Antonio Rigo Righetti

@rigobassmachine

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Mi piace molto, molto molto molto il funk, quello vero, quello che, come dice Bootsie Collins dall'alto della sua autorità, è sempre on the one, è sempre sull'uno, che è una cosa che Bootsie condivideva con Jameeees Brown. Per cui, questo è un video dei miei, estemporaneo, di una mia composizione funk, che si chiama appunto "Marquis de Funk", tratta da "Profondo Basso", che è un mio disco strumentale di qualche anno fa, e che vi faccio sentire con grande piacere. Registrato più che in presa diretta col mio telefono buona la prima...
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4 days ago
Il video racconta la mia partecipazione come docente al Corso di Alta Formazione per Costumisti nel Cinema e Audiovisivo, attualmente in svolgimento presso @ilpostomodena , insieme alle docenti Francesca e Roberta Vecchi. Il mio intervento, sviluppato attraverso tre incontri, attraversa il territorio vivo delle controculture, delle avanguardie artistiche, del gesto estetico che nasce ai margini e poi finisce per cambiare il centro. Un viaggio dentro la storia del costume non come semplice successione di tessuti, tagli e silhouette, ma come sismografo umano capace di registrare rivoluzioni, desideri, paure, fughe, identità. Perché ogni abito racconta una tensione. Ogni strappo, ogni eccesso, ogni scelta apparentemente “stonata” porta dentro una domanda sul tempo in cui nasce. Dal dadaismo al punk, dalla beat generation al glam, dai teddy boys fino alle derive postmoderne, il costume diventa linguaggio, collisione, dichiarazione politica e poetica insieme. Non semplice estetica, ma carne culturale cucita addosso ai corpi. Abbiamo parlato di artisti che hanno trasformato il margine in una luce improvvisa. Di musiche nate nei sotterranei e finite per cambiare il modo di camminare delle persone. Di cinema, fotografia, rock’n’roll, teatro sperimentale, underground e strada. Di come spesso siano proprio gli “irregolari” a generare il futuro. ✨ Come conclusione di questo percorso ho voluto portare la mia versione di Heroes. Non come semplice omaggio a David Bowie, ma come ultimo frammento del discorso. Perché Heroes continua a raccontare una possibilità umana rarissima: quella di salvarsi, anche solo per un istante, attraverso l’arte, l’immaginazione, l’identità scelta controvento. In fondo, le controculture fanno proprio questo: aprono una finestra dove il mondo sembrava avere costruito soltanto muri. 🎸 #rigorighetti #bassplayer #rigorighettioneday #music #cool
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5 days ago
Quando il cielo ti regala una visione così ti fermo i piedi sul selciato e non me ne vado più, resto lì come un idiota con la faccia in su e gli occhi spalancati perché certe cose non puoi lasciarle passare senza guardarle davvero, senza berle fino in fondo come si beve il primo caffè del mattino quando ancora il mondo non ha cominciato a fare rumore e tu sei l’unico sveglio e tutto ti appartiene e la gru attraversa il cielo come un assolo di basso che non finisce mai, una linea lunga e dritta e silenziosa che taglia le nuvole a metà senza chiedere scusa a nessuno, geometria pura sospesa nell’aria di maggio sopra i tetti di tegole vecchie che hanno visto tutto e non dicono niente, sopra le antenne che captano frequenze di vite lontane, sopra i camini storti e i cortili chiusi dove nessuno entra più e le rondini, le rondini sì, quelle sì che sanno come si fa, ubriache di aria e di velocità e di quella felicità animale che non ha nome e non ha bisogno di averlo, vanno e vengono e urlano la loro gioia a duecentoallora senza fermarsi un secondo perché fermarsi significherebbe capire e capire significherebbe smettere di volare e io resto qui. Fermo. Con la faccia in su. Che è già qualcosa. 📍 Modena, ore che non contano 🎸 #Kerouac #OnTheRoad #Modena #Rondini #Nuvole
