Da un po' di tempo a questa parte mi rammarico per la mia pessima memoria. Dimentico tutto, a volte molto facilmente, e me ne dispiaccio in maniere sempre diverse, a volte profondamente. Rimangono vividi ricordi legati a persone importanti, a volte piacevoli, a volte spiacevoli, poco importa; ma sono gli unici a cui mi attacco per credere che un po' di memoria mi sia stata donata e non è tutto perduto. Dei libri, purtroppo, rimane la memoria emotiva, ma non quella legata ai nomi dei personaggi, alle storie raccontate che, dopo pochi mesi, sono già baluginanti. Mentre oggi finivo di leggere "La mia famiglia e altri animali" mi rammaricavo del fatto che tra un po' dimenticherò questa storia incredibile, di questo bambinetto che a tratti ho stimato, a tratti ho invidiato, per temerarietà, caparbietà, ingegno e fantasia e, con lui, la carovana che si porta appresso. Ma non è di lui che ho paura di dimenticarmi, ma di Theodore, questo personaggio all'apparenza goffo che non guarda in faccia Gerry quando gli parla, le cui conversazioni sono tutte spezzate dagli "ehm, si", ma estremamente colto e di un'ironia che ha scaturito delle sonore risate che penso abbiano sentito in molti nel palazzo. Ogni volta che interveniva con un aneddoto sapevo che avrei riso, un'assicurazione che non tutti i libri ti donano. Chissà se tra sei mesi ricorderò il suo nome, spero di ricordare almeno uno dei motivi per cui ho riso, forse le risa in sé rimarranno appiccate al cervello almeno un anno; chissà che scrivendo questa cosa, la mia memoria non mi conceda una proroga.
"Costruire la natura, stampare la natura, fotografare la natura, artificiare la natura, camminare per la natura artificiata: creatori del fittizio, un vanto di plastica colorata di verde con qualche tocco di giallo, imitare la natura, chiudere la natura.
Chiuderla: perché l’appendiamo a parete, ma quando la chiudiamo ci diamo l’opportunità di guardarla e contemplarla dopo averla riprodotta ancora una volta, come sempre siamo tentati di fare, perché non possiamo farne a meno.
Nessuna delle volte in cui ho utilizzato il termine natura ha avuto a che fare con la natura, nove volte in quattro righe e continua a essere artificiale, anzi è più artificiale di prima: ingabbiata.
Ingabbiarla: perché ogni spazio chiuso ci appare come una possibile gabbia, ma pensiamo anche a un osservatorio possibile, così come ci appare quello astronomico, che nel soffitto ci presenta le costellazioni e noi tentiamo di capire le stelle in quel microcielo".
(Segue)
Da "Artificiare la natura", di Francesca Greco, per "Interno verde", mostra a Ex Maglierie Mirella, 16 maggio-29 giugno 2025.
Opening: 16 maggio dalle ore 18
Aperture: giovedì h. 20,30-23, sabato e domenica h. 15-19.
Interno verde
Un picnic nel libro “D’après nature” di Stefano Canetta, con interventi di Valentina Bobbo @valentinabobbo Massimo Pugliese @massimopugliese_ e Giorgio Barbetta @bigeorg
A cura di Ex Maglierie Mirella:
@bigeorg@paolobianchi_f16@pietrobelotti6@stefanocanetta@fran.gre@fotodellalaura@giuliamoscheni
Selfself Books presenta SICILIE.
libro di @fralgeri a cura di @fotodellalaura e con il contributo curatoriale di @fran.gre
Con il supporto di @lomographyitalia
Due eventi in Sicilia, nelle città di Catania ( 22 maggio da @flow.spazio ) e Messina ( 24 maggio da @colapescelibrigustiidee ), che uniranno un momento esperienziale di sviluppo tramite il nuovo strumento Lomo Daylight Developing Tank con un workshop esclusivo, seguito dalla presentazione ufficiale del libro.
🔗𝗹𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗼🔗 Per informazioni sul programma e candidarsi al workshop
🇬🇧
Selfself Books presents SICILIE.
a book by @fralgeri edited by @fotodellalaura and with the curatorial contribution of @fran.gre
With the support of @lomographyitalia
Two events in Sicily, in the cities of Catania ( 22 May at @flow.spazio ) and Messina ( 24 May at @colapescelibrigustiidee ), which will combine an experiential moment of development using the new Lomo Daylight Developing Tank with an exclusive workshop, followed by the official presentation of the book.
At 🔗𝗹𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗼🔗 for programm information and to apply for the workshop
Oggi, ho baciato la copertina di un libro dopo averlo finito. Un libro che mi ha straziata e, d'istinto, senza pensare: l'ho baciato sussurrando un grazie. Oggi, Valeria mi ha scritto: "tu hai mille vite perché leggi tanto" e io le ho voluto particolarmente bene per avermelo detto, perché solo così, con lo sguardo di chi mi conosce, mi sono riconosciuta "una che ha mille vite perché legge tanto" e oggi la mia vita è stata anche un po' quella di David e Giovanni, e un po' quella di Hella. E lo strazio che ho provato era uno strazio loro e nostro, nostro e loro e mi rimarrà attaccato, anche se si sta mescolando allo strazio di Dantès che è ancora in prigione; ma ne sto vivendo anche la gioia di un ipotetico ritorno alla libertà, libertà che so già lo ingabbierà in una cella solo più grande. Quindi i miei giorni si comporranno di celle da cui uscire e da lasciarsi alle spalle, tentando di trovare uno spazio sempre più grande, forse ancora cella, ma con la possibilità di essere riscaldata dal sole; cosa che spero per me e per Dantès.
