“Mi sto frantumando in mille petali impalpabili, fluttuando in uno spazio privo di gravità, circondata da un silenzio assordante che solo il mio cuore riesce a percepire. Il mondo, attorno a me, si trasforma in un semplice intralcio a questa metamorfosi che non ho voluto, ma che accetto con rassegnazione. Le tempeste di ghiaccio si mescolano a piogge di fuoco, mentre sacrifici una volta tangibili si dissolvono nel nulla. Sono sempre vigile, ma mai realmente presente, intrappolata in montagne di sabbie mobili da scalare, dove la mia sicurezza si trasforma in un ricordo lontano. I fili della mia mente si intrecciano in un groviglio confuso, rendendo difficile riconoscerli per ciò che realmente rappresentano: identità e importanza. In questo stato di disgregazione, mi chiedo se la bellezza possa risorgere da questa vulnerabilità, come un fiore che sboccia tra i detriti.”
Monique
A volte chi cura gli altri dimentica di essere anche fragile, umanamente fragile. Poi arriva il momento in cui il camice si apre, il corpo cede, e ci si ritrova dall’altra parte del letto, con il dolore addosso, la stanchezza che svuota, le cicatrici che tirano e il tempo che improvvisamente rallenta.
Ed eccomi qui: un addome attraversato da decine di punti, tre piccoli accessi cutanei che sembrano nulla ma raccontano comunque una battaglia, dolore inevitabile e una fatigue profonda che solo chi passa davvero attraverso un intervento importante può comprendere fino in fondo.
Ma insieme a tutto questo ho incontrato anche ciò che nella sanità pubblica continua a essere meravigliosamente umano: uno staff chirurgico e anestesiologico eccezionale, competente, presente, capace di prendersi cura non solo del corpo ma anche della paura. E questo non va dimenticato mai.
Ora spero soltanto di tornare presto in forza, passo dopo passo, respiro dopo respiro, lasciando che il corpo faccia il suo lavoro silenzioso di guarigione.
Vi abbraccio tutti.
E, oggi più che mai: no wars.
Perché quando soffri davvero sulla tua pelle, capisci quanto sacra sia la pace e quanto assurda sia ogni forma di distruzione umana.
"We've Had Enough" è stata scritta e registrata da MJ tra il 99 e il 2000 durante le sessioni dell'album Invincible. Il brano, inizialmente intitolato "Stop the War", è nato come una potente denuncia contro le guerre, l'ingiustizia sociale e l'indifferenza del mondo di fronte alle sofferenze globali. Ricevi Reportage riservati. Link in bio @anarkick21
No... there is no good news, my friends. As much as my heart wants to feel hope, the reality is entirely suffocating. We are forced to survive day by day, only to be killed inside this cage. We are trapped in an endless cycle of heartbreak, breathing just to wait for the end in a place we cannot leave.
#gaza #Palestine #freedom #free #humanity
Karim Khan non ha accusato i leader israeliani di genocidio, ma di sterminio, fame forzata e crimini contro l'umanità. Nonostante l'assenza della parola "genocidio", Khan ha richiesto infatti l'arresto per crimini altrettanto pesanti.
Il Procuratore non ha detto letteralmente "A Gaza non c'è un genocidio", ma ha scelto di non accusare i leader di quel crimine specifico, in base alle prove attualmente in possesso. Inoltre, le "accuse sessuali" contro di lui, fanno pensare a minacce e a uno sputtanamento gratuito. Ricevi Reportage riservati. Link in bio @anarkick21
Why can’t Rital receive the medical care she urgently needs?
Rital Raed Hania is in crit!cal condition, living in a tent while waiting for medical evacuation from G@za . She has had a medical referral for more than a year.
Rital suffers from epilepsy and severe malnutrition, and urgently needs treatment abroad to save her life.
Please urge the relevant authorities to take immediate action.
IG’s mother @rtj_hny
WhatsApp: +972 59-782-5837
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