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Federica Seneghini

@fedesene

Giornalista del @corriere In libreria con “Giovinette, le calciatrici che sfidarono il Duce” e “Grazia” (Solferino)
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Come si fa a spiegare cosa è stata la Resistenza alle ragazze e ai ragazzi ? Io ci ho provato con il mio nuovo romanzo, spero di esserci riuscita. “Salvate il soldato Jack” è già in prevendita su tutti gli store online, uscirà l’8 aprile per Piemme/Il battello a vapore. È una storia ispirata a un fatto realmente accaduto, una storia di coraggio, scelte difficili e sogni più grandi della paura, pensata per far rivivere alle nuove generazioni il valore del 25 aprile e della libertà. È dedicato ai miei figli, Giulia e Pietro, perché crescano liberi come lo fu il loro bisnonno partigiano. Ma è per tutti coloro che credono che la memoria sia un seme: cresce solo se la raccontiamo (soprattutto in questi tempi bui). ✊ (Oggi lo presenterò per la prima volta alla Bologna Children’s Book Fair, se ci siete, ci vediamo ☺️) Per preordinarlo, link in bio!
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1 year ago
Un anno fa, forse, non pensavo che sarei davvero riuscita a finirlo. E invece, eccolo qui, oggi mi è arrivata la prima copia. "Giovinette, le calciatrici che sfidarono il Duce". Il mio primo romanzo. La storia vera della prima squadra femminile di calcio d'Italia. Rosetta, Marta, Giovanna, Losanna, Maria e Ninì. Nel 1933, a Milano, avevano una ventina d’anni. Un anno prima dei Mondiali, fortemente voluti dal Regime, tentarono una pacifica rivoluzione, culturale e sportiva: iniziarono a giocare a calcio. Ho letto e studiato le tracce di queste giovani milanesi sui giornali, sulle riviste, sui documenti dell'epoca. Ho parlato con i loro discendenti e li ho incontrati nei bar di Moscova. E alla fine ho scritto la storia. Ho provato a descrivere le loro vite, le loro emozioni, le loro ansie nei campetti di Porta Venezia, nelle loro case dell’Acquabella, le loro corse in bicicletta per le strade che oggi, 90 anni dopo, percorro anche io tutti i giorni. Al mio fianco, Marco Giani, il ricercatore che ha curato il saggio a fine volume che ripercorre decenni di ingiustizie legate al calcio femminile in Italia. Ed è strano perché sono passati oltre 90 anni da questa storia, ma rileggendo gli articoli dei giornalisti di Regime ho avuto spesso l'impressione che per certi aspetti il tempo non sia mai passato, che certi pregiudizi e certi pensieri siano ancora qui con noi. Insomma, Giovinette esce il 16 luglio per @solferinolibri e da oggi lo potete pre-ordinare online. Non so bene come andrà avanti la promozione. In questo post-lockdown, le presentazioni sono ancora poche e incerte, ma a quanto pare i pre-ordini sono davvero importanti: permettono al libro di partire bene e di trovare spazio e visibilità anche dopo. E quindi, se pensate di acquistarlo, fatelo subito al link in bio o su un altro store online. Grazie, grazie, grazie 🙏
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5 years ago
Todos los deportes como propaganda política y ventana al mundo en el régimen de Mussolini. Todos, excepto el futbol femenil. 😔🇮🇹 Lo platicamos en un nuevo episodio de Ida y Vuelta junto a @ricardo_losi y @fedesene , autora de "Las futbolistas que desafiaron a Mussolini". YA DISPONIBLE EN YOUTUBE
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8 days ago
Así nació "Las futbolistas desafiaron a Mussolini" 📖✍🏼 Federica Seneghini le contó de propia voz a @Ricardo_LoSi cómo surgió la historia que narra el amor de un grupo de jovenes por el futbol y su lucha contra los prejuicios. Ida y Vuelta desde Milán, Italia. YA DISPONIBLE EN YOUTUBE
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13 days ago
Due giorni davvero intensi, di incontri ed emozioni, a Sant’Anna di Stazzema. Scintille di Memoria, il primo festival a tema Resistenza dedicato a bambini e ragazzi. Una prima edizione cui sono stata onorata di partecipare. Sono stata felice di incontrare e (re)incontrare tanti scrittori e scrittrici che da anni si dedicano a questi temi: @lauramanaresi_autrice @giovannimanna_illustrator @fulviadegli @annasarfatti @guiarisari @biagiobolocan E grazie a @annina_pini e Michele Morabito che hanno reso possibile tutto questo. Cc @santannadistazzema Nella prima foto un momento dell’intervista a Adele Pardini, una delle poche sopravvissute all’eccidio del 12 agosto 1944 (trovate il video sul sito del Corriere). Buon 25 aprile sempre 🌹
