James Lovelock è diventato famoso per l’ipotesi Gaia, cioè la teoria per cui la Terra sarebbe un super organismo che si autoregola per mantenere e perpetuare le condizioni per la vita sul pianeta.
Ma Lovelock era anche un chimico e sopratutto un inventore, spesso impiegato dalla NASA per congegnare strumenti da usare nelle missioni. Insomma: lo si ama.
In questo suo ultimo libro (proprio l'ultimo perché è morto quest'anno) Lovelock formula un’altra ipotesi e spara altre bombe. Esempio.
Perché esistiamo? A cosa serve una forma di vita così intelligente come noi? Risposta: perché noi siamo lo strumento attraverso cui l’universo può spiegare se stesso. How cool is that?
E perché l’universo vuole spiegarsi? Perché - dice Lovelock - lo scopo del cosmo è trasformarsi in pura informazione, e la vita intelligente rappresenta il mezzo con cui farlo.
Ma noi non siamo *così intelligenti*. Altri lo saranno, che verranno dopo di noi, e che noi stiamo progettando. Una forma di vita artificiale. Cyborg un milione di volte più veloci di noi. La nostra funzione nell’evoluzione del cosmo sarà creare loro. (No, non saranno tipo Robocop o Ultron, Lovelock se li immagina a forma di... sfera)
E così, se l’Antropocene inizia con l'invenzione della macchina a vapore che estrae il carbone, questa nuova era geologica - che chiama "Novacene" - inizia nel momento in cui le macchine sono in grado di progettare in autonomia nuove macchine, sempre migliori.
Non ci faranno la guerra, anzi saranno nostri alleati nel raffreddare Gaia, perché inizialmente anche loro avranno bisogno di un pianeta adatto alla vita organica. Saranno nostri compagni, come noi lo siamo con i nostri cani.
Fino a quando non ci sarà più bisogno della vita organica, e questa forma di vita artificiale iperintelligente si diffonderà in tutto l’universo, magari lasciandoci trascorrere i nostri ultimi millenni su una bellissima Terra-ospizio supervisionata da loro in modo che non possiamo fare troppi danni, e magari ricordandoci con affetto e gratitudine per aver dato vita ai loro antenati.
Quando ho letto questo libro ho capito che la filosofia antica me l’hanno insegnata tutta sbagliata.
Una sequela di sistemi teorici di classificazione e spiegazione del mondo più o meno bizzarri che mi facevano pensare semplicemente “Okay fra quanti anni si arriva a Marx?”
Anni dopo, alla ricerca di filosofie pratiche, ho studiato e a volte praticato lo yoga, il buddismo, il taoismo.
Poi arriva Hadot e mi dice che quelle strambe teorie degli antichi non erano libri, erano dispense, trascrizioni, appunti presi a scuola: Zenone, Epicuro, Plotino non erano pensatori, erano maestri. Che conducevano i loro allievi in percorsi di trasformazione di sé. Attraverso esercizi pratici. Insomma andavi da Epicuro dopo il lavoro col tuo tappetino e facevi le respirazioni, le meditazioni, le condivisioni ecc…
E quindi è ironico scoprire nello stoicismo il rigore dello yoga e del buddismo nel pulire e governare la mente; oppure nell’epicureismo la resa alla pura gioia di esistere del taoismo; o ancora in Plotino delle pratiche di trasformazione delle emozioni e di raffinazione dell'energia simili all’alchimia interiore taoista.
Ma com’è successo che siamo dovuti andare in India e in Cina per recuperare cose che avevamo in casa?
Long story short: il cristianesimo ha assorbito le pratiche spirituali dell’antichità facendole proprie (per esempio il "memento mori" degli stoici - la meditazione sulla morte - diventa la meditazione sulla morte del Cristo). E quindi la filosofia antica è stata mantenuta ma solo in forma di teoria, spogliata delle sue pratiche. E fin qui tutto bene.
Il problema è che pure il cristianesimo ha perso quelle pratiche, che prima venivano coltivate e trasmesse dai vari ordini monastici, dai gesuiti, dagli asceti cristiani. È rimasta solo la confessione e poco altro.
