Con circa due mesi di ritardo riesco finalmente a condividere con voi il cuore della performance “Mi sono scordata di dirti che” (2023), l’interruzione, ma anche l’unione.
~ La performance è stata realizzata all’interno di “Tropismi della memoria” per dare nuova vita ai ricordi del Rastrellamento del Quadraro.
Come, e grazie al, quartiere, siamo stati anche noi una grande famiglia, e ringrazio ancora tutti per la preziosa partecipazione; in primis Vanda, Marianna e il suo condominio, Paolo, il mio team.
📹 @fathiproducts
(& me)
Irene Machetti, In Signum Veri Amoris, 2024 - Participatory performance in III acts.
Opening of Austin Young/Fallen Fruit, The Marriage of The Sea, 2024 @ The Pool NYC
ACT II - The public lines up in the hallway, as if in a Catholic procession, to receive a golden almond: a host that encloses all the splendour of Venice, the wedding ring, the golden basilica. It’s a lost beauty, now polluted, covered with a black veil.
Can Venice still be defined as ‘the golden city’? In ancient times, the St Mark’s Basilica shone so bright that is was called the Golden Church. It was also a metaphor for the town itself, so powerful, so beautiful, so mysterious.
And yet, if we look at contemporary news, we mainly find naked tourists bathing in the polluted canals, strangers biting a sandwich sitting on the benches of the Golden Church, water rising to the point of exploding.
I gave people a golden almond, symbol of the Eucharist that precedes the marriage and also of Venice itself, the gilded city. Yet, the almond was covered in carbon, as if polluted, and it left a black mark on anybody who ate it.
We are all accomplices in Venice destiny.
@austinyoungforever@fallen_fruit@thepoolnyc
📸 @mariarosce.official
Un giardino di contrasti tra cura e veleno.
“Plato’s Pharmacy” è l’installazione edibile creata dalla food artist Irene Machetti in occasione della terza stagione di ART DINERS - MITO.
Ispirata alla misteriosa parietaria, in sinergia con l’opera “The Pellitory Study / The Collector’s Archive” di Catriona Gallagher, l’installazione ha condotto il pubblico attraverso un percorso sensoriale, trasformando un terreno imbevuto di caffè in un giardino in cui ogni ingrediente ha rivelato strati di significato e di gusto in contrasto tra loro. Quest’ambiguita, presente tanto nella parietaria di Gallagher quanto in “Plato’s Pharmacy” di Machetti, si ispira qui negli scritti eponimi di Jacques Derrida.
L’evoluzione dal vivo di questo capolavoro commestibile ha incantato gli spettatori, svelando progressivamente la complessità dei sapori: dall’acidità delle uova sott’aceto all’aroma agrodolce delle sfoglie di erbe sacre; dalla crema di barbabietola allo spray di grappa allo zenzero, culminando nel delizioso gelato alla foglia di fico e nel sorbetto al cioccolato e rosmarino, serviti con un leggero tocco d’olio d’oliva.
#artdiners #roma #sanlorenzo #contemporaryart #performanceart
Crediti fotografici @vaverza
Tag: @ale.zimo@_nene________@martagau17@arianne__@sanlorenzoartdistrict@britishschoolatrome@britishcouncil@lore_sanlorenzo_
Artists looking at artists | o come Rothko ha preso a piene mani le regole della contemplazione e le ha fatte sue, studiando alla perfezione le sue tele e le modalità di fruizione
Simply go see it, cause no words can compare to the “basic emotions” Rothko gets to.
Rothko più di chiunque altro scappa dalle definizioni e sopratutto esige, anche per sua scelta quasi programmatica, che la sua arte venga contemplata (possibilmente in silenzio, ma se come me amate il caos o il rumore penso vada bene lo stesso, basta saper creare un contatto).
Per me è sempre stato uno dei più grandi, uno di quelli che pensava una cosa delle sue opere e poi ti ci catapultava dentro, senza tante parole.
Grazie come sempre a @air_mat94 , a @giuseppecot e a tutta la ciurma che ci unisce ❤️
@palazzostrozzi
“È bene intendersi subito: io sono uno scultore e non un ceramista. Non ho mai girato al tornio un piatto nè dipinto un vaso. Ho in uggia merletti e sfumature. Le delicatezze e le prelibate cotture dei «Copenaghen» mi arnoiano. E lo stesso dico per tutti i servizi di Sevrèes, porcellane biscotti ceramiche maioliche.
Aborro i mistici della tecnica. Con la tecnica prodigiosa dei Sevrées e Copenaghen si arriva a soddisfare il gusto delle signore e dei collezionisti. È una specie d’estasi delle cose fragili e del mezzo tono. Io cerco altro.
Durante la lunga permanenza nei laboratori di Sevrées ho ricercato e studiato la forma, l’espressione della forma. […] La mia forma plastica dai primi agli ultimi modelli non è mai dissociata dal colore. Le mie sculture sono state sempre policrome. Colorivo i gessi, colorivo le terrecotte.
[…] Alghe, farfalle, fiori, coccodrilli, aragoste, tutto un acquario pietrificato e lucente. La materia era attraente; potevo modellare un fondo sottomarino una statua o un mazzo di pelli e imprimere un colore vergine e compatto che il fuoco amalgamava. Il fuoco era una specie di intermediario: perpetuava la forma e il colore.
Dopo l’acquario e i fiori minerali modellai busti, maschere, metamorfosi: le mie donne dalle facce d’oro fecero il giro delle gallerie italiane. Si parlò di ceramiche primordiali. La materia era terremotata ma ferma.
I critici dicevano ceramica. Io dicèvo scultura.
Lo spartito plastico si arricchì di motivi botanici e marini ma la forma seguì il corso e le oscillazioni di quei ritmi che mi si andavano formando dentro con una tempestività che non ammetteva vagheggiamenti.
E quando da Albisola passai alle Fabbriche di Sevrèes e modellai nuove conchiglie e scogli e polipi e figure e stranissimi animali mai esistiti, le mie ricerche plastiche continuarono senza lusinghe; gli smalti reali mi annoiarono; portai nei laboratori che avevano servito le tavole di tutti i Luigi di Francia un minotauro al guinzaglio che dava cornate ai cestini di porcellana e alle allegorie di biscotto. Questo non lo dovevo dire; sono cose che bisogna farle dire agli altri. Un’altra volta, forse, sarò più modesto.”
LUCIO FONTANA
L’8 maggio non è stato solo il giorno della fumata bianca: a Roma, via dei Coronari si è accesa di musica, arte e performance.
Un corteo fatto di suoni, forza espressiva e gesti da condividere.
Con Baronato Quattro Bellezze, le percussioni di Criansa e l’intervento di food art di @_nene________ , che ha intessuto parole e memorie sul pane, ispirandosi a storie nascoste nei fili e nelle parole.
Un’azione collettiva che ha celebrato l’espressione libera, nel cuore del Rione Ponte.
A cura di @vivaproject_ con Artable, con il patrocinio del Municipio I Roma Centro.
@ciao.roma@tulipane.roma@giuliopassamiloliorm@giordanoboettiediton@baronato4bellezze
📸 @deniserosatoph