Gli Stati Uniti e Israele stanno davvero cercando di destabilizzare il regime iraniano?
A due settimane dall’inizio del conflitto, tra dichiarazioni contrastanti, attacchi e contromisure, le posizioni di Washington e Tel Aviv appaiono spesso frammentate. Da entrambe le capitali giungono richieste e dichiarazioni che riflettono aspettative diverse, alimentando dubbi sulle reali intenzioni nei confronti di Teheran.
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#iran #israele #usa
"Integrazione o assimilazione? Dal Levante arriva una risposta rivoluzionaria.
In Italia, l’integrazione viene spesso intesa come un atto unilaterale: l’immigrato deve adattarsi, accettare valori e norme predefinite, rinunciando alla propria identità. Ma è davvero integrazione, o solo una forma mascherata di assimilazione forzata?
Dalla Turchia e dal pensiero di Abdullah Öcalan arriva un modello diverso: l’integrazione positiva, un patto tra culture che preserva le identità e costruisce una convivenza basata sul rispetto reciproco. Öcalan, leader storico del PKK, propone una società in cui il popolo curdo non sia costretto a rinunciare alla propria lingua, cultura o autonomia, ma possa integrarsi su base volontaria e paritaria.
Dopo decenni di conflitto, oggi in Turchia è in corso un dialogo storico tra lo Stato e il PKK, mediato dal partito DEM. Öcalan, detenuto dal 1999, ha invitato alla fine della lotta armata, e il PKK ha risposto con gesti simbolici, come la distruzione delle armi nel nord dell’Iraq. Nonostante ciò, il governo turco insiste su un linguaggio securitario, mentre Öcalan chiede riforme costituzionali e una democrazia pluralista che riconosca i diritti delle minoranze.
E in Italia? Continuiamo a chiedere agli immigrati di ‘integrarsi’ senza offrire loro diritti, rappresentanza o dignità. Ma l’integrazione vera non può essere a senso unico. Chi si deve integrare a chi? Forse è la società italiana che deve imparare a evolversi, aprirsi al dialogo e riconoscere che le differenze non sono una minaccia, ma una ricchezza.
🔹 Integrazione ≠ Assimilazione
🔹 Convivere non significa cancellarsi
🔹 Una società globale ha bisogno di modelli inclusivi
L’esperienza curda in Turchia ci insegna che un altro modo è possibile. E se iniziassimo a prestare ascolto?
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#Turchia #Ocalan #immigrazione #integrazione #italia
Ayşe Tokyaz aveva 22 anni ed era una studentessa universitaria. Il 13 luglio 2025 è stata trovata morta dentro una valigia nel distretto di Eyüpsultan, a Istanbul. L’accusato dell’omicidio è il suo ex compagno, l’ex poliziotto radiato dal servizio, C.K.
Ayşe aveva sporto denuncia più volte contro l’uomo, riferendo di aver subito violenze fisiche, minacce di morte e pressioni per sposarsi. La sua sorella gemella, Esra Tokyaz, ha dichiarato che dopo la scomparsa di Ayşe, le informazioni da lei fornite alla polizia sono state trasmesse illegalmente al sospettato. Inoltre, ha raccontato che, nonostante le sue continue richieste d’aiuto, gli agenti hanno agito con scarso interesse, arrivando addirittura ad umiliarla e sminuirla più volte.
Il 9 luglio, Ayşe è stata ripresa dalle telecamere mentre entrava nell’abitazione di Koç. Non ne è mai uscita. Nella notte dell’11 luglio, l’uomo è stato visto trasportare una grande valigia, all’interno della quale è stato poi ritrovato il corpo senza vita di Ayşe.
C.K. è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Altre sette persone sono state fermate per favoreggiamento e occultamento di prove. È emerso che C.K. ha cercato di nascondere l’omicidio ridipingendo la casa, profumando l’auto e chiedendo aiuto a conoscenti.
La morte di Ayşe ha messo ancora una volta in luce quanto le donne in Turchia non siano protette nemmeno dopo aver denunciato, e quanto siano carenti le risposte delle istituzioni. Secondo il rapporto annuale della rete di informazione indipendente Bianet, nei primi sei mesi del 2025, 136 donne sono state uccise da uomini, mentre 146 sono morte in circostanze sospette.
Il 35% dei femminicidi è stato commesso dal marito, l’11% da un ex marito e l’11% da un parente. Proprio mentre il governo centrale aveva dichiarato il 2025 “l’anno della famiglia”, in un Paese in cui la famiglia è spesso il luogo più pericoloso per una donna.
