✨WUNDERKAMMER✨ora va nelle vostre mani: il mio primo libro fotografico d’autore, il mio panorama interiore. dopo tre anni di lavoro e dieci di fotografie sono grato verso tutti voi che avete reso possibile un crowdfunding che sembrava —per ovvi motivi, anche storici— difficile da concretizzare.
spero possiate intuire l’amore incondizionato dei miei luoghi attraverso i miei occhi. da oggi, wunderkammer è ordinabile online fino a esaurimento copie.
vvb
progetto grafico e sguardo in divenire: @saraquatela
prefazione: @filippocaon
stampa: @printertrento
altri grandi grazie a: @ale_beber@emanuele.salvagno@stefanoborgogno@simone_g_colombo
rimettere le mani su un archivio che sta crescendo in consistenza significa, prima di tutto, decostruirsi. o forse questa fase di decostruzione era in atto da tempo e bisognava rimettere mano alla propria visione. non lo so, ma guardarsi dall’esterno non è mai facile, soprattutto quando si tratta di un percorso creativo. mi sento fortunato nel poter ripercorrere il mio cammino anche solo così, “ri-presentandomi”, perché per me la fotografia è, prima di tutto, un ricordo.
intravedo una direzione nuova, che però porta con sé una certa paura. ma io non vivo per vivere di certezze; vivo per accogliere quello che di imprevedibile c’è. e per fortuna che c’è. grazie a chi ci è stato, a chi c’è e a chi ci sarà.
occhi, sole, vibra.
tutto quello che serve per catturare quello che c’è, senza interferire.
per @joinaltitude assieme al pgdtit. si, goat suona meglio.
tutto analogico x @adam.ondra 🐐
wunderkammer unpicked: dieci immagini che avrei voluto, ma che è bello pensare di lasciare andare in altre direzioni. un po’ come una playlist sbagliata ma che condividi lo stesso, perché va bene così
in fondo, a me quello che interessa è trovare il modo giusto di fotografare o, forse, di essere un fotografo. al di là di tutti i progetti che richiedono la mia attenzione per motivi lavorativi, cerco di ritagliarmi ogni anno il tempo per seguire visioni che soddisfino per me tre presupposti fondamentali: la verità, l’utilità e la bellezza. la verità, perché è ciò che ci rende coscienti e liberi; l’utilità, intesa come significato superiore dell’agire umano; e la bellezza, come oggettiva speranza nel mondo. il volontariato incarna tutto questo ed è una parola figlia di un termine più vasto, che è quello della volontà: di essere gentile, di evolvere, semplicemente di essere.
iten, in kenya, è il villaggio in cui correre non significa solamente correre e un cosmo in cui ho trovato tutti i miei presupposti soddisfatti. la cosa bella è che ci torno anche quest’anno.
spread love, be kind🦋
per @inyourshoes assieme a:
@francescorgrimaldi@giordano.bravetti@__loveherwild__@aleriva99@cose_simo@davide_pilatoo_@gabbrorem@amorositaa@aredga@ida_di_tanno_
con il sole che batte sulla testa e il vento che soffia dritto in faccia. l’ultima direzione creativa per @salewa assieme a tre belle creature. see you on the other side of the mountain🦋 production: @_skipeak_@bettergosoul talent: @lucie@instants__suspendus@martagiamo
mi ci sono voluti due anni, dal 2018 al 2020, per convincere il rolly ad insegnarmi ad aprire una via a spit. ce ne sono voluti altri tre, dal 2021 al 2024, per convincerlo - assieme a gippo - a condividere un’avventura in tre.
come ci sono riuscito? beh, il mio metodo si è avvicinato a un ricatto emotivo, facendo leva sui loro cuori teneri. negli ultimi anni ho avuto occasione di fotografarli più volte su diverse vie. non lo facevo perché avessi già in mente di aprire una via con loro; quello è venuto dopo.
inizialmente andavo perché mi piace fotografare. poi, quasi subito, è subentrato un secondo motivo: affezionarmi al loro rapporto di cordata. c’era il rolly, calcolatore attento e metodico, ogni tanto severo, che parla letteralmente alla roccia in una sorta di cantilena che lo aiuta a concentrarsi. il gippo, artista pacato nella pittura quanto sui cliff, comunica più con i sorrisi che con le parole. vederli insieme, in un rapporto viscerale costruito sull’equilibrio tra detto e non detto, quasi come una coppia, mi faceva stare bene. era divertente, forse più della scalata, forse più della fotografia. era vita vera.
battuta dopo battuta, ho iniziato a vedermi tra loro due: collante ma anche elemento di disturbo, e ho iniziato a immaginare una bella avventura in tre. rolly e gippo ci tenevano sempre a riconoscermi un compenso per le giornate a fotografare in parete, ma io ho preferito - qui se volete potete darmi dell’astuto - incastrarli nella compassione per un giovane alpinista desideroso di imparare. ho deciso di impietosirli, sì, per aprire una via insieme a loro. mi pento di averlo fatto? certo che no.
ho scelto di presentarmi alla cordata nei panni del bocia, che - per chi non conosce il termine dialettale, letteralmente il bambino - è un’entità fluida, capace di spaziare dalla vittima sacrificale all’asso nella manica. non c’è stato bisogno né di sacrificarmi né di tirare fuori giochi di carte: rolly e gippo sono ancora corpi e anime solidi, capaci di tracciare sogni verticali per scalatori curiosi. grazie a voi, alle farfalle per avermi tenuto compagnia in sosta e al brenta, perché il brenta è sempre il brenta.