All’indomani della Giornata mondiale contro l’AIDS, in Commissione Sanità abbiamo ascoltato due voci autorevoli:
la professoressa Cristina Mussini, membro della Commissione ministeriale AIDS, e la dottoressa Giovanna Mattei, responsabile delle politiche regionali sulle malattie infettive.
I dati mostrano con lucidità un quadro che non possiamo più considerare “del passato”:
l’HIV non è scomparso, è cambiato.
Sono cambiate le modalità di trasmissione, i contesti, le fragilità.
E soprattutto è cambiato ciò che oggi ostacola davvero la prevenzione: lo stigma.
Lo stigma che allontana dal test.
Che costruisce identità “a rischio” come gabbie.
Che rende invisibile chiunque.
È questo che ritarda diagnosi e cure; non la mancanza di strumenti clinici, che oggi sono efficaci come mai prima.
È qui che la nostra Regione è chiamata alla responsabilità: perché i numeri dell’Emilia-Romagna ci ricordano quanto sia decisivo il ruolo della prossimità.
Servizi territoriali, associazioni, sportelli comunitari come
@plus_aps , dimostrano che la prevenzione funziona quando esce dall’ospedale e incontra le persone nel loro quotidiano.
È in questi luoghi che si vince la battaglia culturale contro l’HIV.
Un tassello centrale è la PrEP, una delle innovazioni più importanti nella prevenzione contemporanea: efficace, sicura, capace di ridurre drasticamente i contagi.
Ma la PrEP funziona davvero solo se esce dal recinto della medicalizzazione, perché serve valorizzare l’autonomia e la consapevolezza delle persone.
Per questo, insieme ai colleghi Muzzarelli e Casadei, abbiamo depositato una risoluzione che chiede di rafforzare l’educazione alla salute nelle scuole, potenziare la distribuzione dei test rapidi e sostenere percorsi informativi capaci di parlare con linguaggi contemporanei.
Perché la politica sanitaria non si misura solo sulle terapie, ma sulla capacità di costruire contesti in cui ciascuno possa conoscere la propria verità senza paura.
Il diritto alla salute vive di libertà, non di silenzi.