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6 days ago
sabato 16 maggio il rock & soul duo torna al Caffè de Oliva per uno show di canzoni originali, covers selezionate e racconti di musica. E' una bella occasione per stare assieme mentre la musica crea il mondo che ci meritiamo! keep rocking @caffedeoliva @robbypellati
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9 days ago
Il brano di oggi per la rubrica “Back To Bas(s)ics” ci porta dritto nel cuore pulsante di “Sandinista!”, di The Clash dove il basso di Paul Simonon non è solo uno strumento, ma una dichiarazione d’intenti. In questa porzione di “Police On My Back”, il P-Bass di Paul ringhia con quella solidità operaia che ha trasformato una gemma di Eddy Grant e dei The Equals in un inno punk definitivo. Have Fun C’è un battito che corre sull’asfalto, tra il fumo dei sobborghi e il cielo grigio, non è solo musica, è un assalto, un ritmo che non cerca mai prestigio.Le dita di Simonon, corde come acciaio, disegnano la fuga e la tensione, mentre il Precision, fedele operaio, scava il solco di ogni rivoluzione.Note pesanti, come passi nel buio, mentre le sirene urlano alla luna, un basso che non conosce il rifugio e sfida la sorte, sfida la fortuna.Non è solo un estratto, è un cuore che batte, il rombo sordo di chi non si arrende, la colonna sonora di mille battaglie fatte, dove il punk s’alza e la notte si accende. @the_clash @simononart @franchinguitars @rigorecords @egraziealbasso
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10 days ago
Della serie "Back To Ba(s)sics"! Ecco perché, sul finire degli anni ’70, quando abbassavi la puntina su un vinile arrivato dall’ondata punk UK, dalle casse usciva qualcosa che ancora oggi sembra vivo, nervoso, necessario. Non “musica vintage”. Non nostalgia da mercatino. Corrente elettrica pura. Il disco si chiama The Crack. Il gruppo sono i @therutsdc Al basso, gigantesco, John 'Segs' Jennings @segsruts_rutsdc E dentro quel suono io continuo a sentirci una cosa rarissima: l’urgenza. Quella vera. Quella che non nasce per piacere all’algoritmo, ma perché hai qualcosa da dire prima che il mondo ti chiuda la porta in faccia. È la stessa scintilla che sento nel rockabilly e nel primo rock’n’roll: pochi fronzoli, poche pose, tanta fame. Una musica fatta da gente che sembrava voler sfondare il muro del proprio tempo a spallate. C’era una sana sfrontatezza, quasi infantile eppure lucidissima. Nessuna educazione da salotto. Solo ritmo, sudore, amplificatori accesi e il desiderio feroce di cambiare qualcosa, anche soltanto per la durata di una canzone. E allora senti il basso che corre e spinge senza chiedere permesso. Le chitarre che sembrano lame arrugginite e bellissime. La batteria che non accompagna: trascina. Il suono sporco al punto giusto. La band che suona insieme come se fosse dentro una rissa poetica. Tutto al posto giusto. Tutto come deve essere. In questo piccolo video provo a suonarne appena un minuto, forse poco più. Non per imitare, ma per entrare per un attimo dentro quella corrente lì. Dentro quella vibrazione senza tempo che ancora oggi, appena parte, ti ricorda che la musica può essere libertà fisica, istinto, collisione, strada, sogno e presa di posizione. Perché certi dischi non invecchiano. Continuano semplicemente a respirare.
