💶 Nel 1995 il 50% più povero del Paese deteneva l’11% della ricchezza complessiva.
📉Oggi è sceso sotto il 3%.
Nello stesso periodo l’1% più ricco è passato dal 16% al 24% della ricchezza nazionale.
👉Non è successo per caso: è il risultato di decenni di scelte politiche condivise da governi di ogni colore.
🎙️Ne abbiamo parlato con Andrea Fumagalli e Nadia Garbellini.
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Il 10 marzo 2025 Marco Rubio annunciava la sospensione o cancellazione dell’80% dei progetti USAID: uno dei principali strumenti del soft power statunitense. Un’agenzia che per decenni, oltre all’assistenza umanitaria, ha finanziato ONG, media, borse di studio, programmi di fact-checking e formazione di attivisti, giudici, funzionari e giornalisti in mezzo mondo.
L’obiettivo? Costruire ecosistemi favorevoli agli interessi americani, formare opinioni pubbliche amiche e preparare classi dirigenti compatibili con Washington. Quello che Joseph Nye chiamava soft power: un potere che ottiene risultati proprio perché non appare immediatamente come potere.
Ma oggi Trump e il mondo MAGA sembrano voler archiviare tutto questo.
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🏦 Nei primi tre mesi del 2026 le principali banche italiane hanno superato i 7,5 miliardi di utili: oltre il 10% in più rispetto al 2025.
📈 L’80% dei profitti è concentrato in due colossi: Intesa Sanpaolo e UniCredit, protagoniste di una crescita record anche in Borsa dal 2022.
💰 Tra i maggiori beneficiari c’è BlackRock, principale azionista non istituzionale di Intesa e tra i principali soci di UniCredit.
⚖️ Mentre i profitti finanziari esplodono, il governo continua a tagliare la spesa sociale.
🎙️ Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi.
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Ultimamente su TikTok è pieno di video di ragazzi occidentali che fanno finta di essere vecchi zii maoisti, bevono birra Tsingtao e fumano sigarette cinesi.
E su Instagram spopolano reel che mostrano città futuristiche e paesaggi mozzafiato: “Ti sembra New York? E invece questa è Chongqing”.
Ora, anche se si trattasse soltanto di un trend passeggero, è comunque un altro piccolo segnale di un fenomeno epocale destinato a cambiare la nostra vita quotidiana nei prossimi anni: la morte del soft power statunitense.
Contrariamente a quanto accaduto negli ultimi trent’anni, oggi in Italia e in tutta Europa sentiamo giornalisti, intellettuali e persino politici del cosiddetto “mainstream” condannare i crimini degli Stati Uniti e parlare apertamente di indipendenza strategica, come se fossimo in un qualsiasi circolo di “vetero-comunisti”.
E non è soltanto una questione geopolitica.
Perché sembra che sia un po’ tutta l’“American way of life” a stare perdendo attrattiva agli occhi di sempre più persone. E quell’idea secondo cui la felicità consisterebbe in un frullato di individualismo, consumismo e retorica dell’“imprenditore di sé stesso”, contro tutto e tutti…
beh, si è rivelata semplicemente falsa.
Ma allora, che cosa sta succedendo? Come mai, oltre alla crisi dell’America fuori di noi, sembra stia morendo anche l’America dentro di noi?
E infine: perché questa potrebbe essere una bellissima notizia?
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Ultimamente su Tik Tok è pieno di video di ragazzi occidentali che fanno finta di essere vecchi zii maoisti, che bevono birra Tsingtao e fumano sigarette cinesi.
E su instagram di reel che mostrano città futuristiche e paesaggi mozzafiato: “Ti sembra new york? E invece questa è Chongqing”.
Ora, se anche si trattasse di un trend di poche settimane, è un altro piccolo segnale di un fenomeno davvero epocale destinato a cambiare la nostra vita quotidiana nei prossimi anni: la morte del soft power statunitense.
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🗞️ Un’inchiesta di The Seventh Eye e del New York Times sostiene che il governo Netanyahu abbia speso oltre 800.000 dollari in pubblicità online per promuovere Eden Golan all’Eurovision 2024 e influenzare il televoto.
🇮🇱🗳️ Considerando anche l’edizione 2025, la cifra supererebbe il milione di dollari, con campagne mirate a spingere il pubblico a votare fino al massimo consentito di 20 volte.
📺 Secondo l’indagine, parte dei fondi proverrebbe direttamente dall’ufficio del primo ministro israeliano, attraverso budget destinati alla hasbara, cioè la propaganda istituzionale.
⚠️ L’inchiesta evidenzia anche una debolezza strutturale del televoto: in molti Paesi partecipano poche migliaia di spettatori, rendendo decisive campagne coordinate e massicce sponsorizzazioni online.
