Retrogusti | food tales

@retrogusti

Oltre la superficie del gusto Sveliamo il lato nascosto della cultura gastronomica Storie persone e luoghi in tutto il mondo @retrogusti.international
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Retrogusti nasce dal desiderio di andare oltre il primo assaggio. Di soffermarsi su un profumo, su un dettaglio, su una storia che spesso resta sullo sfondo. Raccontiamo il cibo e il vino come esperienze da attraversare: parole, territori, persone, gesti. Lo facciamo attraverso gli articoli del magazine, le storie di piccoli produttori e gli eventi, che ci permettono di accorciare le distanze e vivere in prima persona ciò che raccontiamo. Ogni sapore porta con sé un retrogusto: un’emozione più nascosta, una memoria che affiora. È lì che ci piace fermarci. Se anche voi amate esplorare ciò che resta, ciò che persiste, ciò che racconta davvero, questo viaggio è anche il vostro. Seguiteci qui, leggete le storie del magazine e iscrivetevi alla newsletter per continuare a esplorare i retrogusti che raccontiamo. Pic @marco_meini_photo
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3 months ago
Finalmente Retrogusti arriva nel Lazio 🥂 Vieni a brindare insieme a noi✨ @retrogusti @virginialatorre_sommelier #sommelier #vino #sommelierlife #instawine
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2 days ago
C’è una cucina che cerca effetti speciali e una cucina che preferisce lavorare sulla memoria. Quella dello @chef_lorenzotirabassi appartiene alla seconda categoria. Nel nuovo appuntamento di “Dietro al piatto” raccontiamo il percorso dello chef di @lodo_60 a Rio Saliceto. Dall’alberghiero di Carpi alle esperienze tra Veneto, Alto Adige e Sicilia, passando anche per Hell’s Kitchen con Carlo Cracco, fino al ritorno in Emilia, dove oggi porta avanti una cucina legata alla stagionalità e ai sapori che lo hanno accompagnato fin da bambino. I cappelletti in brodo di cappone, la mortadella, la pasta fresca fatta come una volta. Nei suoi piatti convivono tecnica e semplicità, senza perdere il contatto con il territorio. Per Retrogusti ha scelto un piatto che racconta bene la sua idea di cucina: uovo poché con funghi cardoncelli, spuma di patate e tartufo nero. Un equilibrio costruito senza eccessi, dove ogni ingrediente ha un ruolo preciso. L’articolo completo della rubrica “Dietro al piatto” è online su Retrogusti. Words @andyroddickdani Pics @lodo_60
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6 days ago
Negli ultimi anni il Lazio sta vivendo una trasformazione silenziosa anche nel mondo del vino. Accanto ai bianchi storici e ai rossi territoriali, sempre più produttori stanno lavorando sulle bollicine con un approccio che parte dal territorio e dalle sue caratteristiche naturali. Suoli vulcanici, escursioni termiche e vicinanza del mare stanno offrendo nuove possibilità a vitigni come bellone, malvasia puntinata e trebbiano, oggi interpretati anche attraverso metodo classico e Martinotti. Ci sono aziende che stanno costruendo questa identità giorno dopo giorno, tra recupero degli autoctoni, sperimentazione e visione contemporanea. Un percorso ancora in evoluzione, ma proprio per questo interessante da osservare adesso. Nel nuovo articolo di Retrogusti raccontiamo perché le bollicine laziali meritano attenzione e come il Lazio stia cercando una propria strada nel panorama spumantistico italiano. Le bollicine laziali saranno protagoniste anche del prossimo evento delle nostre Storie in degustazione. L'appuntamento è per giovedì 21 maggio alle ore 20 da @luppoloefarina_monterotondo dove potrete assaggiare i vini di @cincinnatovini @casata_merge @famigliacotarella Words & pics @virginialatorre_sommelier
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7 days ago
Nel Lazio c’è una tradizione di bollicine che parte da vitigni come Bellone, Malvasia e Aleatico e che oggi trova interpretazioni sempre più interessanti. Per la prossima Storia in degustazione, le porteremo a tavola da @luppoloefarina_monterotondo insieme al fritto alla romana, lavorando sugli abbinamenti tra croccantezza, acidità, perlage e cucina del territorio. I vini saranno di @cincinnatovini @casata_merge @famigliacotarella 📍 Luppolo e Farina – Monterotondo 📅 Giovedì 21 maggio • ore 20:00 I posti sono limitati. Tutte le informazioni e le prenotazioni sono sul sito Retrogusti
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10 days ago
Ultimi posti per “Tracce di mare”, il prossimo evento delle nostre storie in degustazione. Giovedì 14 maggio insieme al nostro @andyroddickdani saremo da @legaragebistrotprato per una serata interamente dedicata al mare in cui la chef Mara Taddei costruirà un dialogo tra i piatti e i calici di @donnafugatawine che saranno in degustazione. Info e prenotazioni sul sito Retrogusti.
