C’è qualcosa di profondamente umano nell’inciampare in un’emozione mentre cammini per strada.
Un’immagine, una frase semplice, un gesto quotidiano che somiglia incredibilmente alla tua vita.
È così che Caro Diario, il progetto di Domingo Nardulli, entra nel tessuto urbano, silenzioso ma in un modo così incisivo, che ti resta in testa per tutta la giornata.
Il progetto si compone di una serie di manifesti affissi tra Acquaviva delle Fonti, Milano, Roma e Firenze raccontano diverse emozioni, come appunto un diario personale che si mette a nudo. Un promemoria che ci ricorda che anche la fragilità è una forma di bellezza.
Grazie a @tilvonandi per aver condiviso con noi il suo lavoro ✨
Caro Diario is a visual journey through the streets — made of real moments, everyday objects, and short phrases that speak to all of us.
It’s not a campaign or a show. It’s an invitation to slow down, look closer, and rediscover the beauty in what we often overlook:
a cup, a toy, a sentence that feels like it was written just for you.
“Ti ho lasciato un po’ di pasta in bianco.”
“Torneremo a sorridere.”
After quietly appearing in Milan, new cities will follow.
No ticket, no gallery — just words and images meeting you where you are.
Created by @tilvonandi Caro Diario reminds us:
beauty is not always loud. It’s in the details, the pauses, and the unexpected feeling of connection.
#CaroDiario #EverydayBeauty #CityPoetry #UrbanInspiration #DomingoNardulli
CARO DIARIO, Capitolo I
Sì, è proprio il mio accento pugliese.
Si sente forte? Ma che ci posso fare? Sono nato qui e sono nato così, sono le mie radici.
Quando parlo si sente il mare, la focaccia e pure mia nonna che urla dal balcone “scínd’ da dè!”.
Non è solo un accento, è geografia sentimentale, è un patrimonio socioculturale.
#carodiario #social #project #urban #manifest #life #talk #connection #people #streetphotography #film #analog #filmphotography #135mm #120mm #milan #roma #firenze #acquavivadellefonti #monopoli #ostuni #polignano #otranto #2025
FRAGILI EQUILIBRI di Domingo Nardulli e Arianna De Angelis @tilvonandi@aiir_kk
Ogni oggetto racconta una storia, ogni dettaglio riflette desideri e frustrazioni. Questi scatti rappresentano il peso della quotidianità: una zavorra fatta di simboli e aspettative che distinguono Millennials e Gen Z, uniti però dalla difficoltà di abitare un mondo che spesso non li ascolta. I Millennials portano tracce di un passato fatto di promesse infrante: oggetti legati a stabilità e disciplina raccontano la ricerca di un futuro sempre più incerto. La Gen Z, invece, esprime una ribellione silenziosa attraverso elementi fluidi e frammentati, tra ironia e bisogno di identità.Le figure diventano metafore viventi: corpi attraversati da un sistema che accumula e svuota, dove il peso è anche emotivo. Eppure, in questo equilibrio precario emerge una resistenza.
Here’s the translation:
Every object tells a story, every detail reflects desires and frustrations. These images represent the weight of everyday life: a burden made of symbols and expectations that distinguish Millennials and Gen Z, yet unite them in the shared difficulty of inhabiting a world that often fails to listen to them. Millennials carry traces of a past shaped by broken promises: objects tied to stability and discipline speak of the search for a future that grows increasingly uncertain. Gen Z, on the other hand, expresses a quiet rebellion through fluid and fragmented elements, balancing irony with a deep need for identity. The figures become living metaphors: bodies crossed by a system that both accumulates and empties, where the weight is also emotional. And yet, within this precarious balance, a form of resistance emerges.
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Trovi tutto il progetto su www.perimetro.eu
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#fuoriperimetro #domingonardulli #ariannadeangelis #fragiliequilibri
Provocatori fascisti e sionisti al corteo del 25 Aprile 2026.
Torniamo a essere democraticamente ribelli e non farci più schiacciare dalle politiche totalitarie e colonialiste.
Oggi e sempre antifascista. Viva l’italia partigiana.
#milano #25aprile #antifa
‘Nonostante’
Nonostante il silenzio che copre e confonde,
nonostante la continuità della colonizzazione che consuma e cancella, nonostante le torture che non fanno rumore ma restano nei corpi, questo fiore resiste.
Cresce da un oggetto schiacciato, segnato, ferito,
come se la memoria trovasse sempre una crepa da cui passare.
Non è solo un fiore: è un gesto ostinato, un filo sottile che tiene insieme passato e presente.
Nonostante tutto,
qualcosa continua e continuerà a fiorire.
Photo by @tilvonandi
#25aprile #milan #italy #antifa
Peace please.
Due parole che non dovrebbero mai uscire dalla bocca di un bambino come una supplica.
Perché i bambini non dovrebbero chiedere la pace.
Dovrebbero viverla. Respirarla. Darla per scontata, come l’aria. E invece no.
Ci sono bambini che imparano il suono delle sirene prima delle filastrocche,
che riconoscono il rumore delle bombe meglio della voce dei propri genitori,
che crescono troppo in fretta, con giochi interrotti e sogni lasciati a metà.
Questa lavagna sembra appartenere a una scuola.
Ma per molti, la scuola è diventata un ricordo, un luogo distrutto, lontano, o semplicemente irraggiungibile.
E allora quella scritta diventa tutto: un desiderio, una preghiera, una richiesta semplice ma ignorata.
Peace, please.
Non è poesia. È il minimo indispensabile.
Forse il vero fallimento non è nei loro occhi pieni di paura, ma nei nostri, che troppo spesso si abituano a guardare altrove.
Perché ogni bambino che chiede pace sta raccontando, senza gridare,le conseguenze delle scelte degli adulti.
E nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a farlo.
Questo progetto è esposto a @liquidaphotofestival a Moncalieri (TO), dal 17 al 19 aprile 2026.
Exhibition Curated by @latota
Ringrazio tutto il team di @liquidaphotofestival e @paratissima per il supporto e l’opportunità.
Un grazie speciale anche al mio laboratorio di stampa di fiducia @colorsystem.milano e al super artigiano falegname Giovanni.
#stopwar #stopgenocide #education #silence #fuckwars 🇵🇸
“Ogni maledetta Domenica” - Le persone cambiano, le loro cose restano.
Ogni Domenica Porta Portese si ricompone. Gli stessi gesti, gli stessi spazi, una geografia che si ripete e si trasforma insieme.
Le persone passano, cambiano, i loro oggetti restano.
Si accumulano, si spostano, tornano a circolare.
Dentro queste cose rimangono segni minimi: usure, pieghe, adattamenti. Tracce di vite che non sono più lì, ma che continuano a esistere in forma residuale.
Il mercato diventa così un luogo di passaggio e resistenza, dove il valore non è fisso ma si ridefinisce continuamente, tra necessità, abitudine e possibilità.
Guardare questi oggetti significa accettare che non sono mai neutri. Si portano dietro tempo, relazioni, assenze.
Ogni maledetta domenica, tutto cambia. E allo stesso tempo, qualcosa resta.