[Ma soprattutto mi chiedo: davvero sono stata 32 anni senza leggere Il conte di Montecristo?]
Su @tuttequellecose trovate i testi che Giulia e io abbiamo dedicato al bellissimo lavoro di @pietrobelotti6 che trovate da @exmaglieriemirella fino al 28 febbraio. 3x3 chiuso semiaperto aperto è il titolo della mostra, da terra a cielo il titolo del mio testo.
Grazie @giovannagammarota per averli apprezzati e pubblicati. È bello che trovino nuove case.
Grazie @giuliamoscheni ché parolare in due è sempre più bello.
E @bigeorg e @fotodellalaura che sempre si immergono nei deliri.
Cerco di ridefinire i tratti della mia Sicilia, ancora dopo 32 anni sono tratti incerti, che dubitano. Il mio senso dell'orientamento mi ha sempre tradita, ho problemi con i punti cardinali, ma so che il Sud è quello a cui tendo; non è qualcosa che so spiegarmi, se non nel fatto di esserci nata (ma ci sto ragionando eh, non è così facile). A questo si aggiunge la questione isolana, che mi consente di percepirmi isolata, circondata dal mare, nonostante sia nata nell'entroterra e il mare non lo veda nemmeno dalla mia finestra. E quindi tratti incerti, Sicilie immaginarie, Sicilie che riscopro, che forse la vera epifania sta nella riscoperta e non nella scoperta. In una delle mie Sicilie inventate Palermo è casa mia e arancino si dice arancina perché è una piccola arancia (prese di posizioni evidentemente epocali), il mare è a un tiro di schioppo da me, il tetto di casa è affrescato ma scrostato, le porte cigolano e la città fa rumore. Nell'altra vivo in mezzo al nulla ma rigorosamente con il mare davanti e la montagna dietro. In tutte, le parole sono sempre un miscuglio strano tra un italiano forbito e un siciliano antico, che si parla con lo zì totò al bar sotto casa.
Niente da mettere in lista, che di liste nella vita forse ne ho spuntate, per intero, un paio. Niente da augurarsi se non il riposo languido, appoggiati a una pietra, con gli occhi al rosmarino (?). Di ansie siamo circondati pensando di dover raggiungere apici che ci permettano di comprare quattru ruecciuli (che mi sento di tradurre con quattro minchiate) - gioco in cui io stessa cado - nessuna martirizzazione.
Richiederei il tempo della stasi, che non intrappola, ma che piuttosto libera. Che aiuta a valicare vulcani per raggiungere disperatamente libertà delle più svariate: quella a cui più tengo è quella immaginativa che deriva da immagine; vorrei se ne presentassero molte, di immagini, e spererei che la maggior parte possano essere senza un senso chiaro, per nutrire ricerche di cui non sapevo di avere bisogno.
Quella che posto oggi, di immagine, è Ingrid Bergman in Stromboli (Terra di Dio), un film di Rossellini del 1950. E non è che ci sta la voglia di essere una brava che si guarda i film impegnati: è proprio l'espressione che le voglio rubare.
(sono tornata a fotografare delle cose)
Un tentativo assolutamente incompleto di descrivere queste ultime settimane.
Partendo dalla cosa più significativa: la scritta valigia sulla mano chè già ai primi controlli la stavo lasciando in aeroporto.
Quindi: dimenticanza, ricordanza, cose viste dall'alto, di fronte, di spalle. Cose raccontate e regali importanti (@flavialc94 che in mezzo a una sala barocca mi dona l'anello anelato per due anni); ma soprattutto (sopra a tutto) cose fatte insieme alle persone che fanno la mia vita, cioè che la compongono con quella gioia che a volte è difficile procurarsi in solitudine [vedi ultima foto].
L'inaugurazione è sempre un momento bellissimo, la fine di un percorso - in questo caso di un anno - la soddisfazione di vedere qualcosa che hai pensato: concretizzarsi.
Eppure la parte che ho sempre preferito è il come ci si arriva; momenti con picchi di follia non indifferenti, errori da correggere, misure nuove da prendere, confronto con lo spazio che prende vita e cambia le idee che avevi in mente; e insieme le chiacchiere, le gioie del sole mattutino che cambia l'umore, la condivisione delle idee. È tutto sempre così bello e pieno, che mi meraviglia ogni volta - e io questa capacità di meravigliarmi non la voglio perdere.
Di questo progetto hanno fatto parte così tante persone che ancora non ci credo, eppure questa è una cosa che a Peccioli succede facilmente, ci si unisce per uno scopo e lo si porta a termine; nonostante le solite montagne russe.
Grazie a tutte e a tutti, per l'opera, ma soprattutto per la comunità in cui ogni volta ci trasformiamo.
E grazie @edwardraneri@celo1studio per questo progetto e opera meravigliosa!
@peccioliturismo@belvedere.spa@nicopanizzi
Antonio Cortese
@elipiludu (che te lo dico a fare?)
Simone Lupi