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Leggo e recensisco letteratura contemporanea internazionale🌱 Collaboro con case editrici ✨ 🙋🏽‍♀️ @auroraleode
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Cromatismi di Paulo Scott 📚Tulemond edizioni Il romanzo si apre con la voce narrante del protagonista, Federico, uomo di mezza età che vive a Brasilia, mentre sta partecipando alla nuova commissione governativa creata per affrontare il problema dei pregiudizi razziali nel sistema delle quote universitarie riservate agli studenti neri. Il comitato parla di nuove forme di accertamento della nerezza che possano andare oltre al principio di autoidentificazione etnica, proponendo l’uso di quella che il protagonista definisce una delle tante “soluzioni adeguate sbagliate del nuovo governo”, ovvero un software in grado di tracciare biometrie facciali degli studenti e definirne il grado di afrodiscendenza. Quando arriva inaspettata una richiesta d’aiuto del fratello Lourenço, Federico decide di tornare nella sua città d’origine, Porto Alegre, dove dovrà fare i conti con il suo passato e vecchie ferite ancora aperte. Tramite racconti e flashback della sua infanzia, così diversa da quella del fratello che ha la pelle più nera della sua, il lettore si confronta con alcuni fenomeni che informano la complessità della realtà sociale brasiliana come quello del colorismo e del white passing. In questo breve ma intenso romanzo l’autore riesce con grande abilità a mostrare quanto le vite private delle persone siano informate, in collisione e inscindibili dalle decisioni politiche e istituzionali, dalla narrazione ufficiale della storia nazionale, dal passato e dalle ferite coloniali. La narrazione è caratterizzata da un ritmo frenetico, dalla rabbia intergenerazionale, dall’urgenza e dall’insidiosa disillusione che la violenza strutturale sui corpi delle persone razzializzate porta con sé. Tramite periodi lunghissimi, complessi flussi di coscienza, e uno stile molto ricercato, Paulo Scott offre uno spaccato su alcuni degli aspetti più complessi della storia del Brasile, paese che il protagonista definisce ben lontano dall’essere il “luogo dell’armonia etnica, della mescolanza genetica riuscita” che può sembrare da fuori. #cromatismi #pauloscott #recensionelibri #letteraturabrasiliana #tulemond #colorismo
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1 year ago
I dettagli di Ia Genberg La nostra vita sono i rapporti che creiamo, e la Genberg ci aiuta a scendere in profondità nell’essenza stessa di questi legami umani che, senza gerarchia, danno vita a mondi che risuonano con il nostro “io”, per sempre. O meglio, che sono essi stessi a determinare il nostro “io”. «L’io, o meglio, il cosiddetto “io”, non è altro che questo: ciò che resta delle persone a cui ci siamo stretti.» In ogni capitolo la protagonista racconta i dettagli di alcuni di questi rapporti significativi, in momenti diversi della sua vita e della sua formazione, tramite i quali impara a conoscersi e grazie ai quali si forma. Con la grande abilità di parlare dell’umanità attraverso quelli che sono i suoi dettagli, tanto piccoli quanto determinanti, che è solo dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici, la Genberg ci regala un dolceamaro spaccato di amore e di vita in tutte le sue vesti, così com’è (a volte). #iagenberg #iperborea #letteratura #recensionelibri #idettagli #letteraturainternazionale
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1 year ago
Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk Janina Duszejko è una donna eccentrica sulla sessantina, che vive la sua vita basandosi sulla lettura delle stelle, traducendo le poesie di William Blake, amando gli animali e lavorando come guardiana e insegnante di inglese part-time. L’inusuale scelta di questa narratrice inaffidabile che racconta la vicenda dal suo personalissimo modo di vedere il reale, suggerisce al lettore sin da subito la chiave di lettura esistenziale del libro secondo la quale tutti gli esseri viventi sono tra loro interconnessi. Nell’apparente normalità della sua vita e di quella del suo piccolo villaggio, iniziano a susseguirsi una serie di strane morti e Janina, che tutto sa spiegare e tutti rinomina “Piede Grande, Bietolone, Buona Novella…”, decide di prendere parte alle indagini, forte del suo legame con l’Astrologia e gli animali. Con una scrittura sorprendente, pungente, scomoda e con uno sguardo decisamente antispecista, Olga Tokarczuk ci porta a ragionare su temi esistenziali, di giustizia sociale, di margini e di abuso di potere. Un mix esplosivo di noir, filosofia, astrologia, lotta antispecista, lotta ambientalista, femminismo e anarchia pura. Definito dalla critica un thriller esistenziale.
