Viola Ducati

@viola_ducati

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Vi aspettiamo il 23 maggio al festival @labusaconsapevole 🫶 — Grazie ai nostri partner: @amazoniaorg @museosanmichele @viracaojangada @progetto_irene @garn_europe Federazione Riconoscimento Diritti Lago di Garda @la.foresta.rovereto @duegradi.eu @povosonica @podcast.talkingnat  - Media partner
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3 days ago
Ma a mezzodì, quando il sole si trovava proprio sopra la testa di Zarathustra, egli passò dinanzi ad un vecchio albero curvo e nodoso, strettamente abbracciato dal ricco amore di un ceppo di vite […]. Allora Zarathustra provò desiderio di estinguere la sua sete e di staccare un grappolo: ma, mentre stava per distendere il braccio ad afferrarlo l’assalì un altro desiderio ancora più forte: il desiderio di coricarsi ai piedi dell’albero, all’ora del pieno meriggio, per dormire. Questo fece Zarathustra, e appena fu disteso al suolo, nel silenzio e nel segreto dell’erba multicolore, la leggera sua sete si estinse ed egli si addormentò...[…] Ma i suoi occhi restavano aperti - essi non si saziavano infatti di guardare e di lodar l’albero e l’amore del ceppo di vite. E addormentandosi, Zarathustra disse così al suo cuore: «Silenzio! Silenzio! Non divenne forse perfetto il mondo in questo momento? Che dunque m’accadde?» F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra
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12 days ago
Manca solo una settimana all’uscita del podcast e noi NON SIAMO PER NIENTE AGITATI 😬 Ci vediamo venerdì 24 aprile, alle 18.30 al @museosanmichele per parlare di Alpi, Amazzonia e Ande con @ducciocanestrini e Luca Faoro. 🎙️Ci sentiamo venerdì! 🫶 Grazie ai nostri partner: @amazoniaorg @museosanmichele @viracaojangada @progetto_irene @garn_europe Federazione Riconoscimento Diritti Lago di Garda @la.foresta.rovereto @duegradi.eu @povosonica @podcast.talkingnat - Media partner
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1 month ago
Puoi avere un’ottima idea, ma senza un’identità visiva adeguata non vai lontano. Grazie a @violamadau_visual per averci aiutato a dare un volto a “A passi leggeri”, con un’identità visiva fresca e suggestiva, capace di evocare le cime delle Ande, le acque dell’Amazzonia, i profili delle Alpi e i colori dei boschi 🫶 Ci sentiamo presto 🎙️
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1 month ago
Buongiorno primavera. Qualche giorno in bici sull’Appennino tosco-emiliano. Paesi che franano, strade che finiscono, gente che resta. A Barbiana dicevano che la Cultura è sempre egalitaria. Che “l’obbedienza non è più una virtù”. Forse per questo li hanno lasciati soli. Posti che hanno resistito al fascismo, alla modernità, allo spopolamento? Siamo andati piano, siamo andati vicino. Ma certe distanze le ho sentite proprio nette. (Le foto più belle sono di @aerevides )
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1 month ago
Iniziano le olimpiadi invernali. Olimpiadi anti-invernali, post invernali? Pare che le emissioni provocate dalla macchina olimpica siano nell’ordine della distruzione di 34 milioni di tonnellate di ghiaccio. Qualcosa paragonabile all’intero ghiacciaio del Presena. E poi il consumo di suolo, 59 ettari, una volta e mezzo Parco Sempione. Nonostante le promesse di Olimpiadi “leggere” che utilizzassero l’esistente. D’altronde, tra gli sponsor dei Giochi Milano-Cortina 2026 c’è chi produce combustibili fossili come Eni, chi fa armi, come Leonardo, o chi nelle armi ci investe, come banca Intesa San Paolo. E poi Coca-Cola, principale inquinatore di plastica al mondo. Buchi e falle che descrivono un bilancio ecologico ed economico problematico: il 50% delle opere olimpiche non è stata sottoposta a valutazione di impatto ambientale; su 94 opere, 56 hanno una data di consegna successiva alle Olimpiadi. E la bandiera della Palestina, fatta a uncinetto dalle donne del Tesino, cosa c’entra con le Olimpiadi? I Giochi non nascono come macchina economica bensì, 25 anni dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71, per avvicinare le nazioni e permettere ai giovani del mondo di confrontarsi in una competizione sportiva, piuttosto che in guerra. Ecco perché non possono essere un palcoscenico per quei governi che, anziché per la pace, lavorano per la guerra. Ecco perché i Giochi non dovrebbero accettare il doppio standard che consente alla delegazione israeliana, a differenza di altre, la regolare partecipazione, quando Israele solo negli ultimi due anni e mezzo a Gaza ha deliberatamente ucciso oltre 800 atleti e persone del mondo dello sport, e distrutto o trasformato in campi di prigionia il 90% delle strutture sportive. La cerimonia di apertura a Milano ha richiamato il tema dell’Armonia. Quale armonia si impegnano a costruire queste Olimpiadi con l’ambiente, tra le Nazioni e con la popolazione dei territori ospitanti, lasciata ai margini dei processi decisionali e appesantita del debito di grandi opere di dubbio utilizzo?
