La storia di quella che sarebbe diventata “la corsa più bella del mondo” prende il via il 26 marzo 1927.
Ma l’inverno precedente c’è stato un prequel.
A casa del giornalista Giovanni Canestrini, infatti, Aymo Maggi, Franco Mazzotti e Renzo Castagneto, cioè i quattro moschettieri, misero sul tavolo l’idea che era nell’aria da un po’: un Brescia-Roma e ritorno. 1600 chilometri a tavoletta, tanto per capirci.
Più che un gara, una sfida tecnica e umana, che si meritava un nome all’altezza dell’impresa.
E 1000 Miglia fu.
L’edizione 2026, dal 9 al 13 giugno, vedrà percorrere, alle oltre 400 vetture storiche, quasi 2100 chilometri. La prima tappa parte da Brescia e finisce a Padova.
In mezzo il Garda, le terre venete del Palladio e del Conte volante, Giannino Marzotto, che la vinse due volte (nel ‘50 e nel ‘53).
Maria Antonietta Avanzo, la Baronessa, nel 1928, fu la prima donna a iscriversi alla corsa. La sua Chrysler, però, la lasciò a piedi. Non doma, l’anno dopo ritorna in sella, ops, al volante di una 1750 SS Zagato. E quindi, nel 1932, con un’Alfa della Scuderia Ferrari.
La storia della gara è legata a doppio filo a quella dei materiali, cambiati radicalmente nei 30 anni della 1000 Miglia. Com’è successo per i pneumatici.
All’inizio furono tela di fibre naturali e gomma con carcassa diagonale, e la sensazione di guidare alla cieca. Poi arrivano il Rayon, già meglio, e nel dopoguerra il Nylon.
Meno forature certo, ma la rivoluzione arriva in zona Cesarini, e sono le gomme radiali (che tutti conosciamo).
Il Road to 1000 Miglia, l’avvicinamento in quattro tappe alla corsa, continua fino al 7 giugno: ogni giovedì nelle stories e ogni domenica col post.
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