Lo Spiegone

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Geopolitica, diritti, ambiente, economia. Per comprendere il mondo, rallentate insieme a noi. #introublebeclear I nostri articoli 👇
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Un conflitto a bassa intensità, che viene combattuto ad armi impari. Forse è questa la definizione più veritiera, perché più brutale, dello scontro in atto tra una ristretta cricca di potenti in grado di fare i propri interessi su tutti gli angoli del Pianeta e una cerchia un po' più grande ma soprattutto molto più precaria, che a loro prova a opporsi: quella dei giornalisti indipendenti. Un conflitto che, ogni anno, lascia sul campo di battaglia centinaia e centinaia di professionisti. Per la maggior parte, provenienti dalle file di una testata "minore". Ce ne hanno parlato @aurora.guainazzi , @medhi_al_lafo e Viola Pacini nell'ultimo numero di Estera "Il prezzo della verità": lo puoi trovare al link in bio.
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19 hours ago
Lotta alle vecchie oligarchie e processo di integrazione europea sono le priorità di Maia Sandu fin dagli albori del suo primo mandato. Due obiettivi che però, a ben vedere, si sovrappongono quasi del tutto. Contro la corruzione, infatti, la leader si gioca non solo il suo destino politico, ma anche quello del Paese. ✍️ Ce ne parla la nostra @andre_tugui nell'approfondimento uscito sul sito: puoi leggerlo al link in bio!
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2 days ago
Costruire terrapieni artificiali, piantare strisce di vegetazione autoctona, sfruttare i nascondigli forniti dalla morfologia naturale. Le aziende minerarie sono disposte a tutto per camuffare gli impatti delle loro attività sporche sul territorio. Ma la natura non resta a guardare. Parla. E racconta una realtà che nessuna strategia può nascondere. ✍️ Ce ne parla la direttrice Aurora Guainazzi, nel reportage dal Brasile che potete trovare sul nostro sito al link in bio.
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4 days ago
Si sa, per capire un popolo spesso una delle chiavi più importanti è la lingua. Le parole che si parlano, quelle che non si dicono, raccontano forse come poche cose il presente e il futuro di una comunità. Per questo, quando con Maia Sandu il rumeno è stato riconosciuto come lingua di Stato della Moldavia, non si è trattato di una mera riforma linguistica, ma di un vero e proprio atto di riappropriazione identitaria. 🇪🇺 E, insieme, di orientamento verso l’Europa. Il sentiero geopolitico che porta a Bucarest, con cui la Moldavia condivide lingua e interi pezzi di storia e cultura, è infatti in larga parte sovrapponibile a quello che oggi conduce alle istituzioni europee. In un momento di estrema instabilità regionale, è questa la scelta strategica di una leader e di un Paese che, stabilità e sicurezza, le vedono garantite soltanto lontano dalle mire del Cremlino. ✍️ Ce ne parla @andre_tugui nell’ultimo approfondimento uscito sul nostro sito: non perderlo!
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6 days ago
Nelle proteste che si scatenarono nel 1899 a Chicago e che portarono all’istituzione della giornata dei lavoratori, il ruolo dei giornalisti fu importante anche se passò in secondo piano: diversi sono stati quelli che hanno raccontato e abbracciato le rivendicazioni dei lavoratori, pagando un prezzo per questo. Le principali testate giornalistiche dell’epoca, in tutto il mondo, erano affiliate a partiti politici o a imprenditori. Quasi un secolo e mezzo dopo, il conflitto a bassa-media intensità tra giornalisti da una parte e Stati ed élite dall’altra prosegue: il presidente degli Usa che insulta una reporter per “domande scomode”, i giornalisti ucc•••i da Israele a Gaza e quelli presi di mira alla mafia perché “non si facevano i fatti loro”. Tutto legato da un filo. Ma in questo, i più grandi alleati dei giornalisti sono i lettori: un lettore che si informa non può essere manipolato, può organizzarsi con altr3 per fare pressione sulle autorità e incoraggiare i giornalisti a produrre grandi inchieste in un mondo in cui professionisti dell’informazione fanno fatica a ottenere contratti e paghe giuste. Infatti, il grosso dell’informazione attuale si fonda su lavoro giornalistico indipendente: giornalisti freelance autonomi, consorzi o testate indipendenti. Ma sono proprio loro a pagare il prezzo maggiore: nel contesto dei conflitti attuali, il 60 per cento dei giornalisti uc•••i non aveva una grande testata alle spalle: era indipendente o locale, e il 90 per cento dei giornalisti rapiti non poteva contare su una grande redazione. Conflitti e politica non sono le uniche minacce. La diffusione dei social è stata un’arma a doppio taglio, con una maggiore libertà di espressione ma la diffusione di contenuti scritti senza cura e competenza. ✍️ L’approfondimento fa parte della newsletter dello Spiegone, Estera. A cura di @medhi_al_lafo Leggila al link in bio.