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13 days ago
Quando si parla di vino, l’attenzione si concentra spesso su vigneto, vinificazione e affinamento. Eppure c’è un elemento che interviene proprio alla fine, nel momento più delicato. È il tappo, responsabile della conservazione e dell’evoluzione del vino in bottiglia. Il tema emerge con chiarezza quando si incontra il difetto più noto, quello del cosiddetto “odore di tappo”, legato alla presenza di TCA. Basta un assaggio per comprometterne la percezione, alterando profumi e lasciando una sensazione persistente che cancella ogni sfumatura. Il sughero resta il materiale più diffuso, affiancato oggi da alternative come tappi a vite e soluzioni sintetiche. Negli ultimi anni anche la filiera del sughero ha introdotto innovazioni significative per migliorare l’affidabilità. In Portogallo, dove si concentra gran parte della produzione mondiale, aziende come M.A. Silva hanno sviluppato sistemi di controllo sempre più avanzati. Tra questi, la tecnologia SARA Advanced permette di analizzare ogni singolo tappo attraverso vapore e pressione, mentre sistemi più recenti come Bionic Eye utilizzano l’intelligenza artificiale per individuare imperfezioni strutturali invisibili. Il lavoro si inserisce in un contesto più ampio, quello delle foreste di Quercia da sughero, ecosistemi complessi e fondamentali per la biodiversità del Mediterraneo. Il tappo resta così un elemento silenzioso ma decisivo. Interviene quando il vino lascia la cantina e accompagna ogni bottiglia fino al momento dell’apertura. È lì che si gioca l’ultima parte dell’esperienza, quella che resta dopo il sorso. L’articolo completo è su Retrogusti. Words & pics @womanwithgrape
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18 days ago
“Tracce di mare” è il prossimo Fuori menù di Retrogusti. Un percorso costruito insieme a @legaragebistrotprato dove ogni piatto nasce per dialogare con il calice, seguendo un’idea precisa di equilibrio tra cucina e vino. Il menu si sviluppa in quattro portate, con una linea che guarda al mare e lavora su contrasti, consistenze e profondità, accompagnato dai vini di @donnafugatawine In sala, come sempre, ci sarà spazio anche per i racconti: quelli di chi i piatti li ha pensati e di chi il vino lo produce. Appuntamento giovedì 14 maggio ore 20.30 da Le Garage Bistrot in Piazza S. Domenico 26 a Prato con il nostro @andyroddickdani I posti sono limitati. Tutte le informazioni e le prenotazioni sono sul sito Retrogusti.
