La femminilità non è una forma.
Ci sono passaggi che, all’inizio, sembrano riguardare solo il corpo.
Un dettaglio che cambia, una presenza diversa, una forma che prende un’altra direzione.
È la parte più immediata, quella che si vede per prima e che, proprio per questo, rischia di essere scambiata per l’unica.
Poi, con il tempo, ci si accorge che il punto non è lì. Perché il cambiamento più profondo non comincia da ciò che appare.
Inizia da dentro: dal modo in cui si sta dentro alle cose, dal modo in cui si resta, dal modo in cui si smette, poco a poco, di cercare una misura giusta per “andare bene”.
È un processo silenzioso, ma radicale. Cambia il modo in cui si abita il proprio spazio, il modo in cui ci si espone, il modo in cui si sceglie.
E allora anche il corpo segue, certo…ma non è lui a guidare. È la traccia visibile di qualcosa che è successo prima.
Non esiste un corpo giusto per uno sport. Esiste un corpo che lo pratica davvero.
E a volte questo significa diventare più forte. Più strutturata. Più presente.
Non per piacere, ma per esprimere.
Può accadere, a quel punto, che lo sguardo degli altri non sia più lo stesso, che qualcuno continui a leggerti con categorie vecchie, con idee già decise.
E questo succederà sempre.
Perché puoi essere vista in tanti modi. Puoi essere interpretata, semplificata, fraintesa. Ma non è più lì che si gioca.
C’è un momento preciso in cui smetti di cercarti fuori e inizi, finalmente, a riconoscerti dentro. E da lì non torni indietro.
Perché se c’è una cosa che non puoi più fare, è smettere di sceglierti.
Ed è lì che la femminilità smette di essere una forma. Diventa una qualità interiore.
Una presenza. Una scelta.
Qualcosa che non si indossa, ma si sceglie, che non si esibisce, ma si costruisce.
Anche nella forza. Anche nella disciplina.
Anche in un corpo che cambia.
E quando una donna arriva lì, non ha più bisogno di spiegarsi.
Servizio a cura di:
@nua.photoandmakeup
Ph: Maria Pia Plutino
Mua: Valentina Musarella
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