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23 days ago
25aprile #Liberazione 📣Mercoledì 15 aprile 2026 I ore 17.30 📍 Sala Renata Bergonzoni, Casa delle Donne di Modena (Str. Vaciglio nord 6) 🔸𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐨𝐥𝐢𝐦𝐩𝐢𝐜𝐨: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐞 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚🔸 con la presentazione del libro 🔸𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚🔸 di Federica Seneghini con un saggio di Marco Giani (Solferino, 2026) 💬Dialoga con l’autrice Vittorina Maestroni, Centro documentazione donna 🗣️Interviene Cecilia Sargenti, vicepresidente e allenatrice Polisportiva di Fanano 📓Letture di Valeria Ianniello 𝘓𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘎𝘳𝘢𝘻𝘪𝘢 𝘉𝘢𝘳𝘤𝘦𝘭𝘭𝘰𝘯𝘢, 𝘱𝘪𝘰𝘯𝘪𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘵𝘵𝘪𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘴𝘪 𝘴𝘯𝘰𝘥𝘢 𝘵𝘳𝘢 𝘭𝘦 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘍𝘢𝘴𝘤𝘪𝘴𝘮𝘰, 𝘪 𝘥𝘳𝘢𝘮𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘦 𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘭𝘦 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘜𝘯 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘮𝘢𝘯𝘤𝘪𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦, 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘣𝘢𝘳𝘳𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘮𝘢𝘤𝘦𝘳𝘪𝘦, 𝘤𝘶𝘭𝘮𝘪𝘯𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘎𝘪𝘰𝘤𝘩𝘪 𝘖𝘭𝘪𝘮𝘱𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘪 𝘚𝘢𝘪𝘯𝘵 𝘔𝘰𝘳𝘪𝘵𝘻 𝘥𝘦𝘭 1948. Iniziativa promossa da Centro documentazione donna in collaborazione con UDI Modena, CSI Modena e Polisportiva Fanano. @polisportivafanano @csi_modena @udimodena @fedesene
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1 month ago
Stamattina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano si è concluso il ciclo Donne, Cinema e Sport. Inclusione, Diversità e Superamento del Gender Gap, iniziativa nata in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, nell’ambito della 33ª edizione di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival. A chiudere il percorso, la proiezione di “L’azzurro in alto e l’oro dentro”, un documentario che racconta la storia di Valeria, bambina ucraina fuggita dalla guerra che ha trovato a Milano la forza di inseguire il sogno della ginnastica ritmica. A margine della proiezione, Paolo Carelli, Federica Seneghini e Pepi Romagnoli, insieme alla stessa Valeria, hanno condiviso una riflessione sul potere della narrazione sportiva come strumento di inclusione e cambiamento. @sguardialtrove @unicatt @cattolicanews @comitatoitalianoparalimpico @sportesalutespa @pe_italia @paolaabby @pattinamm19 @mariagrazia.fanchi @paul_carelli @fedesene @pepiromagnoli
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1 month ago
Ci vediamo in giro? 📕 🚂 ☀️
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1 month ago
Non è stato un impegno da poco per la signora Bruna Cases, 87 anni, accogliermi a casa sua nei mesi più bui della nostra storia recente. Con la distanza tra i divani, la storia degli anni più difficili della sua vita raccontata attraverso una mascherina. E la consapevolezza che fare un lavoro del genere al telefono non sarebbe stato possibile. La sfida: raccontare la tragedia della sua vita, e della nostra storia, in un libro per bambini. Ci abbiamo provato, questo è il risultato. Un racconto senza aggettivi, enfasi, senza esagerare il dolore. Ci siamo limitate alla cronaca di quello che successe dal 1938 al 1945 a una bambina milanese come tante. Costretta a lasciare il suo Paese perché ebrea e a scappare in Svizzera e poi determinata a ricordare la sua fuga in un diario che ancora oggi conserva tra le sue cose più preziose. Ed è vero, come è sempre pronto a sottolineare qualcuno, che quel mondo non esiste più. Non c'è più il fascismo che perseguita gli ebrei; non c'è più il nazismo. Ma c'è ancora il razzismo, seppure sotto altre forme. C'è l'omofobia. C'è la paura verso chi arriva nel nostro Paese da terre lontane e non si vuole fare arrivare. E c'è ancora chi, di fronte alle violenze, all'intolleranza, all'odio, si ostina a dichiararsi neutrale. Insomma, da domani il romanzo scritto con Cases sarà in tutte le libreria e negli store online. E non poteva che uscire adesso, a pochi giorni dalla Giornata della Memoria 2022. E io spero che saranno tanti i bambini che se lo ritroveranno tra le mani.