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🇹🇷 Le relazioni tra Turchia e Unione europea non sono nuove. Ankara è stata sempre un partner economico, militare e geostrategico dell’Unione europea. Nel 1963 si firma l’Accordo di Associazione tra Turchia e CEE, che prevedeva la possibilità di un’adesione futura. Nel 1987 la Turchia presenta ufficialmente la domanda di adesione.
🔎 Nel 1999 il Consiglio Europeo riconosce lo status di candidato, imponendo riforme democratiche e sul rispetto dei diritti umani. Nel 2005 si avviano ufficialmente i negoziati, subito rallentati da questioni come Cipro e le tensioni con la Grecia, per poi essere de facto congelati nel 2016.
✍️ Di Murat Cinar, giornalista ed esperto di politica turca
🇪🇺 Per la Giornata dell'Europa 2026 GariwoMag offre ai suoi lettori "East Side Story. Nuovi confini per il sogno europeo", uno strumento di divulgazione plurale in cui 18 esperti si interrogano sul futuro dell’Unione europea tra promesse, fragilità e il sogno ancora incompiuto di un continente democratico.
🔗 Leggi il dossier completo nel link in bio.
La storia delle relazioni tra le istituzioni europee e Ankara è abbastanza vecchia. Si tratta di una strada piena di momenti bui, zone grigie, tempi morti, accelerazioni, crescite e delusioni. Ci sono varie pietre miliari in questa storia, ma una in particolare ha avuto un impatto molto importante acquisendo una posizione decisamente preziosa, continuando a preservare il suo valore tutt'oggi.
Ho scritto per GariwoMag
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#turchia #europa #giornatadelleuropa #accordomigranti #ankara
L’Amedspor è in Süper Lig. Non è solo una promozione sportiva: è la vittoria di una nazione che non ha mai smesso di lottare. I colori verde, giallo e rosso, simbolo del Kurdistan, oggi sfidano il campo e il potere.
ho scritto per Il Manifesto
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#amedspor #kurdistan #turchia #superlig #calcio
Flottiglia Sumud bloccata e migranti abbandonati: due facce della stessa indifferenza. Quando la sicurezza nazionale sovrasta l’umanità, il silenzio diventa complice.
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#sumudflotilla #mediterraneo #immigrazione #palestina #cutro
Un luogo aperto a tuttə, senza barriere architettoniche né economiche 🎉
Il nostro festival nasce qui: uno spazio accessibile, inclusivo e libero.
🎬✨ Dal 15 al 17 maggio ti aspettiamo al Divine Queer Film Festival 2026 in Via Baltea!
A place open to everyone, with no architectural or financial barriers 🎉
This is where our festival begins: an accessible, inclusive, and free space.
🎬✨ We look forward to seeing you at the Divine Queer Film Festival 2026 from May 15 to 17!
#DivineQFF #QueerCinema #FilmFestival #Torino #QueerCulture
E' andato anche quest'anno, con un po' di sorprese, qualche incidente e parecchio apprendimento. Nell'ombra delle guerre con il tentativo di rendere la vita un po' più allegra sono arrivato al numero 45. Spero di brindare, nel mio quarantaseiesimo compleanno, la fine dei tiranni e la rivolta dei popoli opressi. Poi se aboliamo le armi e i confini non dico di no ;)
Se volete farmi un regalino sostenete la piccola grande lotta del @ilrifugiodivittoriorusso
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photo by @martina_tomaiuolo
Dal 2009 Taksim promuove, oltre al Divine Queer Film Festival, cultura, formazione e inclusione attraverso arte e progetti sociali.
🎬✨ Dal 15 al 17 maggio ti aspettiamo per la decima edizione del Divine Queer Film Festival 2026!
Since 2009, Taksim has been promoting culture, education, and inclusion through art and social projects, in addition to the Divine Queer Film Festival.
🎬✨ We look forward to seeing you at the 10th edition of Divine Queer Film Festival 2026 from May 15 to 17!
#DivineQFF #QueerCinema #FilmFestival #Torino #QueerCulture
Grafiche @vito_raimondi
🎬🌈Divine Queer Film Festival
Amore, lotta e rabbia senza confini.
15, 16, 17 maggio 2026
Via Baltea 3
ti aspettiamo. ✨
🎬🌈 Divine Queer Film Festival
Love, struggle, and rage without boundaries.
May 15,16, 17, 2026
Via Baltea 3
We’re waiting for you. ✨
#DivineQFF #QueerCinema #FilmFestival #Torino #QueerCulture
Grafiche @vito_raimondi
Dichiarazioni di vittoria, cessate il fuoco violati e un obiettivo fallito: rovesciare il regime. Ma oggi, tra missili, stretto di Hormuz e trattative nucleari, la realtà è un’altra: le Guardie Rivoluzionarie sono più potenti, la repressione aumenta e la popolazione paga il prezzo.
Chi ha davvero vinto?
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