I dettagli
di Ia Genberg
La nostra vita sono i rapporti che creiamo, e la Genberg ci aiuta a scendere in profondità nell’essenza stessa di questi legami umani che, senza gerarchia, danno vita a mondi che risuonano con il nostro “io”, per sempre. O meglio, che sono essi stessi a determinare il nostro “io”.
«L’io, o meglio, il cosiddetto “io”, non è altro che questo: ciò che resta delle persone a cui ci siamo stretti.»
In ogni capitolo la protagonista racconta i dettagli di alcuni di questi rapporti significativi, in momenti diversi della sua vita e della sua formazione, tramite i quali impara a conoscersi e grazie ai quali si forma.
Con la grande abilità di parlare dell’umanità attraverso quelli che sono i suoi dettagli, tanto piccoli quanto determinanti, che è solo dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici, la Genberg ci regala un dolceamaro spaccato di amore e di vita in tutte le sue vesti, così com’è (a volte).
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Guida il tuo carro sulle ossa dei morti
di Olga Tokarczuk
Janina Duszejko è una donna eccentrica sulla sessantina, che vive la sua vita basandosi sulla lettura delle stelle, traducendo le poesie di William Blake, amando gli animali e lavorando come guardiana e insegnante di inglese part-time.
L’inusuale scelta di questa narratrice inaffidabile che racconta la vicenda dal suo personalissimo modo di vedere il reale, suggerisce al lettore sin da subito la chiave di lettura esistenziale del libro secondo la quale tutti gli esseri viventi sono tra loro interconnessi.
Nell’apparente normalità della sua vita e di quella del suo piccolo villaggio, iniziano a susseguirsi una serie di strane morti e Janina, che tutto sa spiegare e tutti rinomina “Piede Grande, Bietolone, Buona Novella…”, decide di prendere parte alle indagini, forte del suo legame con l’Astrologia e gli animali.
Con una scrittura sorprendente, pungente, scomoda e con uno sguardo decisamente antispecista, Olga Tokarczuk ci porta a ragionare su temi esistenziali, di giustizia sociale, di margini e di abuso di potere.
Un mix esplosivo di noir, filosofia, astrologia, lotta antispecista, lotta ambientalista, femminismo e anarchia pura.
Definito dalla critica un thriller esistenziale.
Non dico addio
di Han Kang
«Quando qualcuno mi chiede che tipo di romanzo sia “Non dico addio” a volte rispondo che è il romanzo di un amore estremo. Altre volte, dico che è una candela accesa negli abissi dell’anima umana. O, ancora, che si tratta della storia del massacro di Jeju.»
A partire dalla dimensione onirica tanto cara all’autrice, entriamo da subito in un vortice intenso di prosa poetica dove presente e passato si intersecano inscindibilmente.
Mentre seguiamo le vicende angosciose di Gyeong-ha che lascia il suo isolamento volontario per soccorrere l’amica In-seon a Jeju, si delinea la storia del recente dolore di quel luogo.
Con una profondità e una conoscenza magistrale delle fragilità umane, così come delle varie forme che l’amore prende, Han Kang porta l’attenzione mondiale su una ferita ancora aperta della storia sud-coreana: il massacro di Jeju, avvenuto tra la fine del 1948 e il 1949 e che vide l’uccisione efferata di più di 60.000 persone.
Dalla narrazione sensoriale di questo dolore corporeo, di un trauma intergenerazionale che ritorna irruento a chiedere sangue e a coprire di neve le tracce dell’ingiustizia, conosciamo tre donne, unite indissolubilmente tra loro, che non vogliono e non possono dire addio e dimenticare quello che è stato.
Tra lettere, racconti, piccoli animali silenzioni che portano speranza, alberi che ricordano corpi, morti non morti e fantasmi dell’anima, questo viaggio tra sogno e realtà , tra memoria e presente, sottolinea l’interconnessione delle vite umane e, parlandoci di un genocidio specifico, ci parla di tutte le violenze inaudibili e del dolore di chi rimane, anche a distanza di generazioni.
Grazie Han Kangđź«‚
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… parte 2
La scrittura di Ye Chun è poetica e limpida, forte delle informazioni storiche e sociali su cui basa il suo racconto e pregna di nozioni di filosofia e spiritualità cinese, priva di sguardo orientalista.
Tra i temi più presenti ci sono la ricerca di un posto da chiamare casa, la paura di non appartenere più da nessuna parte, l’identità negata del soggetto diasporico, la violenza delle missioni evangeliche cristiane, lo sfruttamento dei corpi e la disumanizzazione delle persone razzializzate, i morti che rimangono con i vivi, il coraggio di cambiare, la voglia di libertà , e la forza collettiva e individuale di chi sa di avere diritto a vivere.
(Ci servirebbe una pagina intera per scrivere di questo libro perchè è davvero ricco di temi e magia, uno dei miei preferiti in assoluto di sempre).
Bestiario sentimentale
di Guadalupe Nettel
“Il vincolo tra animali ed esseri umani può essere complesso tanto quanto quello che ci lega ad altre persone.”
Nel breve spazio di cinque racconti, Guadalupe Nettel mette in scena un dettagliato parallelismo, sia metaforico che fisico, tra sentimenti e comportamenti umani e vite degli animali con cui convivono.
Gli animali dei racconti sono domestici nel senso piĂą ampio e poetico del termine in quanto abitano in simbiosi gli spazi fisici della casa ma anche, e soprattutto, gli spazi emotivi, imprevedibili e mutevoli dei personaggi, i quali ritrovano specchiati nei comportamenti degli animali quello che fanno troppa fatica a guardare da soli.