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3 months ago
Mi piace leggere i vostri elenchi di libri del 2025, perché mettete in condivisione anche il tempo intimo che avete dedicato alla lettura. Pratica silenziosa, anti-produttivista e anti-efficientista, che ci ostiniamo a fare da circa 5.500 anni. Bello. Non tutto è perduto. Allora vi condivido la mia selezione, in ordine di incontro. Ho scelto libri che sono stati soprattutto persone, nuovi numeri in rubrica che sono sicura resteranno attivi. Con L’uomo che resta, @marco_niro_78 ci ha consegnato una storia essenziale come una pittura rupestre. Ci racconta cosa e come ci si possa salvare dalla fine di un’era geologica, di un pianeta o di un mondo. Una boccata d’aria di speranza, fiducia e possibilità. @giacomo.ramingo , con le pagine di Fare quanto e giusto e con le sue parole, ha messo in crisi parecchi aspetti del mio modo di vivere, lanciando una provocazione radicale su cosa significa vivere in comunità: non solo parole ma spazi, soldi, compromessi. Sogni. Per pensare un attivismo più concreto, radicato, territorializzato. E poi @evangelista.emanuela , fonte di tanta ispirazione, che con il suo libro sull’Amazzonia brasiliana ci conduce gentilmente per mano in un mondo che è ancora una frontiera, tutta da esplorare, di persone umane e non umane, visioni del mondo, nature e culture che ci scardinano e forse possono aiutarci. Esiste un mondo a venire? è un saggio che parla di tutti i temi qui sopra: paura della fine, come tornare umani e con i piedi per terra, se valga la pena “amazzonizzarci” e includere altre cosmovisioni, accanto alla nostra così cartesiana e sempre più mortifera. Non ho conosciuto gli autori Deborah Danowski ed Eduardo Viveiros de Castro (è un sogno per gli anni a venire!), ma i traduttori, Alessandro Lucera e Alessandro Palmieri (@alessgreil e @halekverse ): pensatori e uomini d’azione, che stanno tenendo aperto uno spazio di dibattito preziosissimo in Italia. Ah, oltre a tanta gratitudine verso queste persone, grazie anche al Book Club di @duegradi.eu e in particolare alla sua promotrice @verdituttointorno , perché ragionare su alcuni di questi libri in più teste è stato proprio un regalo. Viva la lettura
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4 months ago
E quindi com’è andata la @cop30nobrasil ? Forse non ha raggiunto i risultati sperati e l’Italia non è stata protagonista. @viola_ducati ci racconta come sono andate le cose.
