Due facce della stessa medaglia.
Elli de Mon e CUT.
Artisti originali,
non copie conformi.
Non ospiti da manifesto,
presenze chiamate per lasciare un segno.
Due modi diversi di ricordarci
perché abbia ancora senso
fare concerti in una certa maniera.
@elli_demon il 30 aprile ha scaldato la sera fredda con un rito materno e ruggente, di terra, di aria e di magma: blues, psichedelia, slide indiavolate, chitarra, cassa, rullante e sonagli. Ma anche introspezione e poesia, le radici, i fantasmi, la strada, vita, morte, buio, luce, un varco che si apre nel suono del sitar e sposta di colpo le percezioni.
I
@cuttheband il primo maggio hanno rimarcato la differenza viscerale tra chi recita e chi fa sul serio. Chi spacca le chitarre in tivù, e chi spacca il cù. Nel pieno del tour speciale per i loro primi 30 anni, numi tutelari del garage-punk, noise-rock e post-hardcore italiano, hanno portato catarsi elettrica, rock’n’roll allo stato brado, allo stato puro. Cut, un taglio nel bordo: come restituire il palco alla gente e sé stessi al pubblico. Una macchina viva, un mescolarsi di corpi che resta scolpito.
Li abbiamo chiamati “special guest”,
sono venuti a ricordarci
che il rock non è morto.
Frequenta i posti migliori.
Li abbiamo voluti
per alzare l’asticella giusta.
Per essere all’altezza.
Due rituali da ricordare,
sotto la luce svelatrice
della luna piena.
📸
@sofiaaperotti
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