Ieri sera il Metis Fest 2026 ha chiuso il suo terzo giorno come si chiudono certe notti che non vogliono finire: con le parole ancora accese addosso, i corpi in ascolto, la musica che attraversa le frontiere e ci ricorda che nessun popolo dovrebbe essere lasciato solo. 🌍❤️🔥
Il talk “Popoli che resistono ai Re e alle loro guerre” ci ha accompagnatə dentro le ferite e le resistenze del territorio SWANA, intrecciando Palestina, Kurdistan e tutte le geografie che continuano a lottare contro occupazioni, confini e violenze sistemiche.
A dialogare con il pubblico sono statə
@marogreco , curatrice del progetto
@femminilepalestinese , il giurista e attivista
@luidanludd , da anni impegnato nella difesa del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese, e
@taghreed.jomaa , direttrice della Union of Palestinian Women’s Committees, collegata da Gaza. In grande supporto per costruire un ponte linguistico tra queste realtà è accorsa
@ya_dabb . Durante il talk c’è stato anche un prezioso intervento del
@collettivolisistrata , che ha portato uno sguardo transfemminista e radicale sulle pratiche di solidarietà e liberazione collettiva. ✨🇵🇸 
Poi il festival ha cambiato pelle, come fa il mare quando arriva la sera.
@peppefrana , polistrumentista e ricercatore musicale, ci ha guidatə tra suoni del Mediterraneo antico e contemporaneo, costruendo un ponte fatto di corde, respiro e memoria. 🌙🎶 
E infine
@_mama_rua_ ha trasformato
@imorticelli in un attraversamento vivo di continenti, lingue e ritmi: suoni meticci, contaminati, liberi, capaci di farci ballare e pensare nello stesso istante. Una danza collettiva, politica e tenera. 🔥🌍 
Grazie a chi ha condiviso parole, musica, presenza e cura.
Ci portiamo dentro gli abbracci, le mani alzate, le conversazioni nate tra una sedia e un bicchiere, la convinzione ostinata che la cultura possa ancora essere uno spazio di incontro, resistenza e amore collettivo.
FREE PALESTINE! 🇵🇸