A settembre siamo volatə in Gambia, a Banjul, accompagnatə dal nostro fixer
@fabu_370 , per raccontare la migrazione attraverso le voci delle madri di giovani che sono partiti per l’Europa.
Dalla costa di Senegambia, passando per Farafenni al confine con il Senegal, fino all’estrema provincia di Bassè abbiamo attraversato il paese per parlare con Aminata, Madou, Mariama e Adama. Quattro donne accomunate da una caratteristica: più o meno dieci anni fa i loro figli maschi hanno scelto di intraprendere la backway, la rotta che dal Gambia attraversa Senegal, Mali per poi passare attraverso il Niger e la Libia, ultime tappe prima di attraversare il Mediterraneo - che loro chiamano “the river” - per arrivare in Europa. A spingerli è il desiderio di assicurare alle loro famiglie un futuro migliore, il desiderio di incontrare un destino diverso e di poter dire di avercela fatta in una dimensione di reciprocità con le proprie famiglie. Ma la migrazione cambia inevitabilmente i legami familiari, i rapporti tra madri e figli, e modella le speranze e le aspettative che ognuno dei nostri protagonisti ha per se stesso e per i propri cari.
Tornatə in Italia siamo approdate a Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, in Sicilia, dove vivono Lamin, Ibraima e Abdou. Alcuni dei loro figli a cui abbiamo chiesto di raccontarci a loro volta i motivi del viaggio, il rapporto con le proprie madri, l’aspettativa di vivere finalmente in Europa, in Italia.
La migrazione ha cambiato molte cose, compresa la visione dell’Europa, non più un destino ma quasi un luogo intermedio, di passaggio, fino al prossimo incontro con la fortuna. A Palermo abbiamo poi incontrato Mustapha Jarjou attivo nelle numerose organizzazioni per il diritto alla mobilità del capoluogo siciliano. Per alcuni gambiani vale la pena tornare a casa, anche se è difficile, anzi anche se “è una rivoluzione”.
Con questo racconto abbiamo cercato di restituire una parte di queste lunghe giornate fatte di chiacchiere e condivisioni, consapevoli che la complessità di queste storie non si esaurisce in un articolo e la strada verso la comprensione è ancora lunga.
Trovate il reportage su
@irpimedia e al link in bio.