Perché la muratura ha questo scanso? Come uscivano i soldati dal percorso sotterraneo? Che pesi sopportavano nei loro spostamenti? Quanti ponti levatoi prima di accedere alla Rocca?
Quando si restaura un’opera di un architetto come Francesco di Giorgio Martini si avverte un timore reverenziale. Il timore, in qualsiasi intervento di restauro conservativo, è un sentimento positivo: costringe alla ricerca, all’interpretazione e all’approfondimento. Sono molte le domande che invitano ad una riflessione e ad un confronto tra diverse competenze, storiche archeologiche e architettoniche, tra studiosi ed esperti.
Nei mesi (a volte anni) del restauro ci si trova a fare architettura in un modo diverso, il quotidiano sono grandi spessori murari, i volumi che si protendono dal perimetro e quelli scavati. Tutto è segnato profondamente dalla gravità, dalla compressione sulla fondazione che è la roccia di un’altura che guarda il territorio. Conservare è una responsabilità. La cucitura deve manifestarsi, gli interventi delle diverse epoche devono leggersi, in un dialogo armonico con l’esistente.
Il restauro, al di là della funzione primaria del conservare, è interpretare il manufatto seguendo nell’operazione di preservazione il brano scritto secoli fa.
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@giacomo_grandi_ e disegni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 Recupero del soccorso coverto della Rocca Martiniana, Cagli (PU)
📸 e disegni 11, 12, 13, 14, 15, 16 e 17 Restauro e riqualificazione della Chiesa della SS. Trinità – Monastero di Montebello
@girolomoni_granoturismo
📸 18,19 e 20 Restauro del Castello della Porta, Frontone (PU) con
@luanasciamanna_architetto
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