In che modo il merchandise di artisti ed eventi sportivi diventa un mezzo per comunicare chi siamo? E perché desideriamo vestirci come i nostri beniamini? Non è certo un fenomeno nuovo. Nel suo Just Kids, Patti Smith racconta di Sandy Pearlman: «Al centro della sua sensibilità arcana si situava il fervore per Jim Morrison. Sandy gli assegnava una posizione talmente elevata tra i suoi miti da modellarsi a sua immagine», per poi descriverne lo stile e l’abbigliamento. Oggi come allora, è soprattutto un rinnovato desiderio di appartenenza a guidare queste scelte.
Il numero di aprile 2026 di Vogue Italia è in edicola ancora per qualche giorno :) ma questo articolo si legge anche su Vogue.it!
Foto 2: Kimberly Ross per Vogue Italia
Foto 6: Ioannis Kousertari per Vogue Italia
Il 2026 si apre con un articolo a cui tengo particolarmente, dedicato alle sartorie socialmente impegnate che promuovono la circolarità dei tessuti e l’inclusione delle persone nella comunità. Scritto insieme a @pervincabellini e @daniele_comunale , è un viaggio attraverso l’Italia, da Nord a Sud, alla scoperta di realtà capaci di fare davvero la differenza. Per esempio, @madeincarcere è un progetto nato a Lecce che lavora sul reinserimento delle detenute dando al contempo una seconda vita ai tessuti. La start-up di Pistoia @fodyfabrics , invece, risponde a emergenze come lo spreco tessile, la fragilità sociale di chi è considerato “diverso” e il freddo affrontato da chi vive senza una fissa dimora. E non è tutto. “Tessuto sociale” è sul numero di gennaio di Vogue Italia, ora in edicola, e su Vogue.it 🩵
Roma, 18 ottobre 2025.
La terza edizione italiana di Forces of Fashion, la bellezza del lavoro di squadra, i portafortuna che completano il loro corso, le emozioni libere, le conversazioni aperte. Grazie a @messinaloris e @simoneri , che ci hanno ricordato quanto sia importante essere dei sognatori concreti. E grazie a tutte le persone che lo hanno reso possibile.
❤️ @vogueitalia
Foto: @ademasii