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5 months ago
Belém sei rossa come il vestito e la voce di Sonia del popolo Guajajara, la prima ministra che il Brasile abbia mai avuto per i suoi 305 popoli indigeni. Sei rossa come l’odore dolce della carne bovina a 30 gradi, come le sedie di plastica suoi tuoi marciapiedi sotto i manghi, come le griglie e i baracchini di guaranà che non iniziano e finiscono mai di lavorare. Sei rossa perché sei un fluido corporeo un po‘ erotico un po‘ nauseabondo, come i filtri d’amore Pomba Gira che impregnano le tue notti. E sei rossa perché sei popolare, appassionata e lutadora, il Tesão del mondo scorre nelle tue vene. Ma quindi fare la COP qui è stata una buona idea? Io penso di sì. Chi ha continuato a lamentarsi della logistica e a invocare che si spostasse il summit a Rio o Saõ Paulo non deve aver capito granché dello spirito di questa conferenza e del messaggio che il governo di Lula ha voluto e saputo mandare al mondo e al suo stesso Paese. Le COP sono processi tecnici e per certi versi sterilizzati: Lula ne ha portata una in Parà - uno degli Stati più poveri del Brasile, con la più alta percentuale di popolazione indigena e afrodiscendente e uno dei maggiori tassi di deforestazione a causa degli allevamenti di bovini - e l’ha resa un corpo vivo, in scontro/incontro con il Brasile dimenticato del nord. “Siamo contenti che siate venuti qui, nella nostra città, e l’abbiate vista per come è davvero”. Tutte le persone di Belém con cui abbiamo parlato si sono dette fiere di ospitare la COP e contente dell’accelerazione che ha impresso a molte opere pubbliche. La costruzione di nuovi alberghi? La riqualificazione del porto per le navi e le crociere turistiche? Tutto vero. Ma la marea di volontari e volontarie, dai 18 ai 99 anni, che si sono prese cura degli oltre 55mila partecipanti alla COP, fornendo acqua, indicazioni, coordinando gli autobus, sono l’altra faccia di quel cemento, scomodo, che vorremmo esserci potuti risparmiare. La verità è che la tensione tra sviluppo e sostenibilità, in Brasile come in tante altre parti del mondo, non l’abbiamo ancora risolta.
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5 months ago
C’è un prima e un dopo. Sentire le notizie, vedere le immagini. Poi: incontrare gli sguardi e i corpi. Persone come noi, solo con vite infinitamente più difficili. Qui alla COP gli indigeni non sono venuti per cercare un pubblico mondiale e farsi fotografare con le loro pitture e i loro copricapi, ma per sopravvivere. Perché qui possono portare a casa più risultati concreti di quelli che solitamente riescono a ottenere in lotte lunghe tutta la vita. Venerdì scorso una novantina di persona del popolo originario Munduruku ha bloccato l’ingresso della Blue Zone della COP30. Ha ottenuto la demarcazione delle Terre Indigene Sawré Muybu e Sawré Ba’pim nel Pará e l’impegno da parte del governo federale ad analizzare l’impatto dei grandi progetti infrastrutturali nel bacino del Tapajós. Leusa Munduruku e suo figlio Joani sono finiti sulle prime pagine di tutto il mondo. Oggi tornano a casa loro, a Jacareacanga, al confine tra Parà e Amazonas. Leusa ha 36 anni e 6 figli, “facciamo tanti figli per poter resistere”. Sono lei e le altre donne Munduruku a insegnare la lotta, con i loro canti, le danze, il grido di guerra. Perché per il loro lavoro di protezione ambientale e dei diritti umani sono considerate bandite, criminali. Hanno contro di loro non solo i garimpeiros, i cercatori d’oro illegali che inquinano i fiumi con il mercurio, ma anche le grandi aziende e le autorità locali, che vorrebbero costruire dighe e impianti idroelettrici. La nostra transizione energetica non deve essere la loro. Le emissioni delle città e dei cittadini non possono essere tagliate con l’estrattivismo green nei loro territori. Sta a chi scrive al computer, manda mail dal cellulare, vola per il mondo, ha una casa con acqua calda, aria condizionata e luce h24 capire come cambiare vita e ridurre il proprio impatto. Chi vive nelle foreste, in cima alle montagne, in mezzo ai campi, lungo i fiumi, nella tundra o nella taiga ha solo diritto a continuare a vivere a modo proprio, a casa propria. Foto 3: Il presidente della COP30 André Corrêa do Lago con in braccio Joani, durante le proteste di venerdì scorso, come segno di pace.
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5 months ago
La società civile a questa @cop30nobrasil sta facendo sentire la propria voce, come hanno dimostrato la grande marcia per la giustizia climatica di sabato scorso, che ha portato più di 70mila persone per le vie di Belém, e la Dichiarazione della Cupola dei Popoli, consegnata domenica alla presidenza della COP e al governo brasiliano. Qui il punto di @viola_ducati su cosa è successo alla #cop30embelém🌳
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6 months ago
📣 Ehm, ehm… Interrompiamo momentaneamente le comunicazioni dalla COP, solo per ricordarvi che nell’ultima puntata della newsletter è uscita un’intervista a @viola_ducati ed @emiliano.campisi della @rete_climatica_trentina . Si parla di trasporto pubblico locale, della campagna “Make Tourists Pay”, di giustizia climatica e di attivismo. La trovi al link in bio 👆
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6 months ago