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1 year ago
La vegetariana di Han Kang Quando Yeong-hye decide di smettere di mangiare carne in seguito a un sogno vivido e cruento, tutte le persone intorno a lei entrano profondamente in crisi. Il romanzo è diviso in tre parti, narrate da tre punti di vista differenti, tutti esterni alla protagonista. Le parole dirette e i pensieri di Yeong-hye vengono affidati principalmente alla dimensione onirica, alla descrizione dei suoi sogni: sogni di violenze, subite o agite, contro altri (umani e non) ma anche contro sé stessa, che la portano a una mortificazione lenta ma repentina del suo corpo. Più il rifiuto di Yeong-hye di mangiare carne diventa netto e il suo silenzio pervasivo, più aumenta l’aggressività e la violenza agita dal suo contesto sociale contro di lei e viceversa. Il tentativo di autodeterminazione di Yeong-hye viene vissuto all’esterno come un affronto inaccettabile in quanto sfida l’istituzione dei genitori, il rispetto incondizionato verso il marito, le norme sociali che regolano i rapporti di lavoro e la convivialità condivisa intorno alla cucina della carne nel contesto sud-coreano. Il livello di crisi dei valori che il corpo della protagonista rappresenta nell’atto stesso di rifiutarsi di nutrirsi passa a una forma filosofica di risemantizzazione e rivendicazione anche della morte stessa come possibile opzione positiva. Han Kang costruisce una storia geniale in cui si è costretti a rivalutare costantemente dove sia la vera follia, se normalizzato sia sempre sinonimo di normale, di morale, di giusto, e sul vuoto che c’è di mezzo. Il romanzo lascia aperti una serie di interrogativi che continuano ad abitare la mente dei lettori per lungo tempo, forse per sempre. Qual è questo male che colpisce Yeong-hye, è davvero un male? Può essere catalogato? Il suo corpo ci parla di nevrosi relazionale? In una società in cui quei pezzi di carne insanguinati assomigliano così tanto ai corpi delle donne, è così assurdo essere tormentati da sogni di violenza? In un mondo in cui la violenza è normalizzata, è davvero Yeong-hye a essere folle nel ritenere la morte una possibile esperienza positiva? #hankang #lavegetariana #recensionelibri #letteraturasudcoreana
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1 year ago
Non dico addio di Han Kang «Quando qualcuno mi chiede che tipo di romanzo sia “Non dico addio” a volte rispondo che è il romanzo di un amore estremo. Altre volte, dico che è una candela accesa negli abissi dell’anima umana. O, ancora, che si tratta della storia del massacro di Jeju.» A partire dalla dimensione onirica tanto cara all’autrice, entriamo da subito in un vortice intenso di prosa poetica dove presente e passato si intersecano inscindibilmente. Mentre seguiamo le vicende angosciose di Gyeong-ha che lascia il suo isolamento volontario per soccorrere l’amica In-seon a Jeju, si delinea la storia del recente dolore di quel luogo. Con una profondità e una conoscenza magistrale delle fragilità umane, così come delle varie forme che l’amore prende, Han Kang porta l’attenzione mondiale su una ferita ancora aperta della storia sud-coreana: il massacro di Jeju, avvenuto tra la fine del 1948 e il 1949 e che vide l’uccisione efferata di più di 60.000 persone. Dalla narrazione sensoriale di questo dolore corporeo, di un trauma intergenerazionale che ritorna irruento a chiedere sangue e a coprire di neve le tracce dell’ingiustizia, conosciamo tre donne, unite indissolubilmente tra loro, che non vogliono e non possono dire addio e dimenticare quello che è stato. Tra lettere, racconti, piccoli animali silenzioni che portano speranza, alberi che ricordano corpi, morti non morti e fantasmi dell’anima, questo viaggio tra sogno e realtà, tra memoria e presente, sottolinea l’interconnessione delle vite umane e, parlandoci di un genocidio specifico, ci parla di tutte le violenze inaudibili e del dolore di chi rimane, anche a distanza di generazioni. Grazie Han Kang🫂 #prenionobelperlaletteratura #hankang #nondicoaddio #jeju #recebsionelibri #traumaintergenerazionale #prosapoetica
