Domani venerdi19 dicembre alle ore 18,30 inauguriamo "Photoclub”di Renzo Carboni, una serie di fotografie stampate ai sali d'argento che parla di Torino, della fabbrica, delle serate al fotoclub e di come sia cambiato il fare fotografia oggi.
Nel corso della serata l'autore sarà in in dialogo con Andrea Folino, un giovane fotografo torinese nativo digitale.
Come sempre il tutto con un bicchiere in mano. 🙂
Venerdì 31 ottobre allo @studiosantaveronica faremo un aperitivo alle 18,30 : un'occasione per poter visitare la mostra "Autochrome" di Dario Lorenzato. che rimarrà comunque aperta sino al 15 novembre. Uno sguardo "alla Martin Parr" su un'Italia lontana ma felice. Tutto analogico, tutto vero. Con @beppecalgaro e @lorenznet
AUTOCHROME di Dario Lorenzato, visitabile sino al 15-11-2025 con aperitivo il 31 ottobre ore18,30 e open day (10-19) durante Artissima l' 1 e il 2 novembre (info tel. 3355645731)
“Mi piace star qui disteso, dove giocano i fanciulli, presso il muro diroccato, tra cardi e rossi papaveri.”F.Nietzsche
La fotografia non ama le accademie, preferisce starsene in disparte a guardare il mondo.
Dario Lorenzato, che qui presentiamo, non è un fotografo professionista. Di mestiere fa il panettiere e la sua vita è trascorsa dal lunedì al sabato nel piccolo forno del paese dove abita. Tranne la domenica quando con la sua Minolta SR-T101 fotografa il tempo libero degli italiani durante gare e raduni nei lontani anni ottanta.
Cosi' puo' essere definito come una sorta di Martin Parr "ante litteram" per il suo sguardo critico e divertente in un'Italia leggera e felice. @lorenznet@beppecalgaro
AUTOCHROME
Inaugurazione 26-09-2025
Mio padre, Dario, è nato a Dueville nel 1940, in una famiglia di fornai.
La sua vita è stata lavoro, sacrificio, mani sporche di farina e giornate che cominciavano prima dell’alba.
Eppure, tra le pieghe di quella vita dura, è riuscito a coltivare due grandi passioni: i motori e la fotografia. Per dieci anni, dal 1963 al 1973, ha corso in salita nelle gare locali, con il cuore leggero di chi sa che la domenica può essere libertà.
Quando ha smesso di correre, è diventato spettatore, ma non si è mai limitato a guardare la pista. Portava sempre con sé la sua Minolta SR-T 101 e scattava.
Non fotografava le auto o le moto: si voltava e raccontava ciò che stava attorno.
I tifosi sulle tribune, le famiglie con i panini nello zaino, i volti prima della partenza, i box che odoravano di benzina e di attesa.
Un universo di persone che vivevano per le corse, per la passione, per l’adrenalina condivisa.
Oggi quelle diapositive, custodite in raccoglitori per decenni, tornano a vivere.
Ne abbiamo scelto una piccola parte: dieci immagini stampate in grande formato e altre che prenderanno vita nella proiezione di un Kodak Carousel, come accadeva al tempo.
AUTOCHROME non è un tributo a un fotografo, né a un padre.
È un omaggio a un mondo: quello delle corse e dei suoi appassionati.
Un mondo che non correva solo in pista, ma dentro alle persone che lo hanno amato.
Fabio Lorenzato
lo Studio Santa Veronica nasce come spazio fisico dove fare fotografia. Così come consuetudine a mostra conclusa, pubblichiamo una carellata delle foto della mostra "Le quattro dimensioni della luce" di @denisguzzo . Reale è meglio! foto backstage @beppecalgaro@cleena@_six99_
@denisguzzo “Le quattro dimensioni della luce”
Durata mostra 8-25 maggio 2025
Abbiamo sempre sognato un rifugio per fotografi. Uno studio dove poter fare fotografia analogica, con foto stampate e appese. La pellicola parla del mondo non come lo vediamo, ma come lo sentiamo; è in qualche modo legata all’anima della realtà che abbiamo di fronte.
Con l’avvento dei social la fotografia ha perso progressivamente i propri luoghi di incontro e rincorrendo solo l'algoritmo ed i “mi piace”, è venuto meno anche il proprio sguardo sul mondo.
Santa Veronica, patrona dei fotografi, diventa così uno spazio culturale dove poter dialogare con la fotografia e con chi la pratica.
Questa che presentiamo è la mostra personale di Denis Guzzo ed è la nostra quarta mostra dopo “Piace a Patrick”, “Partimmo cantando”, “Fade to gray” e “Pastorizia fotomeccanica”.