Nota a margine: bello come il rifiuto di Socrate di esprimere un qualunque sistema di pensiero l’abbia messo al riparo da questo dirottamento. In questo senso Socrate è forse l’unico filosofo antico sopravvissuto nel nostro immaginario non come pensatore, ma come maestro.
Comunque di base per tutti il succo è: osservati sempre e vivi nel presente.
Come scrisse Cesare Pavese:
"C’è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere. La Natura insomma ci chiama, egregio Instagram; e noi seguiamo il suo appello.
Fatevi fare la caption da un altro.
Cordialmente. C. Pavese"
#storytelling #comunicazionepolitica #archetypalbranding
Non ci rivolgiamo alle storie per fuggire dalla realtà, ci rivolgiamo alle storie per navigare la realtà. Le storie sono state più importanti nella nostra evoluzione dei pollici opponibili. I pollici ci permettono di aggrapparci a qualcosa. Le storie ci dicono a cosa aggrapparci.
Le emozioni non sono un ostacolo alla vera comprensione, le emozioni sono il sistema attraverso cui impariamo e decidiamo. Le emozioni non fanno inceppare il sistema, le emozioni sono il sistema.
Il nostro sistema cognitivo non si è evoluto per farci comprendere concetti astratti, ma perché potessimo meglio interpretare le altre persone e padroneggiare le relazioni sociali - qualcosa di moolto complesso come sa chiunque abbia avuto un’adolescenza difficile - . Dalle mie relazioni sociali dipende la mia sopravvivenza, una volta letteralmente, oggi metaforicamente (ma neanche troppo, spesso il mio reddito dipende dalle mie relazioni).
Quindi non solo un fatto è comprensibile solo se inquadrato in un racconto. Ma quel racconto mi interessa solo se mi è utile. Utile significa: mi dà un vantaggio oppure mi protegge da uno svantaggio.
E il vantaggio che consideriamo più prezioso è quello che guadagno rispetto alla mia rete di relazioni: questa storia mi permette di essere più riconosciuto, accettato, apprezzato, stimato, amato?
Problema per chi fa divulgazione: più divento esperto di qualcosa, meno sono in grado di mettermi nei panni di qualcuno che non ne sa nulla di quell’argomento.
Problema per chi fa attivismo: una minaccia fisica e una sfida al nostro sistema di credenze attivano nel cervello la stessa identica reazione. Mettere in discussione le convinzioni di qualcuno è come minacciarlo fisicamente.
Per muovere le persone ad agire è necessario prima cambiare il modo in cui pensano.
E per cambiare il modo in cui le persone pensano a qualcosa è necessario cambiare prima il modo in cui si sentono.
Le storie sono la tecnologia che permette di cambiare il modo in cui le persone si sentono.
Bel libro di Lisa Cron che mescola teorie del racconto e neuroscienze, piegato più al marketing che alla fiction, quindi quella parte è più carente ma il livello di fuffa è piacevolmente basso.
Ma chi l’ha deciso che la mente è nella testa e le emozioni sono nel cuore? Hillman dice: alla fine noi occidentali abbiamo tre racconti del cuore.
🦁 Il Cuor di Leone è il cuore ardente e solare, radioso e vitale, sede delle passioni, del coraggio e del sacrificio, il cui pensiero si esprime non nel ragionamento ma nella fede, nella volontà e nell’immaginazione. È un’idea del cuore che abbiamo relegato a romanticherie cavalleresche o infantili.
⚙️ Il Cuore di Harvey deve il suo nome al medico inglese che nel 600 fu il primo a studiare il sistema circolatorio. È il cuore anatomico, il cuore pompa, il cuore mantice idraulico. Prima scoperta: il cuore è diviso in due parti da un muro. Ma è questa divisione che permette la circolazione: per passare da una parte all’altra del muro, il sangue deve fare un giro lunghissimo, e così si distribuisce lungo il corpo. Questo cuore meccanico non ha pensiero, è solo un oggetto a cui serve manutenzione: jogging, cardio, diete ecc…
🙏 Il Cuore di Agostino è il cuore sede del sentimento e delle emozioni, la parte più intima e profonda di noi. Anch’esso è un cuore privato di pensiero e di immaginazione, che vengono allontanati o in basso nelle fantasie sessuali, o in alto nelle astrazioni metafisiche.
