metterli con i calzini colorati al posto delle sneaker. Poi è stato il turno delle scarpe da barca reintrodotte con clamore da @miumiu ma che nei paesi di mare di tutta Italia non hanno mai smesso di essere una costante. Forse il vero successo dei mocassini arricciati, introdotti appunto da Saint Laurent ma adottati poi anche da brand come @therow , sta nell’aver fuso questi due modelli: è a tutti gli effetti un mocassino ma la punta così “spiegazzata” è più vicina alla rilassatezza di una morbida scarpa da barca piuttosto che la rigidità di un penny loafer lucidato. In tutto questo non va dimenticato il grandissimo plus di questo modello ovvero il suo essere unisex e quindi adattabilissimo a tutti e tutte. Motivo per cui lo abbiamo visto e amato addosso a @hdsonwilliams , Jacob Elordi ma anche a @anyataylorjoy , @haileybieber e @alexachung . Vi piacciono?
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1 day ago
Abbiamo provato il nuovo @swatch x @audemarspiguet ed è pazzesco. Domani in alcuni negozi Swatch selezionati usciranno i nuovi Royal Pop, gli orologi in collaborazione tra Swatch e Audemars Piguet annunciati qualche giorno fa. Otto orologi da tasca che riprendono il design dell’iconico Royal Oak di Audemars Piguet e i colori della linea POP di Swatch, una fusione di stili diversi ma che funziona perfettamente. Ogni orologio avrà un suo cordino, disponibile in tre misure diverse, che lo renderà adattabile a ogni esigenza, così da indossarlo al polso, appeso alla borsa o anche al collo. Voi come lo indosserete?
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1 day ago
Non uno, non due, ma ben tre. @champagnepapi ha rilasciato questa notte tre album contemporaneamente definendo una delle operazioni discografiche più ambiziose della sua carriera, mandando in crash Spotify. “ICEMAN” rappresenterebbe il lato freddo, “MAID OF HONOR” quello più personale, mentre “HABIBTI” l’immaginario internazionale. Il progetto sembra essere la risposta definitiva al periodo più fragile della sua carriera, dopo lo scontro con Kendrick Lamar. Contro di lui non mancano frecciatine, ma ci sarebbero anche riferimenti indiretti a Dr. Dre, A$AP Rocky, J. Cole, DJ Khaled, Pusha T, Pharrell, Jay-Z e a chi avrebbe “beneficiato” mediaticamente della sua caduta. In tutto, sommando le tracce, si parla di un totale di 43 brani e quasi 3 ore di musica contenente i featuring di 21 Savage, Future, Molly Santana, Sexyy Red, Central Cee e altri. Se già avete iniziato ad ascoltarli, quali sono le vostre prime impressioni?
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1 day ago
Quello tra l’artista canadese @petrafcollins ed @euphoria è uno specchio di un meccanismo ricorrente nell’industria. In cui le visioni degli artisti, prese come ispirazioni, vengono assorbite, rielaborate e vendute su scala globale. Collins stessa lo inquadra così. Sam Levinson contattò l’agenzia di Collins spiegando di aver scritto una serie ispirata alle sue fotografie e chiedendo se fosse interessata a farne la regia. Collins si trasferì a Los Angeles e lavorò al progetto per circa cinque mesi, prima di essere esclusa per essere “troppo giovane”. Un anno dopo, uscendo dal suo appartamento vide un cartellone di Euphoria e la cosa peggiore era sentirsi dire che la serie assomigliava alle sue foto. Una fonte vicina a Levinson ha ridimensionato le accuse dichiarando che la serie è un adattamento di uno show israeliano e che Sam aveva semplicemente suggerito il nome di Petra come possibile regista, senza alcuna promessa. Una dinamica simile si è ripetuta con Amy Seimetz per The Idol, da cui Levinson subentrò come regista quando circa l’80% del lavoro era già stato completato, trasformando quello che poteva sembrare un caso isolato in un vero e proprio pattern. L’adolescenza come zona liminale, il rosa come ribellione, il surreale come fuga dalla realtà sono i punti chiave della sua estetica. Scatta quasi esclusivamente su pellicola ritraendo donne in spazi chiusi come camere da letto, bagni e corridoi. Il filo rosso è una femminilità contemporanea che esplora la complessità della scoperta di sé. Collins stessa racconta che dopo Euphoria ha dovuto cambiare completamente il suo stile. “Tantissima gente aveva cominciato a fare foto con quello stile e io non lo sentivo più mio. Avevo bisogno di ritrovarmi.” I legami con Nan Goldin, Cindy Sherman e Ryan McGinley sono innegabili. Si inserisce in una genealogia di artiste che usano il corpo come campo di battaglia, un po’ Tumblr e un po’ millennial. Viene quindi da chiedersi: si può mettere il copyright su un’estetica? 📸 : @petrafcollins
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2 days ago
@billieeilish non è assolutamente contraria all’utilizzo dei cellulari ai concerti, anzi. In un’intervista a @nmemagazine , Billie Eilish ha espresso la sua opinione riguardo le recenti e sempre più frequenti polemiche sull’uso costante dei telefoni durante i live. Ci sono infatti sempre più concerti in cui i cantanti si lamentano del fatto che il pubblico abbia sempre il cellulare in mano, come se fosse più importante riprendere invece di godersi ciò che si vede. Ma tra questi non c’è Billie Eilish. Secondo la cantante non c’è infatti nulla di male nel riprendere un momento in cui ci si diverte, anzi, lei è la prima a farlo a ogni concerto in cui va. A un certo punto non importa se è per fare clout, i video rendono accessibili i ricordi. Voi da che parte state?
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2 days ago
Come in un film noir, l’ultima collezione Cruise di @dior è stata tutto un gioco di ombre tanto da finire anche stampate su un cappotto. All’inizio c’erano solo un paio di lampioni e i fari accesi delle decappottabili installate nella nuova ala del LACMA, ma ad un certo punto un cappotto ha gaslightato tutti. Sembrava che i riflessi di luci e ombre lo illuminassero ma poi a posteriori tutti si sono accorti che le ombre erano stampate — e andavano in una direzione diversa rispetto alle luci dello spazio. Con questa stampa il capo è diventato subito il costume di un film, quello che indosserebbe un personaggio di un thriller mentre lo intravediamo dietro le tapparelle abbassate di una finestra, proprio come la luce riflessa su una parete della location. Così oltre al cappotto con le ombre stampate, anche il resto della collezione si è giocato in un riflesso continuo: a proiettare le loro ombre c’erano i cappelli di @philiptreacy che recitavano Dior e Flow, ma anche i vestiti fluttuanti e le frange. Ovviamente è tutto voluto: Christian Dior ha avuto un lunghissimo rapporto con Hollywood e le sue attrici. Oltre ad aver curato i costumi di moltissimi capolavori, il designer ha sempre vestito famosamente dive come Grace Kelly, Elizabeth Taylor, Ava Gardner e Marlene Dietrich. È quest’ultima che pronunciò la celebre frase “No Dior, no Dietrich” prima di accettare una parte nel film Stage Fright (1950) di Alfred Hitchcock. Il mood della collezione, piena di ombre, si lega direttamente ad altri film che dagli anni ’40 ai ’60 Dior aveva “vestito”, da No Highway in the Sky (1951) a Charade (1963) con Audrey Hepburn.
21.9k 38
2 days ago