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4 years ago
Ci sono storie che iniziano in modo semplice, quasi per caso. Un link ricevuto via mail da una delle mie migliori amiche che mi segnalava un annuncio di lavoro al Corriere. Un gesto piccolo e veloce e poi una candidatura inviata senza sapere bene dove mi avrebbe portato. Anzi sì, a ripensarci ne ero sicura: da nessuna parte, del resto ero freelance da così tanti anni. E invece da quella mail è iniziato un percorso che dura ancora oggi: 15 anni al Corriere. Anni fatti di incontri, cambiamenti, sfide, progetti, errori, soddisfazioni. Anni che mi hanno insegnato moltissimo e che hanno intrecciato la mia storia con quella di un giornale che racconta il mondo ogni giorno dal 1876. Oggi il Corriere della Sera compie 150 anni. Pensare che una piccola parte del mio cammino professionale si inserisca in questa storia così lunga mi emoziona. Perché il Corriere non è solo un giornale, ma un insieme di ricordi, momenti, racconti e notizie che arrivano nelle vite delle persone, nelle loro case, nei loro telefoni. Per questo in occasione di questo compleanno così speciale sono stata felice di farmi carico di un progetto altrettanto speciale: raccogliere le storie che legano il Corriere ai suoi lettori. Un articolo che vi ha colpito. Un ricordo legato a una pagina letta in un momento importante. Una foto incorniciata. Un incontro, un lavoro, una coincidenza. Se vi va, raccontatemelo su whatsapp al numero 331 6975554 Le storie più significative saranno pubblicate sul giornale.
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2 months ago
Nelle Federazioni Sportive le presidenti donne sono 2 su 50: appena il 4 per cento. A capo delle 13 Discipline Associate non ce n’è nemmeno una. Negli Enti di Promozione Sportiva una sola guida un’organizzazione su un totale di quattordici, il 7 per cento. Va un po’ meglio tra le Associazioni Benemerite: tre su venti, un timido 15 per cento che non basta a cambiare lo scenario. Sono alcuni dati mostrati durante il convegno «Equità di genere e sport» organizzato nei giorni scorsi a Casa Italia, a Milano, e raccontano la rete di potere dello sport italiano. Una rete in cui pure il dato anagrafico appare rilevante, con il 70 per cento di chi è al vertice che ha più di sessant’anni, e in cui il ricambio generazionale è spesso assente, con alcuni presidenti al loro posto da oltre 20 anni. È un paradosso: mentre le atlete continuano a vincere (a Milano Cortina 7 medaglie d’oro su 9 sono al collo di donne o team con donne), ai piani alti la rappresentanza femminile rimane residuale. «Non si tratta solo di numeri, ma di sguardi, di priorità, di modelli», dice Luisa Rizzitelli, di Assist, l’associazione che da oltre vent’anni si batte per i diritti delle atlete. «Nelle stanze del potere si decidono strategie e investimenti. Il punto non è chiedersi se le donne siano pronte, perché lo sono, ma se un sistema storicamente di esclusivo dominio maschile sia pronto ad accoglierle e riconoscerne il valore». Parlare di equità significa (non solo nello sport) interrogarsi sui meccanismi di selezione, sulle reti di relazioni, sulle consuetudini che favoriscono la continuità maschile più che il cambiamento. Serve un cambio di passo. «Da parte del Coni, che dal 1914 non ha mai avuto una donna presidente o segretario generale, ma anche del ministero dello Sport — dice Rizzitelli —. Anche per questo abbiamo chiesto al ministro Abodi di aprire un tavolo per il superamento delle discriminazioni». Quei numeri così desolanti mostrati a Milano sono il punto di partenza. Sta a chi governa decidere se considerarli un dettaglio o una priorità non più posticipabile.
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2 months ago
Dieci anni fa moriva Umberto Eco. Che regalo immenso, che emozione, aver ritrovato il mio nome in una delle sue ultime Bustine di Minerva, pochi mesi prima. 💔
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2 months ago