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Lectures, corsi e mentoring online. Fotografia come contaminazione culturale.
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Joan Fontcuberta - The Remains of Photography adesso disponibile su Ulilearn+ Negli ultimi vent’anni, i cambiamenti tecnologici hanno trasformato radicalmente il mondo della fotografia e, di conseguenza, la professione del fotografo. All’apice della sua popolarità, Joan Fontcuberta, probabilmente il più famoso artista visivo spagnolo a livello internazionale, ha dovuto rivedere i propri discorsi e strategie per interpretare un mondo in evoluzione, riconsiderando il quadro creativo che lui stesso aveva delineato negli anni ’80. Siamo nell’era della post-fotografia e dell’avvento dell’”homo photographicus“. Seguendo il filo delle teorie post-fotografiche di Fontcuberta, che propongono un superamento della fotografia per entrare nel regno dell’immagine totale, il team del documentario ha accompagnato l’artista nelle sue attività più diverse: dal laboratorio all’inaugurazione di una mostra, dalla costruzione di un falso alla sua rivelazione, da un viaggio a un incontro con giornalisti, dal lavoro in studio alla consegna di un premio. Il documentario si è anche addentrato nel suo ambiente familiare: quattro generazioni di Fontcuberta, attraverso il cui racconto possiamo avvicinarci a una delle personalità più caleidoscopiche dell’arte contemporanea. #fotografia #fontcuberta #fotogiornalismo #documentario #reportage #ulilearn
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1 year ago
📸 La fotografia è la tua passione? Trasformala in un’esperienza indimenticabile con la nuova Masterclass di National Geographic. Sette appuntamenti in 7 città italiane per tre giorni di shooting e lezioni insieme a fotografi di fama internazionale. Partecipa per affinare il tuo talento e per imparare a costruire un racconto urbano per immagini. Le foto migliori saranno pubblicate su National Geographic! Iscriviti ora al link in bio.
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8 months ago
Lasciati ispirare oggi per costruire i progetti del domani. Ulilearn, formazione e cultura fotografica
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5 months ago
I progetti fotografici hanno bisogno di risorse, tempo e continuità. Spesso i fotografi portano avanti le proprie ricerche investendo denaro personale, ma non sempre deve essere così. Esistono infatti enti, fondazioni e organizzazioni internazionali che sostengono la produzione visiva attraverso grant, borse di studio e finanziamenti destinati alla ricerca, alla realizzazione, alla stampa, ai viaggi e alla copertura delle spese necessarie allo sviluppo di un progetto. Scrivere una candidatura efficace non è soltanto una questione di talento o di buone immagini. Richiede metodo, precisione e capacità di tradurre un’idea fotografica in un progetto chiaro, solido e convincente. Imparare questa tecnica significa aumentare concretamente le possibilità di essere selezionati. @donaldweber , fotografo pluripremiato e membro della VII Photo Agency, nel corso della sua carriera ha ottenuto importanti riconoscimenti e finanziamenti, tra cui una Guggenheim Fellowship, il Lange-Taylor Prize, il Duke and Duchess of York Prize, il Magnum Foundation Emergency Fund e diversi grant del Canada Council for the Arts. Questi sostegni gli hanno permesso di sviluppare progetti complessi e premiati, lavorando con autonomia, profondità e secondo i tempi necessari alla propria ricerca.
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1 day ago
Per cinque anni, il fotografo @paolowoods e il giornalista @arnaudrobert hanno viaggiato nel mondo inseguendo una domanda radicale: può una pillola riparare una ferita umana? Ecco come nasce il progetto Happy Pills, pubblicato da @delpireandco nel 2021 e dal quale è stato prodotto anche un documentario omonimo. La pillola, qui, non è solo un farmaco. Non appare solo come cura, ma come risposta standardizzata alla fatica, alla depressione, al dolore, al desiderio di controllo e alla paura di crollare. Dal Niger agli Stati Uniti, dalla Svizzera all’India, da Israele all’Amazzonia, il libro osserva come le Big Pharma utilizzino scienza, mercato e comunicazione per occupare uno spazio che un tempo apparteneva alla religione, alla filosofia o alla politica. La pillola diventa così molto più di una sostanza: è il simbolo di una società che crede nell’efficienza, nella giovinezza, nella prestazione e nella possibilità di correggere chimicamente ciò che della condizione umana appare fragile, malinconico o inaccettabile. Una promessa quasi magica, sospesa tra guarigione, trasformazione e rappresentazione della felicità. Attraverso storie personali, infografiche e testi che si muovono tra giornalismo e scrittura poetica, il libro costruisce un’indagine filosofica e visiva sulle ossessioni del presente. Più che parlare di medicine, questo libro parla del nostro tempo e del bisogno, sempre più diffuso, di trovare in una formula chimica una risposta al senso della vita.
