...dall'archivio 2024...
…nell’edizione di giugno 2024, ospitata da
@sadomucasteddu a Cagliari, abbiamo avuto l’occasione di concretizzare due collaborazioni speciali: Inaudito Errante (
@bettysturquoisechain ), realtà attiva da anni in Sardegna nella ricerca musicale elettronica, che ha apportato all’evento contributi di arte performativa, multimediale e sonora; e
@ortijacurautogestita , un progetto che si occupa di salute e che negli ultimi anni ha costruito a Cagliari uno spazio di cura autogestita, mettendo a disposizione competenze mediche, psicologiche e ostetriche, piccoli screening e spazi d’ascolto.
In questo post ci teniamo a farvi conoscere le opere che hanno costituito la parte installativa e performativa dell’evento.
Nelle prime foto, il collettivo
@pixels_smoothies con lab Kyogene, ha dato vita a un laboratorio informale squarciando il reale attraverso la manomissione di sistemi interattivi, per mettere in discussione simboli e asset percettivi e liberare le macchine dalla loro funzione meramente produttiva. La loro è stata una residenza di ricerca multimediale: attrezzature dismesse, recuperate in città, sono state riassemblate per dare vita a una stanza/macchina audio-video reattiva.
Segue il collettivo
@boh.for.sure , che studiò la complessità del paesaggio socio-economico contemporaneo, esplorandone il rapporto con tecnologia e informazione. In quel quadro, la loro ricerca si concentrò sulle frizioni cognitive e culturali tra sistemi visibili e nascosti, mettendo in discussione la loro interazione con la nostra percezione della realtà. Boh For Sure costruì così un cortocircuito visivo tra natura e tecnologia, motorizzando fasci di piante in un equilibrio tra organico e artificiale.
Nell’ultima foto,
@alessandrocarboni_studio con la sua performance “Being in here, in what will no longer be” portò una pratica a cavallo tra performance e installazione. Attraverso una mappatura del corpo e una ricomposizione di immagini raccolte tra oggetti e spazi urbani durante un soggiorno in Asia, il progetto tentò di ripensare la corporeità come strumento cartografico, capace di riconfigurare quelle esperienze in un pensiero coreografico.