Le case dei ricchi. I mille mestieri prima di buttarsi nella musica. E una madre che lo bacia quando le chiedi del papà. Sayf debutta con il suo primo album, Santissimo, e a noi si racconta per la prima volta senza filtri: «Santissimo è una contraddizione, e forse lo siamo un po’ tutti. Dentro ci sono le crepe, la corruzione, gli errori, tutto quello che ci rende umani. Non parla di santità, ma della fatica di restare puliti quando la vita ti sporca. Però alla fine resta la speranza – sempre quella – che ti salva e ti rimette in piedi».
L'intervista di @stefisalta al link in bio e in edicola 🔗
#VFinedicola #VFentertainment
L’amore, il palco, il peso delle aspettative. E poi ancora la musica che resta, crescere, i fallimenti, la libertà, il bisogno di sparire ogni tanto. E quella felicità che dura poco (per @irama.plume sono tre minuti), ma per cui vale sempre la pena.
Di segreti, coppie, giudizi. E soprattutto di quello che pensiamo, di quello che facciamo e di ciò che resta in mezzo.
Ventiquattr’ore a Roma con Zendaya e Robert Pattinson per The Drama, che parla di noi, più di quanto vorremmo.
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È abbastanza per essere ottimista?
«In questo momento - e per i prossimi due anni - navighiamo davvero giorno per giorno. A volte sembra basti che qualcuno dica qualcosa di cattivo su Trump perché lui possa entrare in guerra con un Paese a caso. È pazzesco, ma è davvero così. E il fatto che molte delle persone che incontro siano d’accordo con me mi fa sentire meno pazza. Anche se a volte mi chiedo: che cosa ho fatto? Ho fatto qualcosa anch’io per contribuire a questo? E allora penso: ridateci una buona leadership. Dateci una donna coraggiosa. Posso salutarla con un augurio?».
Certo.
«Spero nel futuro del suo Paese. E anche del mio».
Ho parlato con Amanda Seyfried, donna coraggiosa non solo al cinema (The Testament of Ann Lee). E il suo augurio, oggi, vale ancora di più.
📸 @giulia_parmigiani_photography
E passeranno classifiche e Sanremi
Taxi, treni, aerei
E se mi stai ancora cercando
Sono dove stavo ieri
Ho solo più pensieri
Un po’ meno fiducia
E qualche buona scusa.
#sanremo2026
Ha detto: «Erano sempre gli altri che volevano sposarmi, per me non cambiava nulla». «Lo confermo. E ancora oggi il matrimonio non saprei definirlo: o metti su una famiglia, con dei figli, oppure - come sono stati i miei matrimoni - sono solo giochi d’amore».
Con l’amore gioca ancora? «L’amore cambia. A vent’anni, a trent’anni è diverso. L’amore oggi è per tutti, per tutto e anche per sé stessi».
E per gli uomini? «L’uomo continua a essere importante, ma per altre ragioni».
Ne ha fatti soffrire molti? «Per carità, io non voglio far soffrire nessuno. Voglio che tutti siano felici, soprattutto quando si sta insieme. Del resto, perché stai con qualcuno? Perché lo ami, perché lo senti, perché c’è un rapporto dell’anima, un rapporto importante. Oppure puoi stare con qualcuno e anche fregartene completamente: dov’è il problema? Io non me lo sono mai posto».
Trasgredire è ancora possibile? «La trasgressione di una volta, quella da cui nascevano gli artisti, non c’è più. È diventata una professione. E quella, devo dire, la trovo molto volgare».
Un incontro bello della sua vita? «Ah, tesoro mio, la vita».
(…)
I grandi amori finiscono sempre? «Non lo so. Io ho visto persone amarsi per settant’anni. Esiste anche quello».
Le manca? «No».
Meglio così? «Meglio essere chi sei».
Ho intervistato @patty_pravo_official , ragazza magica per sempre ✨
La domanda che attraversa il film di Sorrentino è «di chi sono i nostri giorni?».
Martina Veltroni: «In questo momento, per me, sono di mia figlia (ride). Spero che siano nostri, spero di esserci davvero dentro, di essere presente. Quello che mi angoscia è che, con tutta questa “bravura” che ci viene continuamente richiesta e con le urgenze quotidiane, il tempo passi troppo in fretta, con la testa sempre su cose che non sono davvero importanti. Non so se quando si è molto vicini a una vita nuova ci si senta anche più vicini alla morte, ma è sicuramente un momento in cui si sta su un confine. Nasce allora un desiderio fortissimo: che il mio tempo sia il più lungo possibile per passarlo il più a lungo possibile con lei».
Walter Veltroni: «Se me lo avesse chiesto trent’anni fa, avrei risposto senza esitazioni: sono nostri. Ero convinto, e in parte lo sono ancora, che il futuro lo fabbrichiamo con le nostre mani. Oggi, però, avendo un certo tempo di vita alle spalle, le dico che per una parte i nostri giorni sono del destino: c’è qualcosa che non è programmabile. E poi c’è la storia. In passato credevamo di costruirla; ora, invece, penso - ed è inquietante - che spesso sia lei a determinare noi. Questo non significa rifugiarsi nell’idea che tutto sia già scritto. Quello che accade ci riguarda. E se vogliamo che la nostra vita non diventi brutta, dobbiamo fare la nostra parte».
Ho parlato con Walter e Martina Veltroni di America, dubbi, cinema, futuro e grazia come modo di stare al mondo. L’intervista al link in bio.