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2 days ago
Le parole di @martin_bogren_photography sull’esperienza Romana del suo workshop My Personal Vision. Martin Bogren’s words on the Roman experience of his My Personal Vision workshop. @caiusgiulius @heidielm @elie.flora @amleto_photography @kickittphotography @paolo_siviero @flowkus @_sabinaswonderland_ @hannahkdove @asahalldinart @michelad_photography @fabalogique
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3 days ago
C’è un libro che aiuta a capire perché parlare di fotografia significhi anche parlare di potere. Si intitola Politica della fotografia di David Levi Strauss. In queste pagine, la fotografia non è mai neutra, mai innocente, mai soltanto una questione estetica. È un oggetto politico. Strauss non si chiede soltanto che cosa mostra un’immagine. Si chiede chi la usa, come la usa, e per costruire quale idea del mondo. Ed è qui che il libro diventa fondamentale. Perché ci mostra che il problema non è solo quello che una fotografia fa vedere, ma anche quello che ci fa credere. Non basta guardare un’immagine per capirla. Bisogna interrogare il contesto che la sorregge, i titoli che la accompagnano, l’impaginazione che la orienta, il discorso che la attraversa. Per questo Politica della fotografia resta un libro ancora attuale. Perché ci ricorda che le immagini non sono mai solo immagini. Producono consenso, costruiscono memoria, indirizzano lo sguardo. E allora la domanda non è soltanto se una fotografia dica la verità. La domanda è: al servizio di quale verità viene fatta circolare?
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4 days ago
@massimoberruti è un fotografo italiano che si occupa di temi politici e legati alla guerra con una fotografia forte, molto bella, spesso in bianco e nero e mai urlata. Con le sue immagini, infatti, non cerca il colpo visivo o la scena più drammatica, ma lavora in profondità su ciò che i conflitti lasciano nei corpi, nelle abitudini e nella vita quotidiana. Molti dei suoi riconoscimenti arrivano da The Dusty Path, il lungo lavoro che ha realizzato in Pakistan durante gli anni della guerra al terrorismo. Questo paese non appare solo come un luogo segnato da violenza, corruzione politica e tensione militare, ma anche come un contesto in cui la vita quotidiana continua, anche se in modo fragile, incerto e con forme di normalità mai del tutto serene. “Non volevo raccontare il Pakistan come una nazione violenta, come una nazione attivamente coinvolta ma come una nazione passivamente coinvolta. Una nazione vittima che stava subendo questa situazione e un popolo che meritava un riscatto.” Questo è un estratto di Visual Voice, la lecture di Massimo Berruti disponibile su Ulilearn+.
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5 days ago
Una selezione delle immagini realizzate dai partecipanti durante il workshop My Personal Vision con @martin_bogren_photography .
 Cinque giorni di fotografia, confronto, editing e pratica sul campo. Fotografie diverse tra loro, ma unite da una stessa intenzione: rallentare, osservare meglio, andare oltre la superficie. Un grazie a chi ha preso parte a questi giorni con serietà, apertura e voglia di mettersi in discussione. —————————————————————————————— A selection of images made by the participants during the My Personal Vision workshop with @martin_bogren_photography . Five days of photography, dialogue, editing, and field practice. Different images, yet connected by the same intention: to slow down, look more carefully, and move beyond the surface. A thank you to everyone who took part in these days with seriousness, openness, and a willingness to question themselves.
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9 days ago
@nausicaagiuliabianchi usa la fotografia come una forma di #ricerca. Lo sguardo non si costruisce inseguendo subito uno #stile. Ma nel non avere fretta di trovare una risposta, attraversando la paura, mettendo in discussione ciò che vediamo e il modo in cui scegliamo di raccontarlo. Nei suoi progetti, l’immagine non è mai solo documentazione. È un modo per fare domande, per avvicinarsi a temi complessi, per raccontare ciò che spesso resta nascosto, come la #fede, la #fragilità, il rapporto con il proprio #passato, il bisogno di #appartenenza. Il suo è un percorso che ci mostra come la #fotografia può diventare uno strumento per #osservare meglio, #pensare di più e avvicinarsi alle cose con più #responsabilità.
