il 9 giugno 2023, negli spazi di Contrada Torino, per la prima volta aperti alla città di Torino, @murazziditorino in collaborazione con @paratissima e @magazzinosulpo_murazzi ospita “Paratissima Factory Murazzi – The Exhibition”, la mostra di restituzione finale delle residenze d'arte di Paratissima Factory presso i Murazzi. A collegare idealmente i vari luoghi dei Murazzi, alcune opere di Daniela Di Lullo vengono esposte all’interno degli spazi di @capodoglio_murazzi (Murazzi lato destro) e Magazzino sul Po (Murazzi lato sinistro).
Can our humanity save humanity?
@danieladlullo
Can our humanity save humanity? è il risultato di una ricerca fotografica portata avanti grazie all’archivio storico della città di Torino. L’artista interviene sulle stampe fotografiche, tagliando ed eliminando le figure fino ad ottenere i particolari desiderati: passaggio cruciale nella trasposizione ragionata dallo spunto fotografico al dipinto, che segna lo spazio della libera creatività e dell’interpretazione. Le fotografie selezionate vengono ritagliate, ingrandite, incollate e rielaborate attraverso la pittura che permette di aggiungere particolari ed estrapolarle dal contesto.
Colori forti e luminosi a riempire il grande vuoto che circonda le figure, assenze ricreate con la pittura acrilica che simboleggiano ricordi di presenze passate. Voglia di comunità e condivisione tra il passato dei Murazzi e il presente. Si parla di qualcosa che c’è stato e non c’è più, del bisogno di sentirsi ancora parte dell’umanità, del bisogno di esserci e sentire lə altrə.
A cura di @arianna_sollazzo e @giuditta.mottura
🙏 @__elenacasale@plx_lines@darious______@untraitdunion
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Zombie Filosofico
Art Director Cristallo Odescalchi
A cura di @alessiasimonetti__@rosticceria__m Bracciano
dal 26 aprile al 24 maggio 2026
Inaugurazione: 26 aprile 2026, ore 18:00
Dal 26 aprile al 24 maggio 2026, lo spazio @rosticceria__m presenta Zombie Filosofico, una mostra collettiva ideata da Cristallo Odescalchi e curata da Alessia Simonetti.
Il progetto indaga il concetto di “zombie filosofico”, formulato nell’ambito della filosofia della mente: un essere indistinguibile dall’umano sul piano comportamentale e fisico, ma privo di coscienza e della capacità di percepire attraverso i sensi, provare sensazioni, emozioni, piacere e dolore. Un paradosso che incrina la fiducia nell’evidenza del reale e interroga il rapporto tra apparenza e interiorità.
La mostra presenta le opere di Alberto Parres, Carolina De Cesaris, Daniela Di Lullo, Diana Pintaldi, EPVS, Gulia Lusikova e Irene Machetti, artisti che attraverso linguaggi differenti — pittura, ceramica, installazioni, video, performance e fotografia — esplorano il confine tra esperienza vissuta e rappresentazione, tra presenza e simulacro.
Al centro della riflessione si colloca il rapporto tra mondi interiori: uno autentico, uno riflesso e uno simulato. In questo scenario, la nozione di rappresentazione si lega al principio formulato dal filosofo e studioso del linguaggio Alfred Korzybsky — “la mappa non è il territorio” — secondo cui percezione, linguaggio e credenze (la “mappa”) non coincidono mai pienamente con la realtà oggettiva (il “territorio”). Le rappresentazioni mentali sono infatti versioni filtrate e semplificate del mondo reale; tuttavia, quando il simulacro raggiunge un elevato grado di verosimiglianza, può apparire così convincente da rendere indistinguibile la mappa dal territorio stesso. Nel contesto della mostra, questa tensione viene esplicitata: la mappa coincide con il simulacro, mentre il territorio è l’essere umano.
@proyecto_empegno@_struttura_@cristallo_o@interno11a@alessiasimonetti__@alberto_parres@danieladlullo@dianapintaldi@lamedusa_ceramica@epvs@lusikova_art@irene_machetti
(un)spleen II
oil on canvas
2025
1. /2. Gerry - 2002 Gus Van Sant
(un)Spleen affronta, attraverso la pittura, una riflessione radicale sulla condizione umana contemporanea. Il monocromo, tradizionalmente inteso come grado zero della pittura, diventa qui un orizzonte attivo, un campo di tensione che non fa da sfondo ma da ambiente inglobante. In questo spazio le figure non si affermano, ma progressivamente si smaterializzano. È un processo di disincarnazione che trasforma l’umanità in eco, impronta, residuo fragile ma ostinato.
Il titolo (un)Spleen evoca la perdita della milza – organo associato alla malinconia di baudeleriana memoria – come metafora di una privazione essenziale: la mancanza di radicamento, di peso, di interiorità. Dove non c’è più “milza”, resta un vuoto che è anche sospensione, luogo di transito tra presenza e sparizione. In questa visione, la pittura diventa meditazione visiva sul destino dell’uomo: dall’individuo incarnato al segno dissolto, dalla carne al monocromo, dal corpo al paesaggio che lo ingloba. Questi lavori si configurano come un requiem silenzioso per la materia, ma aprono anche a un’altra possibilità: quella di pensare il dissolvimento non come fine, ma come metamorfosi. In una prospettiva panteistica, la perdita di consistenza diventa ritorno al tutto, fusione con la natura, riconciliazione con l’orizzonte che ci accoglie. Così, l’ombra non è solo testimonianza di assenza, ma anche promessa di unione.
(UN)SPLEEN
Daniela Di Lullo soloshow
a cura di Bianca Catalano
Palazzo Cojari di Fivizzano
25/28 settembre 2025
Direzione artistica di Delfina Giannattasio
Il percorso espositivo di (un)Spleen raccoglie le opere di Daniela Di Lullo che affrontano, attraverso la pittura, una riflessione radicale sulla condizione umana contemporanea.Il monocromo, tradizionalmente inteso come grado zero della pittura, diventa qui un orizzonte attivo, un campo di tensione che non fa da sfondo ma da ambiente inglobante. In questo spazio le figure non si affermano, ma progressivamente si smaterializzano. È un processo di disincarnazione che trasforma l’umanità in eco, impronta, residuo fragile ma ostinato.
Il titolo (un)Spleen evoca la perdita della milza – organo associato alla malinconia di baudeleriana memoria – come metafora di una privazione essenziale: la mancanza di radicamento, di peso, di interiorità. Dove non c’è più “milza”, resta un vuoto che è anche sospensione, luogo di transito tra presenza e sparizione. In questa visione, la pittura diventa meditazione visiva sul destino dell’uomo: dall’individuo incarnato al segno dissolto, dalla carne al monocromo, dal corpo al paesaggio che lo ingloba.Le opere di Di Lullo si configurano come un requiem silenzioso per la materia, ma aprono anche a un’altra possibilità: quella di pensare il dissolvimento non come fine, ma come metamorfosi. In una prospettiva panteistica, la perdita di consistenza diventa ritorno al tutto, fusione con la natura, riconciliazione con l’orizzonte che ci accoglie. Così, l’ombra non è solo testimonianza di assenza, ma anche promessa di unione. La mostra è stata inserita nel programma della Lunigiana Skyrace.
@palazzocojari@biancacatalano@delfinagiannattasio@domingo_c_@lunigianaskyrace