STRETTA MORTALE
In mezzo a una terra arida e ostile, due scene brutali. Ercole si trova ad affrontare due delle dodici fatiche da compiere per espiare l’uccisione di moglie e figli a causa di un eccesso d’ira provocato malignamente in lui da Giunone, la regina degli dei.
Il suo volto è trasfigurato dalla tensione del combattimento; ogni muscolo del corpo, proteso nello sforzo di abbattere il nemico. Da una parte, sospinto dal vento che gonfia la sua pelle di leone, Ercole, come in una danza, annienta l’idra, il mostro a sette teste che terrorizzava la città Lerna. Dall’altra, la danza si trasforma in ferocia.
Il corpo di Ercole solleva Anteo, avvinghiandolo in un abbraccio mortale. E le due figure diventano una: rendendo evidente come l’atrocità della morte stravolga, allo stesso modo, vittima e carnefice.
🎨Antonio Benci detto Antonio del #Pollaiolo (Firenze 1431 – Roma 1498), #Ercole e l’idra/Ercole e Anteo, 1470-1475 circa, tempera su tavola, #Uffizi
QUAL È L'ULTIMA LETTURA CHE TI HA RAPITO COSÌ?
Il pomeriggio rallenta sotto le ombre allungate degli alberi. Nenette legge senza alzare lo sguardo dal libro che tiene tra le mani, in un silenzio interrotto solo dal fruscio delle pagine. È così assorta da non accorgersi della ciocca castana che le scivola sul viso, né degli animali accanto a lei, immobili nella stessa quiete.
Elisabeth Chaplin amava dipingere questi momenti intimi e domestici, trasformandoli in una storia luminosa in cui si fondono gli stili delle avanguardie del suo tempo.
Francese di nascita ma fiorentina d’adozione, elegge Fiesole e la Villa dell’Ombrellino a suo rifugio creativo, lasciando poi molte delle sue opere a Palazzo Pitti in segno di riconoscenza verso Firenze.
🎨 Elisabeth #Chaplin (Fontainebleau, 1890 - Firenze, 1982), #Nenette seduta sulla panchina, 1916-1918, olio su tela, Galleria d’Arte Moderna di #PalazzoPitti
VOLTI DIVINI
Tra i primi disegni ad entrare nelle collezioni medicee spicca questo straordinario foglio di Michelangelo Buonarroti.
Nelle Teste divine troviamo al centro una figura femminile, forse identificabile con Zenobia, Minerva o Venere, affiancata da un giovane che potrebbe essere Cupido e da un uomo barbuto, interpretato come Marte o Vulcano.
Questo capolavoro è raccontato da Laura Donati, curatrice del Gabinetto dei Disegni delle Stampe della Galleria degli Uffizi.
#Wonder #Uffizi #Michelangelo
TENEREZZA IN CHIAROSCURO
La Carità è la virtù teologale che esprime l’amore incondizionato per Dio e per il prossimo. Un’allegoria che nei secoli assume forme diverse tra maternità, sacrificio, aiuto e compassione.
All’inizio del Seicento, #GuidoReni la rappresenta secondo il modello fissato dall’erudito Cesare Ripa, nella sua raccolta di simboli e allegorie “Iconologia”: la #Carità è una madre con tre bambini, simbolo di una virtù unica ma capace di sostenere anche fede e speranza.
In questo dipinto è interpretata con un intreccio di corpi dinamico ma armonico, segnato da un chiaroscuro ispirato a #Caravaggio.
Lo schema di Ripa si diffonde tra gli artisti barocchi e ritorna anche nelle opere dello stesso Reni, che riprende questa figura nella “Strage degli Innocenti” (1611-12), oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
🎨 Guido Reni (Bologna 1575 - 1642), La Carità cristiana, 1604-1607, Olio su tela, Galleria Palatina di Palazzo Pitti
COSCIENZA D'ARTISTA
Esistono repliche talmente potenti da essere (quasi) in grado di rivaleggiare con l’originale.
