Ieri con azione Comune di un nutrito gruppo di donne, col sostegno di alcuni uomini e diversi soggetti associativi, abbiamo condiviso e inviato alla stampa questa lettera aperta sul femminicidio di Milena e le successive esternazioni della Procura: continueremo a darci da fare e a insistere, perché le parole sono importanti, soprattutto in un caso come questo.
Qui il link al documento: /id/urn:aaid:sc:EU:27c8225c-9d15-422e-84a6-3bd7312628aa
#stopfemminicidi
#autodifesa
Accadono stravaganze in questa città! Accade, ad esempio, che un femminicidio non sia più tale, perché la vittima qualche anno fa (pare) abbia avuto problemi comportamentali, forse di abuso di sostanze alcoliche. Aspetta, una depressione. Lei, Milena, è stata depressa. E QUINDI? Non è Milena che ha ammazzato Milena a coltellate. Milena è la vittima. E questo assomiglia tanto a quel victim blaming deprecato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui femminIcidi e da almeno una ventina d'anni oggetto di numerosi studi accademici e femministi.
'Sembrava che Kobane non avesse confini da ritualizzare o da sorvegliare e avesse lasciato cadere, senza sforzo, il terribile peso dello Stato nazione. Come una bomba. Cosa accade quando le regole vengono cambiate in un istante? Che genere di mondo si prospetta? Poi ti sovviene che queste sono le persone intenzionate a cambiare il volto del Medio Oriente dell'umanità stessa, a partire dal genere. Non sono cose che capitano tutti i giorni'
Michael Taussig, Kobane: potere senza dominio
#defendkobane
#DefendRojava
Dovrebbe, ciascuna di noi, cercare di uscire dal proprio personalissimo film politico-culturale sui 'genitori del bosco' e il presunto scontro tra civiltà normativa e sauvagismo in salsa new Age e vedere qual è il nesso di interesse DELLE DONNE in questa vicenda: guarda caso, la figura che è stata scientemente demolita e decostruita, con finezze di tortura psicologica molto evidenti, è quella della madre. La madre, messa in condizione di assistere allo smarrimento dei suoi figli e colpevolizzata per aver reagito da madre, ribellandosi. La madre, prima accolta coi figli e poi espulsa e allontanata perché oppositiva. Seguendo una liturgia consolidata che tante, tante di noi ha massacrato e sta massacrando. Al centro del lavoro punitivo, e del giudizio morale che colpisceprimandei comportamenti la personalità, è rimasta solo lei, la MADRE. Col papà buono e ragionevole si tratta. La madre, invece, va allontanata e lasciata sola, ai margini della vita dei suoi figli. Questo è, semplicemente, un ulteriore tassello dell'educazione disciplinare che lo stato drammatizza contro noi tutte.
Il punto non è se Catherine ci piaccia o meno, ci convinca o meno. Non ci deve piacere e nemmeno convincere.
Dobbiamo capire che contro di lei lo stato esercita la violenza strutturale che esercita, o potrebbe esercitare, contro ogni altra madre che assertivamente si ponga contro le istituzioni a difesa del proprio legame materno.
Io sto con con Catherine, come con qualsiasi altra madre allontanata i con la violenza dai propri figli.
#rivoluzionematerna
In un Paese minimamente serio ci sarebbe quanto meno un immediato ritiro di deleghe a scopo cautelativo, per una cosa simile. Qui c'è invece poco da rimpastare e cambiare deleghe perché la pasta è sempre e tutta la medesima. Non so se ci rendiamo conto del punto in cui siamo...