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1 year ago
… parte 2 La scrittura di Ye Chun è poetica e limpida, forte delle informazioni storiche e sociali su cui basa il suo racconto e pregna di nozioni di filosofia e spiritualità cinese, priva di sguardo orientalista. Tra i temi più presenti ci sono la ricerca di un posto da chiamare casa, la paura di non appartenere più da nessuna parte, l’identità negata del soggetto diasporico, la violenza delle missioni evangeliche cristiane, lo sfruttamento dei corpi e la disumanizzazione delle persone razzializzate, i morti che rimangono con i vivi, il coraggio di cambiare, la voglia di libertà, e la forza collettiva e individuale di chi sa di avere diritto a vivere. (Ci servirebbe una pagina intera per scrivere di questo libro perchè è davvero ricco di temi e magia, uno dei miei preferiti in assoluto di sempre).
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1 year ago
Cani di paglia nell’universo di Ye Chun Tutto sembra iniziare con le sei monete d’argento e la foto del padre che Sixiang porta con sé come unici oggetti personali nel viaggio verso Montagna d’Oro, il luogo dove è migrato dieci anni prima il padre senza aver fatto più ritorno. Le vite dei personaggi che incontrerà Sixiang, e che narreranno in prima persona, alternandosi, le proprie storie, sono descritte con una verosimiglianza narrativa e una caratterizzazione così magistrale che ad ogni pagina sembra di conoscerli sempre di più e di condividere con loro i sogni, le angosce, i dolori, i fantasmi del passato, i nuovi inizi e le speranze più viscerali. Queste storie specifiche, però, sono anche le storie di intere generazioni di migranti cinesi che da metà Ottocento vissero e lavorarono negli Stati Uniti. Nel libro, i motivi personali delle migrazioni sono i più disparati tra di loro: c’è chi decide di scappare per trovare sé stesso e ha bisogno solamente di arrivare nel posto più lontano possibile da casa sua, c’è chi deve andare perchè restare significa sopperire alla violenza di genere e a un destino già scritto, chi scappa dalla carestia e dalla povertà per mandare soldi a casa, chi ha qualcuno da cercare e da riportare indietro, chi viene venduto o chi non ha più nessuno. In questa pluralità di cause e destini, però, tutti i migranti si trovano a fare i conti, sul nuovo territorio, con quella che è una vera e propria guerra contro di loro, fatta di violenze coloniali efferate sui loro corpi e sulle loro menti. Leggere quest’opera significa essere testimoni della fatica delle vite di chi emigra in un mondo nuovo che si basa sullo sfruttamento dei corpi come il suo, e prendere coraggio da queste storie di resistenza. Narrando del ruolo fondamentale che svolsero i lavoratori cinesi nella costruzione delle città statunitensi e delle violenze efferate delle leggi razziali e delle stragi continue e sistematiche di fronte alle quali si trovarono, questo libro fa luce su una pagina oscura della storia violenta della formazione degli Stati Uniti, ridando complessità e agentività ad alcuni dei suoi protagonisti. … continua
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1 year ago