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11 days ago
Pochi minuti poi Il loop parte lento, ipnotico, una pulsazione che non chiede niente e ti dà tutto. Il Yamaha BB734A all black pesa tra le mani come una promessa mantenuta. Non c'è scaletta, non c'è pubblico, non c'è nemmeno un progetto: c'è solo il suono che cerca se stesso nel silenzio della stanza. Metto le dita sulle corde e smetto di pensare. È questa la cosa strana del basso — quando lo suoni davvero, quando ci sei dentro fino ai polsi, non stai *facendo* musica, stai *diventando* musica. Ogni nota improvvisata è una piccola verità senza traduzione. Non ha bisogno di titoli, di streaming, di algoritmi. Esiste e basta, come il respiro, come la fame. La maglietta di Clapton è quella consumata agli angoli, quella giusta. Non è nostalgia — è una divisa da lavoro. Un promemoria che c'è qualcuno che ha suonato tutta la vita per la stessa ragione: perché non poteva farne a meno. Il basso è uno strumento che va mantenuto come un coltello affilato — non per fare male, no. Per tagliare netto, per arrivare al midollo delle cose senza spiegazioni. Bastano le mani. Basta la fame. Il resto, per adesso, aspetti fuori. @yamaha_guitars @rigorecords @rigobassmachine @ericclapton @nathaneast #basso #bassista #elettrico #improvvisazione #loop #YamahaBass #BB734A #musicista #suonare #libertà #blues #rock #groove #bassguitar #bassist #musician #jam #fender #clapton #musica #musicaitaliana #handmade #livemusic #basslife #strumento #feeling #vibrazione #underground #rigorighetti
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13 days ago
La musica ha aperto le porte come si apre una casa agli amici veri: senza formalità, con quell’aria di chi sa che la musica, quando arriva, non chiede permesso. E noi siamo entrati così, senza nomi ben fissati, senza gerarchie, senza la burocrazia sterile dei ruoli. Due batteristi che si rincorrevano come temporali su pianure diverse, un chitarrista che ogni tanto sembrava voler incendiare il legno, altri musicisti che apparivano e sparivano come figure nei sogni, lasciando dietro di sé scie di suono. Non ricordo i nomi, ed è perfetto così. I nomi sono etichette, la musica invece è un animale che non si lascia catalogare. La Rigo’s Super Jam è questo: una lingua senza dizionario. Un dialogo senza grammatica, ma con una precisione quasi chirurgica nell’emozione. Ci si guarda, si parte, si cade, si ride, si riparte. È una forma di fiducia cieca, come salire su una macchina lanciata senza sapere chi guida. Eppure si arriva sempre da qualche parte, anche se quel posto non esiste sulle mappe. “I Shall Be Released” è arrivata alla fine come una benedizione storta, un salmo laico, qualcosa che non chiude ma spalanca. Prima, “Hound Dog” tirata come una corda sul punto di spezzarsi, sporca al punto giusto. “Cissy Strut” che camminava con quell’eleganza sfrontata, un groove che non chiede spiegazioni. E in mezzo, tre pezzi miei, lasciati andare come bottiglie in mare, senza sapere chi li avrebbe raccolti, o se sarebbero mai tornati indietro. E poi la strada. Il ritorno sull’highway, che non è mai solo asfalto ma una specie di nastro magnetico dove si registrano i pensieri che non riesci a dire. Suggestioni che si infilano sotto la pelle, un’eco lontana di musica indiana moderna che ti resta addosso come un profumo che non riconosci ma che ti appartiene già.
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15 days ago
C’è qualcosa di quasi infantile nel trovare una base ritmica a caso su internet e lasciarsi andare. Nessuna scaletta. Nessuna aspettativa. Solo il basso, il mio Yamaha BB734A e quella pulsazione elettronica che qualcuno, da qualche parte nel mondo, ha costruito e lasciato libera di circolare. Ho suonato. E lo strumento ha fatto quello che sa fare meglio: sparire tra le mani e diventare suono. C’è una geometria in quel corpo, in quel manico, in quella risposta delle corde che dopo anni riconosco ancora come una lingua madre. Non si spiega, si abita. Il basso ha una voce propria, lo Yamaha BB734A ce l’ha più di altri. Quella morbidezza nel registro basso, quella presenza nel mezzo, quella risposta al tatto che ti dice vai, fidati e tu vai. A volte la musica non ha bisogno di una ragione per esistere. Basta una base trovata online, uno strumento di cui ti fidi come un vecchio amico, e il pomeriggio che diventa qualcos’altro. # #bass #bassguitar #yamaha #yamahabass
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17 days ago
@yamaha_guitars Basso elettrico BB734 slowly but surely! #rigorighetti #bassplayer #rigorighettioneday #music #love
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19 days ago
Doing some music for… 🕊️🕊️🕊️🕊️🕊️🕊️
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23 days ago
Che ne dite? La Telecaster è muy bonita così come l'outfit creato da @francescavecchitwins
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23 days ago