Due finali perse, duecento birrette scolate, duemila bestemmie tirate ad ogni nastro a sfavore.
Per fortuna perdo le finali con gli amici, bevo le birrette con gli amici e ogni tanto ci smadonno pure.
Ah, ci sono anche delle donne e mamme bellissime.
Il resto è storia, le ferie già un lontano ricordo.
Chi mi conosce, sa che questo sport mi ha tolto tanto, forse più di quanto sia mai riuscito a darmi.
Vi racconto una storia intima, che mi sono tenuto dentro a lungo, quasi gelosamente.
Ma la grandezza merita di essere condivisa.
Ottobre 2024.
Durante i Dobermann Days, chiesi a Domme di visualizzare Bormio.
Sulla Stelvio aveva già vinto 6 volte.
“Ce la fai?”
Un’occhiata quasi sinistra, e glaciale, si è scagliata verso di me, seduto di fronte a lui.
Non aveva appena terminato la ricognizione, quindi temevo potesse non essere preciso.
Quello che seguì fu un momento metafisico.
Osservatelo bene: non ci sono solo il canalino Sertorelli e la Carcentina.
Non è solo il processo di immedesimazione di ogni atleta, è un rito solenne.
La respirazione, misurata per dosare le forze.
I singoli centimetri in cui l’esterno sbatterà.
È la connessione più profonda e viscerale tra l’atleta e ciò che realmente lo separa dalla gloria.
Sono stato testimone della magnificenza che da anni si cela timidamente dietro una leggenda silenziosa, schiva e introversa, forgiata dalla Val d’Ultimo.
Un ragazzo dall’animo puro, che all’ombra e al riparo dai riflettori, è diventato semplicemente uno dei discesisti più forti della storia di questo sport.
Terminata questa visione, lo guardo e mi sorge spontaneo chiedergli:
“Domme, come fai?”
“Matte, sono un’atleta: è il mio lavoro”
Quella parola racchiude già tutto, e non sono riuscito a replicare.
Ma d’altronde, si sa, con Domme non ce n’è bisogno.
Chi mi conosce, sa che questo sport mi ha tolto tanto, ma forse ora è riuscito a farsi perdonare.
Once a Nordican, Forever a Nordican.
Non postavo niente da febbraio.
Feed inconsistente e poco incline ad assecondare le logiche algoritmiche di questo pazzo pazzo mondo.
Nel frattempo abbiamo perso uno scudetto e scritto una storica pagina di calcio… la più umiliante.
Ecco, spiegato il silenzio.
Poteva andare comunque molto peggio, l’anno scorso mi hanno rubato il telefono e non ho collezionato alcuni momenti che con somma gioia oggi condivido con voi.
Recappino disonesto e tardivo del 24.
Coglie appieno momenti di estasi, euforia, riflessione e posing. Ma anche le priorità della mia vita: fra cui circondarsi di fotografi competenti.
Special tribute a @vito_a_a che mi ha immortalato analogicamente di fronte ad un tempio come il TD Garden, rievocando vibes da tripla in gara 7 di Metta World Peace contro i Celtics.
Una stagione intera in pochi, ma molto rappresentativi, momenti di delirante interismo.
- “Giro l’Italia per te…”
- Vi auguro di trovare qualcuno che vi abbracci come io ho abbracciato @bobbi_meson dopo 10 birre e 2 stelle.
- Passaggio di testimone, roba da Cilindro de Avellaneda.
- “Te l’ho promesso da bambino…”
- Foto scudetto
- Nota integrativa della foto scudetto: a “chi non salta insieme a noi cos’è…” 🐀 sono riuscito a perdere gli occhiali, saltare, e sentire un fragoroso rumore croccantissimo sotto le mie dunk.
@rayban fattura tutto a Oaktree e spediscimi un paio di lenti nuove.
Io non ho tempo per un’altra vita, io la mia vita la vivo con te ⭐️🖤💙⭐️