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10 days ago
L’estrazione mineraria nel Minas Gerais è una questione storica – la regione fu scoperta tra il XVI e il XVII secolo dai coloni portoghesi in cerca di metalli preziosi – ma anche geografica. Guilherme Fonseca, analista dei rischi per l’Instituto de direitos humanos, lo sa bene. Quando me ne parla, traccia una linea sulla cartina: «Abbiamo la Serra do Espinhaço, una cordigliera che nasce qui, nella regione metropolitana di Belo Horizonte, e arriva fino al Bahia (stato che confina a nord col Minas Gerais, ndr). Sono 1.500 chilometri di montagne, tutte con potenziale estrattivo». ⛏️ Alcune sono già sfruttate. Tante altre lo saranno. Ancora oggi, infatti, l’economia del Minas Gerais continua a dipendere in modo strutturale dall’estrazione. I minerali rappresentano circa il 40% delle esportazioni dello Stato, con il ferro che da solo arriva al 30%. Prodotto di punta dell’economia locale sin dall’inizio del Novecento, il ferro del Minas Gerais oggi soddisfa oltre la metà della domanda mondiale. Ma non è l’unica risorsa preziosa da queste parti. Quello che sta emergendo sempre di più - dal nord-est, dove si trova la Valle di Jequitinhonha - è il litio, strategico per la transizione ecologica mondiale. E che ha attratto un’esplosione di piani di investimento e progetti estrattivi su vasta scala, con il coinvolgimento di diverse aziende perlopiù straniere. 👉 Non perdere il reportage dalle miniere del Minas Gerais in Brasile: l’articolo della nostra direttrice @aurora.guainazzi ti aspetta al link in bio!
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12 days ago
Il cosiddetto “euroscetticismo” è alimentato da una grande varietà di attori politici e sociali. Tra le forze più influenti ci sono quelle di estrema destra, che accusano l’Ue di sottrarre la sovranità agli Stati membri e di imporre politiche monetarie e migratorie che penalizzano i singoli Paesi. La soluzione proposta? Tipicamente, uscire da questo “super-Stato burocratico” che non porta niente di buono. ☺️ Poi, dopo una campagna elettorale condotta a spese della famigerata tecnocrazia, si va al governo. E la musica cambia del tutto. Lo abbiamo visto anche negli ultimi giorni, con la premier italiana, Giorgia Meloni, che dopo avere passato un decennio a sparare a zero nei confronti di Bruxelles ha cercato in ogni modo (leggesi: taglio) possibile di rispettare il rapporto deficit - Pil del 3%. Ma la leader di Fratelli d’Italia è in ottima compagnia. Nel continente europeo tanti, prima di lei, hanno alzato i toni per guadagnare consensi per poi diventare più realisti del re una volta entrati nelle stanze dei bottoni. ✍️ Ce ne parla @maryg_1402 nell’approfondimento uscito sul nostro sito: non perdere l’articolo al link in bio!
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19 days ago
Un territorio grande quanto il Belgio, abitato da circa mezzo milione di persone, governato da un esercito, dotato di amministrazione, infrastrutture e confini propri, ma senza alcun riconoscimento internazionale. Spesso le cronache lo raccontano come il più grande “narco-stato” del mondo. 📍 Ma lo Stato Wa e la sua storia racchiudono una complessità che non si può proprio liquidare così in fretta. La traiettoria che ha portato una minoranza etnica delle montagne del Myanmar a costruire una simile entità è tutt’altro che lineare. Una traiettoria in cui guerra, corruzione e opportunismo hanno costantemente accompagnato un progetto di autodeterminazione, dando vita a uno sviluppo politico ed economico imprevedibile, emerso in modo diseguale e contraddittorio. 📬 Ce ne parla il nostro @manuel.mezzadra nell’ultimo numero di Estera MilitiaSequi: lo puoi leggere, gratuitamente, al link in bio.
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23 days ago
Dopo l’inizio dell’operazione congiunta israelo-statunitense dello scorso 28 febbraio, la risposta iraniana non si è affatta attendere: i bombardamenti hanno preso di mira sia Israele sia alcuni obiettivi militari a stelle e strisce negli Stati arabi del Golfo Persico. Ma la Repubblica islamica non si è fermata a missili e droni. 🔴 Il 2 marzo, infatti, Teheran ha proceduto alla chiusura dello Stretto di Hormuz, una delle rotte per il commercio navale più battute al mondo, che conta il passaggio di ben 138 navi al giorno. Se per i Paesi importatori, il blocco ha significato l’impennata dei prezzi dei beni commerciati, per i venditori è coinciso con un calo drastico dei redditi, scuotendo sia le grandi multinazionali sia i singoli cittadini e nuclei familiari dei Paesi del Golfo. Il cui sostentamento è spesso legato proprio alle attività di estrazione, raffinazione e vendita dei carburanti. 👉 Ce ne parla @cecinardi7 nell’ultimo approfondimento pubblicato sul nostro sito: non perderlo al link in bio!
