Ho iniziato a studiare le ninne nanne perché mi trovavo a casa nella capacità dei loro ritmi rassicuranti di evocare mostri. In cinque anni di ricerca indipendente, altalenante, incastrata, indipendente, mai semplice ma sempre capace di sorprendermi ho capito che non era una casa solo per me.
Che c'erano migliaia di corpi stremati prima del mio che, in questo momento di invisibilità sociale, hanno trovato lo spazio di raccontare la propria storia, la propria rabbia. Le voci così lungamente dimenticate dai libri di storie si passavano le loro narrazioni nelle camere da letto. Sussuravano: ninna nanna che tu crepi.
Questo percorso straordinario è stato un lento, benefico riabbracciare la genealogia a cui appartengo, ma anche le sorelle del futuro. Tra i tanti significativi incontri, quello con
@nathalieongg artista e musicista di Marsiglia, anche lei grande raccoglitrice di ninne nanne, scavate dagli archivi o registrate nelle scuole dell'infanzia della sua città.
Incontro reso possibile grazie all'intercessione di Elise Petite, professoressa di musicologia dell'università di Grenoble e tra le prime persone ad aver dato spazio alla mia ricerca.
L'incontro con Nathalie è stato preziosissimo non solo per le bellissime conversazioni nel suo appartamento turto blu, ma anche perché lei, insieme a
@rouliette_delapampa e
@brother_ralph , hanno tradotto questi studi in una composizione originale, che parla al mondo meticcio che abitiamo insieme. Sentirli esibirsi a
@lembobineusemarseille è stato come sentir cantare migliaia di corpi. Tremare tutte le voci che avrebbero potuto essere dimenticate.
Merci, mes amis
E grazie
@violaboga , splendida compagna di moltissimi viaggi già fatti e ancora da fare