È online la mia terza intervista per la rubrica Generazione Zeta su
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https://www.artuu.it/gen-z-omar-ndiaye-liberta-e-unarte-senza-definizioni-ne-confini-che-dia-voce-a-chi-non-ce-lha/
Corpi in procinto di sfaldarsi, anatomie fragili che sembrano pronte a mutare forma non appena distogliamo lo sguardo. Sono queste le figure di Omar Ndiaye, giovane artista milanese, classe 2003.
La sua è un’indagine sull’anatomia umana: un percorso che parte da un ideale classico, studiato e indagato con rigore, per poi essere volutamente distrutto, deformato, allontanato anni luce da ciò che il mondo riconosce come “perfezione”. Omar mette in scena personaggi che ci parlano, che ci restituiscono il loro stato inquieto e informe, la naturale familiarità con esso, perfino il piacere che trovano nel viverlo. Figure che si offrono senza difese, per ciò che realmente sono: corpi che si toccano, si fondono, sprofondano in una comune beatitudine. Creature in armonia con se stesse, tra loro e con noi, sospese nella propria forma incerta, abbandonate al piacere che nasce da quella stessa imperfezione.
L’espressività, nelle sue opere, non è solo psicologica ma anche cromatica. Le tonalità che le attraversano sono cupe e misteriose, come se volessero sussurrarci un segreto ancora nascosto. Le linee di contorno definiscono le figure per poi dissolversi dolcemente verso il fondo, in uno spazio solido ma ovattato, che si fa notare senza imporsi. Lo sfondo sembra riflettere lo stato d’animo dei personaggi: come se potessimo guardarli dentro, o come se fossimo noi a condividere il loro sentire. Le forme si dissolvono, ma la loro interiorità resta, viva e pulsante.
La figura raggiunge la propria completezza, il culmine di questo processo, quando si fonde con quella animale: non semplice emblema di vita e istinto, ma incarnazione di un’entità perfetta. L’uomo si avvicina così a una purezza primordiale; e non solo lui, perché anche l’animale si stringe a un essere integro, autentico, autarchico nella propria imperfezione. Le due anime trovano conforto l’una nell’altra, nell’istante in cui perfetto e imperfetto si incontrano e si abbracciano in un’eterna danza d’amore. […]