“L’arte in prima persona”, in occasione del 17 maggio “Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia”, propone l’intervista di @sabinomariafrassa a Paola Pivi.
Come scrive Frassà “l’artista invita a tornare al nucleo più profondo dei diritti: non rivendicazioni settoriali, ma condizioni universali dell’essere. Diritti che non riguardano “qualcuno”, ma tutti; che non si difendono a turno, ma insieme; che chiedono il riconoscimento della libertà di esistere, amare e appartenere. In questa prospettiva l’opera di Paola Pivi si rivela pienamente politica, senza mai farsi ideologica: la politica non entra come tema dichiarato, ma come metodo.”
“Il mio lavoro è intrinsecamente politico: lo percepisco a livello epidermico”, racconta l’artista.
Il progetto socio-editoriale “L’arte in prima persona”, realizzato da @cramum in collaborazione con @schiavispa , dà così voce all’arte che sa diventare spazio civico, capace di spostare lo sguardo senza imporre una tesi.
Immagini: Fotografia di Claire Dorn Courtesy l’artista e Galleria Perrotin
✨ La libertà di esistere non riguarda qualcuno.
Riguarda tutti.
Paola Pivi è la protagonista del nuovo approfondimento de “L’arte in prima persona”, il progetto socio-editoriale promosso da CRAMUM e Schiavi S.p.A. sotto la direzione di Sabino Maria Frassà.
Ne nasce una lunga intervista-racconto costruita nell’arco di 18 mesi, tra Alaska, Hawaii, Canada ed Europa: un dialogo intenso che attraversa arte, identità, diritti e libertà di esistere.
«Mi piace l’arte che è decorazione per l’anima.»
In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, questo nuovo capitolo invita a tornare al nucleo più profondo dei diritti: la libertà di esistere, amare e appartenere.
Un sincero ringraziamento a @massimodecarlogallery@perrotin
Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese ha presentato Performa Cavalese con protagonisti tre artisti trentini: Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Demitri Morandini. Tre ricerche diverse, tra video, pittura, installazione e pratica performativa, hanno trasformato il museo in uno spazio vivo di incontro e partecipazione.
Il progetto, a cura di Elsa Barbieri, si è ispirato alla biennale newyorkese Performa ed è nato dal desiderio di interrogare ciò che resta della performance: il rapporto tra effimero e memoria, tra realtà e rappresentazione, attivando un coinvolgimento diretto del pubblico.
Tra gli artisti anche @johannesbosisio (1994), che ha costruito un dialogo tra pittura, scultura e immaginario digitale. Le opere, tra figurazione e astrazione, hanno messo in scena uno scarto percettivo capace di riflettere le trasformazioni sociali e tecnologiche. Il suo lavoro ha generato un cortocircuito visivo che invita il pubblico a interrogarsi sul proprio tempo. Nell’ambito del progetto, con la presenza della curatrice Eleonora Castagna, l’artista ha condiviso in collegamento da Berlino un momento di confronto sulla propria pratica...
@museoartecontemporaneacavalese
Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese ha presentato Performa Cavalese, in programma fino al 3 maggio 2026, con protagonisti tre artisti trentini: Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Demitri Morandini. Tre ricerche diverse, tra video, pittura, installazione e pratica performativa, hanno trasformato il museo in uno spazio vivo di incontro e partecipazione.
Il progetto, a cura di Elsa Barbieri, si è ispirato alla biennale newyorkese Performa ed è nato dal desiderio di interrogare ciò che resta della performance: il rapporto tra effimero e memoria, tra realtà e rappresentazione, attivando un coinvolgimento diretto del pubblico.
Ad aprire il progetto è stato Leonardo Panizza (1988), con un intervento che ha messo al centro la vitalità della natura e la sua capacità di sottrarsi alle costrizioni umane. Il museo si è trasformato in un ambiente vegetale, tra piante e vasi utilizzati anche come dispositivi di proiezione. Nei video la natura è irrotta nello spazio urbano, mentre lavori come Venezia–Mestre e Paesaggio a Grizzana hanno interrogato lo sguardo e la percezione, tra documentazione e costruzione.
@museoartecontemporaneacavalese@zerodati
Domani conclude Performa Cavalese Angelo Demitri Morandini (1975), con una riflessione sul linguaggio come sistema instabile in cera, attraversate da dati e segni, vengono trasformate dal fuoco, mettendo in scena il momento del collasso come spazio di metamorfosi. Il percorso include anche una macchina cinetica che rilegge un oggetto quotidiano, sottraendolo alla funzione per aprirlo a nuovi significati, e un’installazione modulare che può separare o unire lo spazio. Il progetto si completa con un momento di confronto pubblico dedicato al rapporto tra idea e azione.
PERFORMA è un progetto del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese a cura di Elsa Barbieri, che si ispira alla biennale newyorkese Performa e nasce dal desiderio di interrogare ciò che resta della performance: il rapporto tra effimero e memoria, tra realtà e rappresentazione, attivando un coinvolgimento diretto del pubblico.
PERFORMA CAVALESE — atto finale
Il progetto si conclude sabato con la performance di Angelo Demitri Morandini, a cura di Elsa Barbieri.
Nel frattempo, le sue opere sono esposte al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese: una ricerca che indaga il linguaggio come sistema instabile, tra materia e trasformazione. Superfici in cera attraversate da segni e dati vengono alterate dal fuoco, mettendo in scena il collasso come momento generativo. Tra gli interventi, una macchina cinetica che rilegge l’oggetto quotidiano e un’installazione modulare capace di ridefinire lo spazio.
Performa Cavalese (fino al 3 maggio 2026) ha visto protagonisti tre artisti trentini — Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Morandini — trasformando il museo in uno spazio vivo di incontro e partecipazione.
Ispirato alla biennale newyorkese Performa Biennial, il progetto nasce per interrogare ciò che resta della performance: tra effimero e memoria, realtà e rappresentazione. Un dispositivo aperto che attiva il territorio e il pubblico, costruendo nel tempo un appuntamento dedicato alle ricerche emergenti.
#ArteContemporanea #PerformanceArt #museo
Cosa pensate del pensiero di Sougwen Chung che ha raccontato la sua ricerca a @sabinomariafrassa ?
“Nel mio lavoro l’imprevisto nasce da una relazione: dal momento in cui un agente non umano smette di essere un esecutore e diventa un interlocutore, con un proprio ritmo, un proprio corpo, una propria inerzia.” Spiega l’artista che è in mostra palazzo Citterio di Milano con una delle sue installazioni (immagine di copertina).
@sougwen@studioscilicet
L’arte ai tempi dell’alienazione e dell’automazione/autismo sociale nell’intervista completa su Linkiesta Etc, online.
In occasione dell’articolo di @sabinomariafrass à su Linkiesta dedicato a @sougwen ripostiamo il #reel What is drawing in the 21st century when confronted with new technologies? Can mark-making manifest the tensions these new tools pose to traditional forms of image making? How does history affect one’s practice and how can materials manifest these personal and historical relationships? @artxcode.io@artbasel@studioscilicet@opensea