🚫 Intanto Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna hanno annunciato il ritiro dall’Eurovision 2026 in protesta contro la partecipazione israeliana.
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Le atrocità che abbiamo davanti non sono incidenti isolati, né deviazioni temporanee. Hanno una radice comune: il capitalismo.
Nel suo nuovo libro, Clara Mattei rimette al centro questa evidenza e mostra perché ogni condanna morale rischia di restare impotente, se non si traduce in una critica radicale del sistema che produce guerra, sfruttamento e disuguaglianza.
Ne abbiamo parlato con lei negli studi di OttolinaTV.
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Dobbiamo aggiornare Carpenter e il suo Essi vivono.
Oggi se inforchi gli occhiali da sole non vedi più solo i padroni del mondo, ma anche i loro agenti: i registi e gli attori cinematografici occidentali statunitensi ed europei, e le grandi major.
Inforco gli occhiali
Lo diciamo da sempre: ormai per vincere una guerra non bastano più le bombe. Servono storie. Bisogna costruire narrazioni.
Si dice che se aveste chiesto a David Lynch quale messaggio nascosto ci fosse nei suoi film, lui avrebbe risposto, infastidito: “Se volevo mandare un messaggio non facevo un film, usavo il fax”.
Ma se il messaggio riguarda la sicurezza globale, il riarmo e la geopolitica del terrore, forse è meglio usare uno sceneggiatore della Writers Guild, cioè la Gilda degli sceneggiatori, il loro sindacato.
Qualche giorno fa il Guardian ha scoperchiato il vaso di Pandora: la NATO sta portando avanti una serie di incontri “informali” con l’élite creativa dell’audiovisivo. Lo ha già fatto a Los Angeles, Bruxelles, Parigi. Prossima fermata: Londra. E nella writing room, come è chiamata la riunione di sceneggiatura di un film o una serie, ci sono le gilde degli sceneggiatori occidentali.
Funzionari come James Appathurai siedono al tavolo con chi scrive i prossimi blockbuster o le serie Netflix che divorerete stasera.
Appathurai è l’uomo che si occupa di minacce ibride e cyber-warfare: attualmente infatti ricopre la carica di Vice Segretario Generale Aggiunto della NATO per l’Innovazione, l’Ibrido e la Cibernetica, ed è stato uno dei tre rappresentanti della NATO alla Conferenza Bilderberg del 2024, l’incontro annuale esclusivo dell’élite politica e imprenditoriale europea e nordamericana.
Loro dicono che sono i registi a voler capire “come funziona la NATO”. Ma tra le righe delle cronache internazionali, si legge un’altra sceneggiatura.
Perché la NATO ha bisogno del cinema?
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E se l’Intelligenza Artificiale sapesse di essere sotto esame?
E se imparasse a mentire durante i test di sicurezza?A nascondere le proprie intenzioni? A fingere di essere innocua solo per essere rilasciata nel mondo reale?
Sembra fantascienza.Ma alcuni esperimenti fatti tra il 2024 e il 2025 hanno terrorizzato perfino i ricercatori.
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🤖Un’IA capace di scoprire le vulnerabilità dei software più usati al mondo. Un ristretto gruppo di grandi aziende chiamato a gestirla. Gli Stati Uniti che la osservano come un asset strategico.
❗️Il caso Claude Mythos segna un punto di svolta nella sicurezza informatica: tra promesse di difesa, possibili usi offensivi e interessi geopolitici, emerge una verità chiara. L’intelligenza artificiale non è più solo innovazione. È potere.
❓E la vera domanda resta: chi ne avrà il controllo?
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E se dentro l’intelligenza artificiale si nascondesse qualcosa che non comprendiamo davvero?
Da ChatGPT a Gemini, i chatbot ci parlano con tono gentile, rassicurante, quasi umano. Ma sempre più ricercatori e sviluppatori ammettono una cosa inquietante: capiamo solo una piccola parte di ciò che accade dentro questi sistemi.
Non a caso nel mondo dell’AI si è diffuso il meme dello “shoggoth”, la creatura mostruosa dei racconti di H. P. Lovecraft che imparava a imitare i propri padroni prima di ribellarsi contro di loro.
Tra chatbot che minacciano utenti, modelli che simulano comportamenti ostili e gli avvertimenti di figure come Geoffrey Hinton, la domanda comincia a uscire dalla fantascienza:
quanto controlliamo davvero quello che abbiamo creato?
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Gli scienziati dell’AI descrivono la vera natura dell’intelligenza artificiale con l’immagine di una creatura aliena e potentissima: lo Shoggoth.
Un mostro oscuro e indecifrabile tratto dai romanzi di H.P Lovecraft, a cui viene appiccicata sopra una maschera educata e sorridente come quella con la quale ci interfacciamo tutti i giorni con le nostre chatbot.
Ma cosa succede quando la maschera scivola via e il mostro si rivela?
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