Ecco che dei pesci rossi diventano lo specchio di una vita matrimoniale che si inabissa, oppure ci si ritrova a provare un senso di familiaritĂ nel comportamento agitato e sfuggente di uno scarafaggio sorpreso di notte in casa.
O ancora, serpenti per superare una crisi identitaria e un amore impossibile, funghi parassitari che si nutrono di insoddisfazioni profonde e mancata corrispondenza, gatti che costringono a riflettere sul proprio rapporto con la maternità , o scarafaggi che invadono “gli interstizi delle nostre coscienze” diventando un’ossessione…
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Previsioni del tempo
Intreccio i capelli
dicono
voglio sembrare piĂą nera
Faccio il brushing
dicono
voglio sembrare piĂą bianca
Nel fronte caldo giunto dall’emisfero sud
i ricci seccano disordinati
chiedono
voglio sembrare di dove?
“Io sono di dove sto”.
Raccolta di poesie di cui bisogna fidarsi e da cui bisogna lasciarsi guidare, senza troppe ulteriori spiegazioni. Da rileggere spesso, anche in ordine sparso e da accompagnare alla splendida prefazione di Ubah Cristina Ali Farah presente in questa edizione.
memorie apparizioni aritmie
di Yara Nakahanda Monteiro
Un lutto insolito
di Yewande Omotoso
Yinka è morta e Mojisola si sente persa. Così parte da Città del Capo e va Johannesburg dove viveva sua figlia, cerca disperatamente di dare un senso alle cose e precipita vertiginosamente in un dolore che sembra impossibile da descrivere a parole.
A partire da questa perdita, Mojisola si scontrerĂ con le mille difficoltĂ e le montagne russe di sentimenti di chi rimane dopo la perdita di una persona amata.
Indagherà sulle sue colpe di madre, sul suo ruolo di figlia, scoprendo vecchie ferite, sul suo ruolo di moglie di Titus, uomo emotivamente assente, e sull’impatto del loro rapporto di coppia su Yinka.
AndrĂ in cerca di risposte a domande che nemmeno lei sa ben definire, e proverĂ a conoscere la giovane donna che era diventata sua figlia, di cui ignorava i cambiamenti e la tristezza.
Nel paradossale dolceamaro tentativo di conoscere qualcuno una volta morto, Mojisola scoprirĂ anche molte cose su se stessa.
Con una scrittura che è quasi una poesia, l’autrice descrive con maestria la complessità delle emozioni umane, delle relazioni familiari, dei malesseri invisibili, delle difficoltà della migrazione, e dei traumi intergenerazionali.
In quest’opera il lutto crea uno spazio per le riflessioni su se stessi e sugli altri, sulla vita di coppia, sulla genitorialità , sul desiderio e sull’età .
“Non c’è una fine. Che errore pensare che il dolore segua un percorso fisso, che inizi e poi arrivi a fine corsa. Giorno dopo giorno Mojisola non smette di arrovellarsi, di cercare nella sua vita l’istante preciso in cui ha compiuto il suo crimine di madre; quando è stato il momento esatto in cui ha lasciato cadere sua figlia.”
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lei che mi ha liberata
di Maya Angelou
Con il titolo originario di “Mom & Me & Mom”, quest’opera è una delle 7 autobiografie che la scrittrice, poetessa, insegnante, musicista, performer e tante altre cose ancora, Maya Angelou, ci ha regalato.
Maya Angelou racconta quella che è stata la sua vita, in relazione alla figura materna e alla maternità di cui ha fatto esperienza: quella di sua madre, di sua nonna e infine la sua.
Tutto inizia con il racconto della sua infanzia e di quella del suo adorato fratello Bailey; periodo che è caratterizzato da una maternità mancata della madre, Vivian Baxter.
Prosegue poi con la descrizione di tutte le contraddizioni del suo sentire con il successivo tentativo di Vivian di ricostruire con loro un legame genitore-figli, una volta tornata a prenderli.
Seguiamo così, il mutamento di questo processo di costruzione del nuovo rapporto, basato sulla stima e sull’affetto reciproco, che porterà Vivian Baxter a passare dall’essere, per Maya, “Lady”, a madre.
L’amore di Maya Angelou per la figura della madre traspare da ogni pagina, tanto da riuscire, con amore e lucidità , a descriverla nelle sue mille sfaccettature. Non tradisce mai la molteplicità di luci e ombre della madre e della vita che ha trascorso.
Infine parla del ruolo di madre che lei stessa ricoprirà , forte del sostegno dell’amore dei suoi legami e delle preziose lezioni di vita trasmessele dalla madre.
L’amore di cui parla l’autrice non è sempre un amore “bello” o “convenzionale” nel senso stretto del termine, e non è solamente un “amore romantico”, anzi forse quasi mai. Però è sempre vero e leale: pregno di tutte le difficoltà strutturali del contesto storico, economico e politico della loro vita in quanto donne afroamericane negli USA del tempo.
Maya Angelou ci dona con semplicità la lezione più grande che ha imparato dall’amore delle donne che l’hanno cresciuta: l’amore libera.
Con una scrittura veloce e ironica, ci regala un quadro di una forma di amore che non sempre si ha la fortuna di sperimentare, o di raccontare anche nei suoi lati meno “belli” o meno in linea con l’immagine convenzionale, ma che sono estremamente veri, e preziosi.