Come la copia (d'autore ignoto) dell'autoritratto di Albrecht #Dürer, conservata agli Uffizi: un dipinto a olio su tavola del XVII secolo che riproduce l'opera autografa del 1498, oggi accolta a Madrid al Museo del Prado.
Il dipinto realizzato dal leggendario artista tedesco era arrivato in Inghilterra nel Seicento, per entrare a far parte delle collezioni di Carlo I: fu in seguito acquistato dalla famiglia reale spagnola.
Il giovane Dürer è ritratto a mezza figura, di tre quarti, lo sguardo rivolto allo spettatore, immerso in una stanza con la finestra aperta su un paesaggio #fiammingo.
L’iscrizione ricorda che si autoritrasse a 26 anni. L’opera, che lo raffigura in abiti eleganti e sguardo sicuro, riflette la consapevolezza di Dürer come artista e intellettuale, maturata dopo il suo viaggio a Venezia: fu qui che comprese la diversa considerazione degli artisti in Italia rispetto a quelli che in Oltralpe erano ancora considerati semplici artigiani.
🎨 Albrecht Dürer (copia XVI sec.), Autoritratto di Albrecht Dürer, olio su tavola, #Uffizi
IL DONO REGALE
Un nuovo capolavoro entra nella Sala delle Nicchie della Galleria Palatina di #PalazzoPitti: lo Stipo dell’Elettore Palatino, commissionato da Cosimo III de' Medici nel 1707 come dono per Anna Maria Luisa de' Medici in occasione del matrimonio con l’Elettore Palatino Johann Wilhelm of Neuburg.
Progettato dallo scultore e architetto fiorentino Giovan Battista Foggini, lo stipo è una delle opere più importanti del #barocco fiorentino e fu realizzato dalla Galleria dei Lavori, la manifattura artistica specializzata nella lavorazione delle pietre dure, che aveva la propria sede nel palazzo degli #Uffizi.
L’AMORE PIÙ GRANDE
A primo sguardo, questa tavola di Masaccio sembra aderire alla tradizione bizantina: lo sfondo dorato, il volto serio della Madonna, l’iconografia rigorosa.
Eppure, c’è qualcosa in più che ancora oggi ci sorprende.
Maria non è rigida né distante, il corpo decentrato si inclina in modo naturale. Sfiora il bambino con un gesto intimo, quasi un gioco. Gesù sorride e le afferra il polso con delicatezza.
La scena sacra si apre a un frammento di quotidianità, l’amore tra una madre e suo figlio.
Quale migliore immagine per augurare a tutti buona Festa della Mamma? 💐
🎨 Tommaso di Ser Giovanni di Mone detto #Masaccio, (Castel San Giovanni in Altura, 21 dicembre 1401 – Roma, giugno 1428), Madonna del Solletico, 1426-1427, Tempera su tavola a fondo oro, #Uffizi
#FestaDellaMamma #HappyMothersDay
Le Gallerie degli Uffizi piangono la scomparsa di Detlef Heikamp, ingegno poliedrico, studioso instancabile della scultura manierista e del collezionismo mediceo. Collezionista egli stesso, era erudito e assieme curioso come i grandi antiquari del Settecento che tanto delle sue raccolte ha generosamente donato al nostro museo. Uomo di notevole rigore scientifico, era immediatamente riconoscibile per l’eleganza e la grande statura. Con lui scompare un intellettuale dalla tempra e dalla classe senza tempo che amava l'Italianità come lo avrebbe fatto un suo pari al tempo dell’Europa dei Lumi'.
"Con immenso dolore accogliamo la notizia della morte di Detlef Heikamp - così esprime il cordoglio del museo il direttore Simone Verde - vero e proprio nume tutelare delle Gallerie: presto organizzeremo una giornata di studi in suo onore, per celebrarne la figura di storico, tra i primi a conferire respiro globale alle sue ricerche, come testimonia, per fare uno degli innumerevoli possibili esempi, il suo pionieristico saggio del 1972 'Mexico and the Medici' ".
