Ti tocco
e non so più dove finisco.
In quell’intreccio di corpi — umidi, vivi, respiri che si confondono —
si scioglie la distanza,
diventiamo una sola pelle che ascolta.
Lo sguardo, teso di luce,
intrecciato di fili d’oro,
non guarda: attraversa.
Penetra lento, come il giorno che filtra tra le foglie,
accarezzando ciò che teme di essere visto.
Scende piano,
nell’abisso blu profondo
dove la materia si fa preghiera,
e accende di rosso e d’arancio
le parti spente.
Ti sento.
Non più fuori, ma dentro.
Il tuo calore è il mio ritorno,
la mia forma che si dissolve
nel battito comune.
Ogni respiro è promessa,
ogni sguardo è radice che si intreccia.
Nel tuo silenzio cresco,
mi riconosco,
mi espando.
Ti accolgo.
Non come si accoglie un altro,
ma come si ritrova una parte di sé.
Rimani saldo nelle tue radici,
nel tuo vento, nei tuoi colori,
e lascia che i fili d’oro —
quelli che hanno illuminato anche me —
continuino a tessere la nostra presenza,
una sola voce,
un solo corpo,
una sola luce che respira.
Sofia -
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