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21 days ago
Con questo secondo appuntamento, la rubrica Dietro al piatto continua il suo percorso dentro le cucine e le storie degli chef. Dopo aver acceso i riflettori su chi guida brigate e ristoranti, il nostro @andyroddickdani ha scelto di entrare nei percorsi personali, nelle traiettorie che portano alla costruzione di un’identità gastronomica. Il protagonista è @joseferrer89 oggi alla guida del @cibleofirenze di Firenze. Nato a Rio de Janeiro, arriva alla cucina dopo un primo percorso nella biologia marina e un passaggio negli Stati Uniti, dove scopre quasi per caso il lavoro in cucina. Da lì prende forma una scelta che lo porterà a tornare in Brasile, studiare le proprie radici e poi attraversare nuovamente l’oceano per confrontarsi con la tradizione italiana. A Firenze trova il suo equilibrio, tra Sant’Ambrogio e le cucine del Cibrèo, fino al ruolo attuale. La sua cucina tiene insieme memoria e movimento, con un dialogo costante tra cultura brasiliana e sensibilità italiana, arricchito da suggestioni orientali. Nel suo racconto emergono elementi personali e professionali che si intrecciano: la tapioca legata ai ricordi d’infanzia, il churrasco come rito collettivo, l’importanza di un maestro incontrato all’inizio del percorso. E poi il lavoro quotidiano, fatto di ricerca, precisione e attenzione a ciò che resta invisibile nel piatto. L’intervista completa è su Retrogusti. Words @andyroddickdani Pics chef @filipporosati_photo Pics @cibreo_firenze @giuliopicchi
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23 days ago
Siamo abituati a partire dal piatto e a scegliere il vino di conseguenza. È un gesto radicato, quasi automatico, che attraversa secoli di cultura gastronomica. Il pairing inverso ribalta questa prospettiva. Si apre una bottiglia, la si assaggia, si osservano profumi, struttura, tensione. Solo dopo prende forma il piatto, costruito per accompagnare ciò che il vino suggerisce. Questo approccio richiede tempo e attenzione. Il vino diventa origine del racconto, mentre la cucina si muove per equilibrio, senza cercare di sovrastare. Nelle cucine contemporanee, soprattutto nell’alta ristorazione, questo dialogo tra sala e cucina è sempre più centrale e contribuisce a definire esperienze costruite attorno alla degustazione. Un esempio concreto nasce da un calice di Ruchè di Castagnole Monferrato, vino aromatico e secco, con note floreali e speziate. Da lì prende forma un risotto ai frutti di bosco, pensato per accompagnarne l’acidità e rispettarne il profilo. Il piatto segue il vino, senza forzature. Il pairing inverso apre una possibilità diversa. Lascia spazio all’ascolto e introduce una variabile che a tavola si tende spesso a controllare: l’imprevisto. L’articolo completo è su Retrogusti, con un approfondimento su questo approccio e altri esempi di abbinamento. Words & pics @miss_eleninha
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24 days ago
Quando si parla di vino veneto, l’attenzione corre spesso verso aree già consolidate. Nell’entroterra veneziano si muove invece un gruppo di vignaioli che lavora su un altro piano, fatto di collaborazione e continuità tra generazioni. Tra le aziende legate a @vignaiolifivi si sta definendo un modello che mette al centro il territorio. Non una somma di percorsi individuali, ma una rete che condivide visione e responsabilità. Qui trovano spazio vitigni che raccontano la storia locale. Il Lison, legato all’area della Lison Classico, continua a essere un riferimento per i bianchi. Più a sud, lungo il Piave, il raboso mantiene un profilo deciso, con tempi lunghi e una struttura che richiede attenzione. Accanto a queste varietà si affiancano recuperi e interpretazioni che includono malvasia, refosco e merlot, ormai parte stabile di questo paesaggio viticolo. Ne nascono vini che si muovono tra tradizione e presente, con uno stile che guarda anche alla tavola contemporanea. Il punto centrale resta il lavoro condiviso. In un contesto competitivo, scegliere di muoversi insieme significa rafforzare l’identità di un’area che cerca spazio e riconoscibilità. L’articolo completo è su Retrogusti, con il racconto dei vignaioli del veneziano e del loro progetto. Words @michele.manca.sommelier Pics @tessere_winery & @vignedelbosco
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27 days ago
Nuovo episodio di "3 domande a"con Savino Maffei, anima di @pastaiomaffei e interprete della tradizione della pasta fresca. Un incontro che anticipa anche Orecchiette d’Autore, il ciclo di cinque serate firmato Retrogusti in cui sarà tra i protagonisti. Tre domande per entrare nel suo lavoro e nel legame con la cultura gastronomica pugliese. Video editing @marco_meini_photo
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1 month ago