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24 days ago
C’è una frase che nelle redazioni cosiddette giovani si sente spesso. “Ho bisogno di prendermi una pausa”. È successo a tutte e tutti noi, più di una volta. Una buona parte decide di continuare, un’altra di lasciar perdere per dedicare il proprio tempo e le proprie energie mentali ai propri affetti, al primo (al secondo, al terzo ecc) lavoro, in generale ad altri progetti di vita. In entrambi i casi, sono scelte complesse. Soprattutto sofferte. Quando abbiamo visto il nostro nome sul cartello di DiMartedì, abbiamo pensato a tutto questo. Da quando abbiamo iniziato a pubblicare i primi articoli, più di dieci anni fa, siamo sempre in cerca di risorse con cui riuscire a sostenere e far crescere la qualità del nostro lavoro. Sappiamo di essere in buona compagnia, e che per ogni testata che finisce su un cartello ce ne sono dieci, cento, che non riescono a vincere un bando e per questo sono costrette a chiudere i battenti. Ci saremmo sentiti ipocriti a ringraziare LA7 per la pubblicità, senza sollevare questo tema e portarlo alle sue conseguenze. L’informazione ha bisogno di soldi. E la garanzia migliore affinché sia indipendente, di qualità e “spessa”- come piace a noi - è che ad aprire il portafogli siano i lettori e le lettrici a cui si rivolge. Dal canto nostro non vi possiamo promettere molto, vista l’attuale precarietà. Una cosa sì, però. “Offerta libera” è un principio di reciprocità a cui noi non vogliamo venire meno. Ah, dimenticavamo. Trovate il nostro IBAN nei commenti. Grazie
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25 days ago
🇪🇺 Fin dalla sua origine l’Unione europea ha raccolto non solo sostenitori ma anche detrattori e critici, ad oggi particolarmente presenti nel dibattito pubblico. 🤔 L’euroscetticismo è un fenomeno diffuso e complesso: per sintetizzare, consiste nel mettere in discussione il fatto che l’integrazione europea comporti solo aspetti positivi. Tale percezione si basa sull’assunto secondo cui l’Ue minerebbe la sovranità nazionale, promuovendo un elitismo burocratico e mancando, tra le altre cose, anche di trasparenza democratica. 🗳️ Alcuni esempi di euroscetticismo includono i critici che sostengono che l’Ue sia eccessivamente centralizzata, imponendo politiche che avvantaggiano le grandi aziende a scapito dei lavoratori, o che favorisca un’immigrazione elevata senza adeguati controlli. ✍️ Al link in bio l’articolo di Maria Grazia Saccà che approfondisce questo fenomeno.
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1 month ago
Ventuno ore: questa la durata delle trattative a Islamabad, in Pakistan, tra la delegazione degli Stati Uniti e quella dell’Iran, per trovare un accordo utile alla fine del conflitto. Una trattativa fallita, per ora, perché l’accordo non è arrivato e gli statunitensi - guidati dal vicepresidente JD Vance - hanno abbandonato la capitale pachistana e attribuito la colpa del fallimento al governo di Teheran, fermo sulla posizione relativa al nucleare. I nodi principali del negoziato apparivano già delineati: la gestione dello Stretto di Hormuz, il futuro del programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni primarie e secondarie sull’Iran, il ruolo e il ridimensionamento del sistema di proxy regionali di Tehran e, non da ultimo, la questione degli attacchi in Libano. 🇱🇧 Neanche 24 ore dopo, Israele lanciava l’operazione “Buio eterno” sul Libano. In molti hanno visto in questo una prova del tentativo del premier israeliano Benjamin Netanyahu di voler sabotare le trattative, e proprio la situazione nel Paese dei cedri potrebbe far incagliare - se non naufragare - l’accordo. E se l’Iran perdesse le sue capacità militari e nucleari, a causa dell’intervento Usa, il piano di un grande Israele potrebbe essere sbloccato. Un inizio di trattative incredibilmente complicato, con due narrative diametralmente opposte e accuse reciproche, che secondo alcuni analisti porteranno a un’ulteriore escalation mentre per altri non è da escludere una possibile ripresa dei dialoghi. Mentre tutto questo accade, appare inconciliabile la visione delle elite (che da una parte e dall’altra rivendicano la vittoria) e del resto delle persone “comuni”, alle prese con le conseguenze della guerra che nel migliore dei casi sono l’incremento dei prezzi e nel peggiore la perdita di vita e libertà. ✍️ Leggi il numero completo di Estera per approfondire. La newsletter a cura di @medhi_al_lafo ti aspetta al link in bio.
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1 month ago