Notare è un gesto lento, quasi invisibile, che richiede presenza vera.
Vedere le crepe,
solo per rispettarle.
Notare mi ricorda che nessuno è solo ció che mostra: dolori educati e speranze fragili.
Che ce ne facciamo del vedere se non sappiamo notare?
Giunti a questo punto, dicesti
o te ne vai
o rimani per sempre.
Non capì che il bello era proprio quel punto,
era rimanere nel limbo delle cose sospese
nella tensione di un permanente principio.
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L’11 marzo del 2020 l’OMS dichiarava lo stato di pandemia a causa del virus Covid-19.
Interludio.
Un intermezzo nella nostra vita. Una pausa del reale per entrare in un reale più profondo.
Disarmati di tutto, ci siamo ritrovati umani primordiali in una realtà distorta.
Abbiamo sfiorato il nulla, con orrore.
Ed Io, come molti altri, in quel nulla e in quell’orrore ci sono dovuta passare attraverso.
Sanità satura, cure inesistenti, impotenza, occhi gonfi, anima prosciugata, riflessi distorti, notti insonni, rincorse, certezze che si rompono definitivamente, cuore bucato, silenzi assordanti.
Cosa significa - nella maniera più elementare possibile - che mio padre da domani non ci sarà più?
Come può una certezza così forte, disintegrarsi? Tornare fragile?
Eppure. Eppure nessuno ci dice che la m0rt& esiste davvero. Che ti colpisce alle spalle all’improvviso.
Che serve un’alfabeto dell’addio; se solo si normalizzasse il tragico evento. Cosicché possa diventare meno tragico, perlomeno capito, condiviso, gestibile.
In questa potente e travolgente esperienza ho fatto un qualcosa che non capivo, per qualcuno che ho amato.
Ed è proprio qui che ho capito che, molto spesso, l’opportunità sta proprio qui: in uno spazio ben definito dentro il dolore stesso.
Mi sono così riappropriata di ciò che ho accettato di perdere.
Questo mondo ci vuole sempre più infallibili, solidi e fermi come pietre e perfetti come fiori, senza dirci, però, che i fiori sono appesi ad un filo.
Immagini random e veloci che tengono traccia di un viaggio pazzesco e mi restituiscono un’ulteriore e magnifica sensibilità.
#pandemia #covid19 #visualdiary #visualpoetry
L’11 marzo del 2020 l’OMS dichiarava lo stato di pandemia a causa del virus Covid-19.
Interludio.
Un intermezzo nella nostra vita. Una pausa del reale per entrare in un reale più profondo.
Disarmati di tutto, ci siamo ritrovati umani primordiali in una realtà distorta.
Rinchiusi in quattro mura, abbiamo sperimentato la nuova quotidianità: un’incertezza assordante, la paura della morte e la consapevolezza della nostra precarietà: come sentimenti, come esseri umani, senza più il controllo della mutabilità (imprevedibile) delle cose. Anche quelle più certe, come la vita stessa.
Abbiamo sfiorato il nulla, con orrore.
Di questo periodo eccezionale, rimarrà un rumore di fondo di quell’interludio senza suono, che l’uomo ha recentemente vissuto, e dalla quale ne è uscito profondamente trasformato.
#pandemia #covid19 #visualdiary #visualpoetry
L’11 marzo del 2020 l’OMS dichiarava lo stato di pandemia a causa del virus Covid-19.
Interludio.
Un intermezzo nella nostra vita. Una pausa del reale per entrare in un reale più profondo.
Quello che è accaduto ha forzato un processo inevitabile e necessario: la sospensione della realtà per come la conoscevamo ci ha costretto a riassestare la nostra percezione del tempo, libera dalla costante sete di progresso, produttività, funzionalità e velocità, sperimentando nuovamente un tempo umano, biologico, autentico.
Mi soffermavo ad osservare il (mio) mondo sotto al mio naso, quello che comunemente ci sfugge e non ci facciamo mai caso.
Un mondo semplice, essenziale, ma mai banale.
Sono immagini che, seppur appartengono a luoghi e momenti diversi, tengono comunque traccia e raccontano la storia dello stesso uomo.
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