Il suo lavoro ripercorre il pensiero di Ansel Adams che definisce il paesaggio come il luogo dove la natura incontra l’uomo. Proprio questa archeologia dell’antropizzazione del paesaggio è al centro dello sguardo con cui Denis Guzzo documenta.
L’artista ne ‘Le quattro dimensioni della luce’ presenta stampe di grande formato che interagiscono con la perfezione di quattro solidi platonici. Le tre dimensioni dello spazio cartesiano si completano qui con una quarta dimensione: quella dell’apporto specifico del concetto di tempo fermato e fissato dalla fotografia su una superfice definita, che diventa il collante della molteplicità del paesaggio.
Da sempre la sua ricerca incrocia l’ecologia e il mutamento urbanistico dei luoghi che abitiamo, testimoniando le tracce e le prospettive della nostra civiltà europea con la sua Speedgrafic, le lastre 10x12 cm e tre obiettivi.
Con questa mostra si completa ulteriormente il percorso iniziato con il primo solido platonico esposto dall’artista nel 2019 in ‘Materia et Locis’. La sua fotografia ora sfugge definitivamente alla bidimensionalità, per entrare in un ordine naturale di “divina proporzione” in cui il solido magicamente armonizza la perfezione del mondo ideale e la mutevolezza dei fenomeni naturali, dando al visitatore una esperienza di relazione a 360 gradi.
“Le quattro dimensioni della luce”
La fotografia di @denisguzzo ci racconta un mondo scattato in lastra 10x12 ed assemblato in solidi platonici che racchiudono in una magica armonia la complessità del paesaggio. Denis Guzzo rompe la bidimensionalità della fotografia con quattro “ installazioni fotografiche” che si mettono in relazione con il visitatore a 360 gradi. Un lavoro che ci parla pure della sua ricerca personale stretta tra contemporaneità olandese e la mitologia e l’archeologia greca. Grazie a @cleena per le foto di backstage
“I miei amici li ho chiamati piedi, perché ero felice solo quando si partiva”
Domenica 4 maggio è stato l’ultimo giorno della mostra "Pastorizia Fotomeccanica".
Molti i visitatori e molte le persone che hanno apprezzato la fotografia di Alessandro Borgini come un lavoro intenso e sincero.
Nelle fotografie di Alessandro si avverte una fatica antica, nel suo camminare una sorta di esodo verso la libertà che ci spetta, nella macchina fotografica il suo bastone.
Il percorso dello studio Santa Veronica procede domani alle 18 con una nuova inaugurazione; un grazie a tutti i fotografi che hanno reso il nostro incedere più sicuro e chiaro.
Ho sempre pensato che fotografare sia qualcosa che va al di là del mestiere, una pratica che ti mette in rapporto con te stasso, un pò come fare musica. Non serve essere fotografi per fotografare. Alessandro Borgini ama scattare in analogico con vecchie fotocamere, un passato in uno studio di architettura, un presente negli alpeggi al confine tra il Piemonte e la Francia. Lo Studio Santa Veronica ospiterà la sua personale mercoledi 16 aprile a Torino in via Donizetti al 13! Staremo insiem con un bicchiere di vino dalle 18 alle 21!
@beppecalgaro
Domani sera, a Torino, staremo insieme con un bicchiere di vino e il piano elettronico Wulitzer di Paul, alla mostra dei Fratelli Calgaro dalle 18,00
“PARTIMMO CANTANDO, DIECI FOTO FELICI”.
“Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare.” Peter Handke
Le dieci immagini non vogliono essere un documento sociale, ma solo rappresentare un mondo che ci stupisce sempre e che continua ad affascinarci e fortunatamente, ad illuderci con la sua bellezza.
Il bambino non sa di essere felice, il bambino quando è felice corre e canta, la sua leggerezza è una condizione intima che precede il pensiero. Pensare la felicità è qualcosa che si impara dopo, prima c’è il qui e ora, l’essere naturalmente nel posto giusto al momento giusto.
Queste dieci foto vogliono essere delle canzoni che ci parlano di momenti che hanno rappresentato una piena unione con il tutto , esprimono un atteggiamento di stupore verso il mondo , un elogio all’ infanzia che ci accompagna per tutta la vita
Ecco quindi le discese nei prati, i tuffi nel blu, i papaveri che sorridono ostinatamente.
L’illusione diventa un gioco che permane, così il piccolo cowboy non vuole smettere il suo vecchio costume ormai stretto, un autista anonimo porta dei rami di ciliegio fioriti a passeggio in una frenetica Milano, le zie trovano casa in un surreale Padiglione della vita quoidiana. @beppecalgaro
Un grazie a tutti coloro che son passati a visitare la mostra "piace a Patrick" di @originalsofaman . L'analogico è prima di tutto un atteggiamento di relazione con il mondo e con gli altri @beppecalgaro