Ho combattuto.
Ai 13 succede che mi fanno brutto in 20 (fra cui persone che conoscevo bene, amici) nel parchetto davanti a casa. Ne prendo. Se ne vanno dicendo “sta per piangere dai”, ma davanti a loro non ho mai pianto. Mi ero paralizzato, non capivo l’arroganza, la violenza.
L’anno dopo mi fermano nuovamente, stavolta in 7, io da solo. Ai tempi bastava quello: conosco la faccia, mi sta sul cazzo, lo pigliamo.
Decido però che avrei imparato a difendermi, e mi iscrivo in una palestra di Muay Thai, era circa dieci anni fa. Passo alle MMA, mia vera passione.
Mi alleno per anni, ascolto, ne prendo, ne do. Divento bravino ma scostante con gli allenamenti. L’anno scorso torno a Bologna e il mio coach mi chiede: “vuoi combattere?”. Gli dico che sì, ci avrei provato: ormai avevo aspettato troppo, avevano già trovato un avversario all’altro.
Un anno di allenamenti dopo (comprese due costole e un naso rotto) l’opportunità si presenta nuovamente. Lì mi accorgo di una cosa: so di poterlo fare, ma ho questa paura latente di rimanere immobile, non riuscire a esprimermi, subire e guardare, come tanti anni prima.
Sabato ho combattuto contro un avversario già rodato e nulla è andato come pensavo. Nel primo e nel secondo round decido io il gioco, nello striking, nella lotta e a terra. Inizia il terzo round, vedo uno spiraglio: high kick sinistro e lo posso buttare giù. Lo tiro, scivolo regalandogli la schiena. Mata Leao, batto, ho perso.
L’unica cosa che riesco a fare è sorridere. Bravo lui a capitalizzare quell’unico momento, tutta esperienza per me. Certo manca la vittoria, ma di che stiamo parlando?
Tutte le paure non hanno trovato spazio. Non so, per me questo vuol dire tanto. È stato tanto. Grazie ai miei amici del cuore, venuti a sostenermi. Grazie Bon bon che mi ha ascoltato, spronato e aiutato nel taglio del peso, ❤️. Grazie ai miei coach, i migliori coach che possa desiderare,
@lorenzo_trainer per le MMA,
@maldin_hamzai per la thai e
@giampaolosazzini e Andre per la boxe, grazie per i vostri insegnamenti.