LA SICUREZZA DEL CAVALIERE
Davanti a noi, un uomo si presenta con calma sicurezza: è il cavaliere Pietro Secco Suardo, protagonista della nobiltà bergamasca del #Cinquecento, ritratto dal Moroni con straordinaria modernità.
Il cavaliere, colto in piedi, sembra sul punto di rivolgersi allo spettatore. Il gesto della mano, lo sguardo vigile, l’eleganza sobria dell’abito nero: ogni elemento costruisce una presenza viva, concreta. #Moroni non idealizza, osserva. E proprio in questa fedeltà al reale emerge la forza del dipinto.
Accanto a lui, oggetti e dettagli parlano di identità, rango e memoria, mentre lo spazio resta essenziale, quasi silenzioso, per lasciare protagonista l’individuo, simbolo di un’epoca in cui identità e prestigio si intrecciano profondamente.
🎨 Moroni Giovanni Battista, Ritratto del cavaliere Pietro Secco Suardo, 1563, olio su tela, #Uffizi
C’ERA UNA VOLTA LA MEZZA STAGIONE
È una tipica bella giornata di mezza stagione: si comincia a godere dell’aria aperta, ma se va via il sole le temperature precipitano e, letteralmente, si gela.
Le donne tengono le mantelle sulle spalle, abbinate al caratteristico abbigliamento balneare di fine #Ottocento: gonna lunga e cappello.
Sono sedute sotto un grande dehor coperto da un tendone, sul pontile di un grande stabilimento. Alcune di esse conversano, altre osservano il paesaggio.
Il formato del dipinto si sviluppa in lunghezza, dando ragione della vastità dell’orizzonte e della lunga linea del litorale. Si tratta di una lezione magistrale della pittura dei #Macchiaioli, datata e firmata Giovanni Fattori 1866.
Un documento quasi fotografico, che mostra la prima forma di villeggiatura balneare a Livorno, dove già a partire dalla seconda metà del ‘700 esisteva un 'bagno' dove confluiva la Toscana mondana granducale.
🎨 Giovanni #Fattori, La Rotonda di Palmieri, 1866, olio su tavola, Galleria d'Arte Moderna, #PalazzoPitti.
COME IN UN SOGNO IMPRESSIONISTA
L'abito da sposa di Worth sembra catturare la stessa atmosfera sospesa dei quadri di Manet. Ad accompagnarlo, un ventaglio romantico che richiama la cultura neo-settecentesca di fine Ottocento.
Questo capolavoro del Museo della Moda e del Costume è raccontato dalla sua curatrice Vanessa Gavioli.
#Wonder #PittiWonder #PalazzoPitti #Impressionismo
VITA SILENZIOSA
Che cos’è una natura morta? Un genere pittorico che si sviluppa nel ‘600 e raffigura oggetti inanimati. Si ritraggono soprattutto frutta e fiori, ma anche oggetti di vario tipo, come strumenti di uso quotidiano, bicchieri, bottiglie, ceste.
Nella lingua tedesca o lingua inglese si preferisce un nome più morbido e poetico: #StillLeben, e #StillLife, ovvero “vita silenziosa”.
Nel caso di Giorgio de Chirico, la #naturamorta non è mai davvero morta, statica. Nelle sue opere, gli oggetti sono sospesi in una dimensione enigmatica. Il cestino in bilico, la tovaglia che sembra appena spostata: tutto suggerisce una presenza invisibile o un’azione appena accaduta.
Quindi la sua non è una semplice natura morta: è una “vita silenziosa” carica di tensione, quasi in movimento, dove gli oggetti diventano protagonisti di un mistero più grande.
🎨 Giorgio se Chirico, Natura morta con mele, 1940, Galleria d’arte moderna di #PalazzoPitti