Bestiario sentimentale di Guadalupe Nettel “Il vincolo tra animali ed esseri umani può essere complesso tanto quanto quello che ci lega ad altre persone.” Nel breve spazio di cinque racconti, Guadalupe Nettel mette in scena un dettagliato parallelismo, sia metaforico che fisico, tra sentimenti e comportamenti umani e vite degli animali con cui convivono. Gli animali dei racconti sono domestici nel senso più ampio e poetico del termine in quanto abitano in simbiosi gli spazi fisici della casa ma anche, e soprattutto, gli spazi emotivi, imprevedibili e mutevoli dei personaggi, i quali ritrovano specchiati nei comportamenti degli animali quello che fanno troppa fatica a guardare da soli. Ecco che dei pesci rossi diventano lo specchio di una vita matrimoniale che si inabissa, oppure ci si ritrova a provare un senso di familiarità nel comportamento agitato e sfuggente di uno scarafaggio sorpreso di notte in casa. O ancora, serpenti per superare una crisi identitaria e un amore impossibile, funghi parassitari che si nutrono di insoddisfazioni profonde e mancata corrispondenza, gatti che costringono a riflettere sul proprio rapporto con la maternità, o scarafaggi che invadono “gli interstizi delle nostre coscienze” diventando un’ossessione… #guadalupenettel #lanuovafrontiera #racconti #letteratura #recensionelibri #bestiariosentimentale
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1 year ago
Previsioni del tempo Intreccio i capelli dicono voglio sembrare più nera Faccio il brushing dicono voglio sembrare più bianca Nel fronte caldo giunto dall’emisfero sud i ricci seccano disordinati chiedono voglio sembrare di dove? “Io sono di dove sto”. Raccolta di poesie di cui bisogna fidarsi e da cui bisogna lasciarsi guidare, senza troppe ulteriori spiegazioni. Da rileggere spesso, anche in ordine sparso e da accompagnare alla splendida prefazione di Ubah Cristina Ali Farah presente in questa edizione. memorie apparizioni aritmie di Yara Nakahanda Monteiro
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1 year ago
Un lutto insolito di Yewande Omotoso Yinka è morta e Mojisola si sente persa. Così parte da Città del Capo e va Johannesburg dove viveva sua figlia, cerca disperatamente di dare un senso alle cose e precipita vertiginosamente in un dolore che sembra impossibile da descrivere a parole. A partire da questa perdita, Mojisola si scontrerà con le mille difficoltà e le montagne russe di sentimenti di chi rimane dopo la perdita di una persona amata. Indagherà sulle sue colpe di madre, sul suo ruolo di figlia, scoprendo vecchie ferite, sul suo ruolo di moglie di Titus, uomo emotivamente assente, e sull’impatto del loro rapporto di coppia su Yinka. Andrà in cerca di risposte a domande che nemmeno lei sa ben definire, e proverà a conoscere la giovane donna che era diventata sua figlia, di cui ignorava i cambiamenti e la tristezza. Nel paradossale dolceamaro tentativo di conoscere qualcuno una volta morto, Mojisola scoprirà anche molte cose su se stessa. Con una scrittura che è quasi una poesia, l’autrice descrive con maestria la complessità delle emozioni umane, delle relazioni familiari, dei malesseri invisibili, delle difficoltà della migrazione, e dei traumi intergenerazionali. In quest’opera il lutto crea uno spazio per le riflessioni su se stessi e sugli altri, sulla vita di coppia, sulla genitorialità, sul desiderio e sull’età. “Non c’è una fine. Che errore pensare che il dolore segua un percorso fisso, che inizi e poi arrivi a fine corsa. Giorno dopo giorno Mojisola non smette di arrovellarsi, di cercare nella sua vita l’istante preciso in cui ha compiuto il suo crimine di madre; quando è stato il momento esatto in cui ha lasciato cadere sua figlia.” #letteraturastraniera #recensionilibri #unluttoinsolito #yewandeomotoso
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1 year ago