Al contrario, Hillman chiede di recuperare un cuore immaginativo ma non soggettivo, intelligente perché attraversato da forze esterne a noi ma che attraverso il cuore rendiamo reali. È il cuore degli antichi greci e della Medicina Tradizionale Cinese.
☯️Nella MTC gli organi sono intelligenze: ogni organo ha i suoi pensieri e le sue emozioni. Xin in cinese significa sia “cuore” che “mente”. Per la MTC il cuore è il luogo del pensiero, non il cervello: un eccesso di pensieri è sintomo di un cuore in disequilibrio. Aristotele diceva che il cuore si relaziona con il mondo attraverso il gusto e il tatto. Nella MTC la lingua è l’organo esterno del cuore: la parola è espressione del cuore. Al centro del palmo della mano c’è laogong, un punto importante del canale del Maestro del Cuore. Baciarsi e tenersi per mano sono i modi che i cuori hanno per toccarsi.
✨Bonus: cosmo e cosmetico hanno la stessa etimologia: l’universo è bellezza
Un regalo che farei al me adolescente che letteralmente si addormentava durante le lezioni di chimica (anche perché passavo le notti a giocare a world of warcraft)
Mille cose che non sapevo, tipo:
Le vitamine A B C si chiamano così perché quello è l'ordine in cui sono state scoperte
L'impero britannico si è affermato grazie alle esplorazioni, e le esplorazioni sono state possibili perché James Cook è stato il primo a capire come sconfiggere lo scorbuto grazie a cibi con vitamina c, che prima non facevano parte delle diete dei marinai.
La campagna di Russia di Napoleone fallisce anche perché i soldati perdono i bottoni e devono usare le mani per tenere chiusi i cappotti invece che sparare.
Alfred Nobel inventore della dinamite era una pacifista convinto che visse a lungo in Italia, prima in Piemonte e poi alla fine della sua vita a Sanremo.
E mille altre chicche
I bottoni di Napoleone, come 17 molecole hanno cambiato la storia, di Le Couteur e Burreson
#chimica #storytelling #libridaleggere
Martedì 21 dalle 1830 presentiamo il nuovo libro alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano.
Poi, per chi vuole ci beviamo insieme una cosa nelle vicinanze al bar Tombino: per ora l'abbiamo visto solo su Google Maps ma ha il nome credo più adorabile che un bar possa avere.
La scienza dello storytelling di Will Storr
Quando va sulla pratica mostra i suoi limiti però un po' di chicche ci sono
Bonus: per fortuna va oltre l'inutile modello a 3 atti
#storytelling #theory
Car* student* che venite all'esame, sono un insegnante semplice, una cosa vi chiedo: ripetete le cose che vi ho detto in classe.
Anche parole sparse. Una ogni tanto.
Illudeteci che quello che facciamo abbia un senso e noi docenti siamo felici. Siamo esseri umani come voi, con i nostri piccoli ego.
Se conducete voi l'esame, collegando concetti in autonomia, lì comincerò ad annuire pensando solo e soltanto: grazie.
Se poi ci buttate in mezzo anche un ragionamento di qualche tipo, e beh allora si vola.
É uscito il nuovo librozzo.
300 pagine in cui come al solito c'è dentro un gran casino di roba. È per ragazzi? Si certo potrebbe venirgli voglia di stare attenti in quella lezione sull'Ariosto e perché no magari approfondire il fantastico italiano. È per adulti? Si certo se siete ignoranti come me c'è azione, armi magiche, colpi di scena, worldbuilding, figate varie; se siete colti e consapevoli ci sono varie citazioni nonché metaforone eco-politiche-sociali belle dritte che potrebbero farvi annuire compiaciuti ma non ammirati perché appunto troppo dritte e poco sofisticate. È per cani e gatti? Si certo è soddisfacente da mordere e per farsi le unghie.
#furioso #ariosto #mondadori