Prova a guardare il muro. Guardalo. A cosa stai pensando? Riesci a pensarci? A cosa stai pensando quando non stai pensando a niente?
Continua a guardare il muro. No, non tornare qui. Insisti. Lo senti, vero? Quel formicolio striscia addosso, la trachea inizia a sibilare, le orecchie fischiano. Guardalo! Non sottrarti a esso, il muro ti parla, il muro ti dice chi sei, il muro ti implora di guardarlo!
Cambia scheda, Alt+Tab. Prendi il telefono, sbloccalo, il pollice si muove: apri Instagram, una storia, avanti avanti avanti, richiudi. Sbatti lo schermo sul tavolo. Torni alla scheda. La gamba destra salta spasmodica. Prendi l’acqua, stappa il tappo, bevi. Devo andare in bagno. È ora di una sigaretta. Alt+Tab. Inizia a scrivere un’email, dimenticatela. Apri la chat, due messaggi, leggi quelli degli altri, sei cullato dal rumore di fondo e non c’è spazio per la paura.
Siamo partiti a Pasqua perché sapevamo di aver bisogno di avere paura, ma non riuscivamo più ad averne. I muri, qui, erano troppo lisci e rasati, in Sardegna sembrava ce ne fossero di più spigolosi. Dei sassi, dei vecchi sassi, che sono diventati Vecchi Sassi: la storia di una spedizione per raccontare l’archeologia nuragica, partita dalla curiosità per chi aveva tirato su quei sassi senza lasciare nulla di scritto. Se non è scritto non puoi leggerlo. Se non è scritto devi tornare al muro.
Siamo arrivati in Sardegna e lì, nei Vecchi Sassi, io,
@alessiokeilty e
@nicolapietromarchi non ci abbiamo visto niente. Abbiamo visto altri vederci tutto. Qui, finalmente, abbiamo ricominciato ad avere paura.
Ieri, su
@salietabacchijournal è uscito il nostro racconto di un’esplorazione in Sardegna, nata per leggere ciò che non era stato scritto, e continuata perché anche lì, davanti ai Sassi muti, tutto avremmo fatto pur di non guardare il muro.
Grazie a
@elisacarassai e
@leonardo_pellegrino per averci lasciato lo spazio per iniziare questo progetto, e grazie a
@studio_x01 per averci aiutato nella produzione e realizzazione del tutto.
«The road goes upward towards the light; but the laden traveler may never reach the end of it.» - Ursula K. Le Guin, The Tombs of Atuan