Le nostre anime di notte di Kent Haruf Si possono unire le solitudini di due persone con una lunga vita alle spalle e creare qualcosa di nuovo, vero e accogliente? I due protagonisti di questo romanzo, Addie Moore e Louis Waters, ci mostreranno come non sia mai troppo tardi per intessere rapporti significativi con gli altri quando si ha il desiderio profondo di accogliere qualcuno nella propria vita. Con quella dose di menefreghismo nei confronti delle opinioni altrui e di sicurezza di sé che sono tra i doni più preziosi dei settant’anni, Addie andrà a bussare alla porta di Louis per chiedergli di venire a dormire la notte da lei, e parlare; perché è di notte che ci si sente più soli. Quando si rompono gli schemi delle norme sociali non scritte però, bisogna fare anche i conti con chi a quei vincoli non è pronto a rinunciare: gli abitanti della loro cittadina di Holt, in Colorado, e i legami famigliari di Addie, costringeranno i due protagonisti a scegliere tra la propria libertà e il mantenimento delle convenzioni. Kent Haruf ci racconta con semplicità e con poesia, un modo anticonvenzionale di vivere e pensare le relazioni, dove la sola regola è quella di rispettare l’individualità e la volontà dell’altro. Con una prosa introspettiva, ci mostra anche la complessità delle dinamiche familiari e delle scelte che si fanno per mantenersi in equilibrio tra la propria individualità e il proprio ruolo familiare. #lenostreanimedinotte #kentharuf #romanzo #recensionelibri #letteraturastraniera
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2 years ago
lei che mi ha liberata di Maya Angelou Con il titolo originario di “Mom & Me & Mom”, quest’opera è una delle 7 autobiografie che la scrittrice, poetessa, insegnante, musicista, performer e tante altre cose ancora, Maya Angelou, ci ha regalato. Maya Angelou racconta quella che è stata la sua vita, in relazione alla figura materna e alla maternità di cui ha fatto esperienza: quella di sua madre, di sua nonna e infine la sua. Tutto inizia con il racconto della sua infanzia e di quella del suo adorato fratello Bailey; periodo che è caratterizzato da una maternità mancata della madre, Vivian Baxter. Prosegue poi con la descrizione di tutte le contraddizioni del suo sentire con il successivo tentativo di Vivian di ricostruire con loro un legame genitore-figli, una volta tornata a prenderli. Seguiamo così, il mutamento di questo processo di costruzione del nuovo rapporto, basato sulla stima e sull’affetto reciproco, che porterà Vivian Baxter a passare dall’essere, per Maya, “Lady”, a madre. L’amore di Maya Angelou per la figura della madre traspare da ogni pagina, tanto da riuscire, con amore e lucidità, a descriverla nelle sue mille sfaccettature. Non tradisce mai la molteplicità di luci e ombre della madre e della vita che ha trascorso. Infine parla del ruolo di madre che lei stessa ricoprirà, forte del sostegno dell’amore dei suoi legami e delle preziose lezioni di vita trasmessele dalla madre. L’amore di cui parla l’autrice non è sempre un amore “bello” o “convenzionale” nel senso stretto del termine, e non è solamente un “amore romantico”, anzi forse quasi mai. Però è sempre vero e leale: pregno di tutte le difficoltà strutturali del contesto storico, economico e politico della loro vita in quanto donne afroamericane negli USA del tempo. Maya Angelou ci dona con semplicità la lezione più grande che ha imparato dall’amore delle donne che l’hanno cresciuta: l’amore libera. Con una scrittura veloce e ironica, ci regala un quadro di una forma di amore che non sempre si ha la fortuna di sperimentare, o di raccontare anche nei suoi lati meno “belli” o meno in linea con l’immagine convenzionale, ma che sono estremamente veri, e preziosi.
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2 years ago