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10 days ago
Il progetto Etna di @maxsiragusa nasce durante un #trekking a 2000 metri di quota, tra vento, cenere e silenzio. Non prende forma in uno studio o da un’idea costruita a tavolino, ma nel pieno dell’esperienza fisica, mentre il #paesaggio si manifesta nella sua dimensione più essenziale. Quel #cammino diventa l’inizio di un anno di ritorni continui, esplorazioni e osservazioni. Un dettaglio biografico che racconta molto della visione di questo autore: non forza i progetti, li incontra. E quando accade, li attraversa lentamente, lasciandosi trasformare dal tempo e dalla frequentazione. Attraverso le #fotografie, Siragusa restituisce il carattere mutevole dell’#Etna, seguendone le variazioni stagionali, i contrasti tra il verde dei #boschi e il nero profondo della #lava, alternando luoghi iconici ad angoli meno conosciuti. Pubblicato nel 2025 da Cavallotto Edizioni (@cavallotto_ubik_librerie ) con un testo di Giovanna Giordano e contributi scientifici di studiosi del #territorio etneo, il libro si inserisce coerentemente nel percorso di ricerca di Siragusa, da anni impegnato in una #riflessione #fotografica sul paesaggio come spazio in cui #natura, #memoria e intervento #umano si intrecciano. In questa prospettiva Etna non si limita a mostrare una #montagna, ma suggerisce un modo di stare davanti al paesaggio. Un approccio fondato sulla #lentezza, sull’ascolto e sulla disponibilità a perdere il controllo dello sguardo immediato. Le immagini evitano la distanza di chi osserva il #vulcano aspettando soltanto l’eruzione o il momento spettacolare. Al contrario, restituiscono una sensazione di prossimità fisica e di familiarità, costruita passo dopo passo, camminando sulla terra lavica e lasciandosi guidare dal #ritmo del luogo. Non è un caso che Siragusa definisca questo lavoro un esercizio di lentezza: “Frequentare l’Etna mi ha svelato il valore della lentezza. Il sottile piacere di riconoscere e accettare l’attesa. L’incedere è diventato esso stesso conoscenza, materia su cui lavorare per farmi assorbire dallo spirito del luogo. Un esercizio che mi ha insegnato a vedere, non solo a guardare”.
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11 days ago
Siamo abituati a pensare al #paesaggio come qualcosa da contemplare nel suo essere armonico, spettacolare e perfetto. Spingendoci oltre scopriamo che in quel luogo è successo qualcosa e in quel momento scatta la ricerca no #estetica ma #narrativa. #Storie sedimentate che chiedono di essere ascoltate. La fotografia è per @tommaso.bonaventura uno strumento di relazione col #mondo, una membrana, un punto di incontro tra la soggettività del #fotografo e il mondo esterno e ogni #immagine è il risultato di questa #relazione unica fatta di scelte, momenti, incontri, sensazioni. Alternando #stile documentario, ritratto e reportage, costruisce immagini nitide ed essenziali che lasciano sempre un ambito di sospensione, funzionale alla modalità #interrogativa che intende attivare in chi osserva. Il suo scopo non è quello di fornire risposte ma di innescare una #riflessione a partire dai mille dettagli che compongono l’immagine, soprattutto quelli non visibili. “Quello che mi interessa è un tipo di visione ovvero ho deciso una modalità narrativa piuttosto precisa. Io vado all’alba. Prima che ci sia qualcuno vado in questi luoghi totalmente vuoti. Mi interessa l’idea di raccontarli come il vero soggetto di una storia, anche in assenza della figura umana. Sono dei luoghi che non hanno nessun tipo di interesse estetico. Non c’è niente che è ‘bello’. Quello che mi interessa è come archiviarli, archiviarli e metterli da parte perché lì è successo qualcosa di molto molto importante”. La Lecture di Tommaso Bonaventura, Beyond the Visible Landscape - Quando i luoghi diventano narrazione, è disponibile su Ulilearn+
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12 days ago