Ci sono giornate in cui facciamo tantissime cose. Rispondiamo a messaggi, lavoriamo, usciamo, organizziamo, parliamo con persone, ascoltiamo contenuti, passiamo continuamente da uno stimolo all’altro.
Eppure, alla fine della giornata, invece di sentirci soddisfatti, ci sentiamo vuoti. Non necessariamente tristi. Piuttosto spenti, scollegati, senza energia emotiva. Come se qualcosa dentro di noi fosse stato consumato lentamente durante il giorno.
Spesso è soltanto una mente sovraccarica
che sta chiedendo meno rumore, meno fretta
e più presenza.
Ci sono persone che percepiscono ogni cosa in modo più profondo. I rumori le stancano più velocemente. Le parole restano dentro più a lungo. I cambiamenti di tono vengono notati subito. Le emozioni degli altri sembrano attraversarle completamente.
Spesso si sentono “troppo sensibili”. Troppo emotive. Troppo vulnerabili.
Ma sentire intensamente non è un difetto. È un modo diverso di attraversare il mondo.
Sentire tutto più intensamente può essere faticoso. Ma può anche essere ciò che permette di vivere le emozioni, le relazioni e la bellezza del mondo in modo più profondo.
Le relazioni ci sostengono, ci fanno sentire compresi e meno soli. Eppure, a volte, dopo aver trascorso del tempo con qualcuno che amiamo, sentiamo il bisogno di stare in silenzio, da soli, lontani da qualsiasi stimolo.
Può sembrare contraddittorio. Se vogliamo bene a una persona, perché il contatto con lei a volte ci stanca?
La risposta è semplice: stare con gli altri richiede energia mentale ed emotiva.
Amare qualcuno non significa avere energia infinita. Anche le relazioni più belle richiedono presenza, attenzione e coinvolgimento emotivo.
Avere bisogno di spazio non rende un legame meno sincero.
Spesso significa semplicemente che il nostro sistema nervoso ha bisogno di silenzio e pausa.