Immagina.
Un rifugio resistente, un territorio traboccante di storia che vogliamo portare con noi, oggi come domani.
Artiste, ricercatrici, scrittrici, performer, architette, filosofe, dj, attiviste...In una parola, sorelle.
E’ caduto il patriarcato! Come sono i nostri corpi e le case che abitiamo? Come vogliamo amare e che relazioni abbiamo? Cosa si è radicato così a fondo in noi da essere ancora lì, prepotente? Come sarebbero cura e spazi se avessero una dimensione meno individuale e più collettiva?
E’ impossibile condensare in poche righe. Ci siamo parlate, conosciute e riconosciute, incrociato storie dalle mura domestiche alla piazza più allargata, abbiamo ascoltato, riso, cercato di capire come lasciare andare le zavorre che ci trascinano in un angolo, la rabbia, le solitudini. Abbiamo giocato, ballato.
Ci siamo prese il tempo per immaginare, insieme, ed è stato bellissimo ❤️
Oggi godiamoci la vittoria del NO, sabato ci vediamo in piazza a Roma #Noking
Nel 44% dei Paesi la legge non garantisce la parità di retribuzione per lavori di pari valore.
In Italia l’occupazione femminile riguarda poco più del 50% delle donne, a fronte di una media europea del 70,8%.
Non solo quantità, ma anche qualità più fragile: il 74,2% del contratti part time riguarda donne e di questi una quota significativa è involontario (cioè accettato per assenza di alternative o per necessità di conciliare lavoro e famiglia).
Nonostante le donne rappresentino circa il 60% delle persone laureate, i ruoli dirigenziali sono ricoperti da donne nel 21,8% dei casi, il 33,1% nei ruoli quadri.
Solo il 15% dei Comuni è guidato da una donna.
Le donne guadagnano in media circa il 25,7% in meno degli uomini, con un divario che tende ad ampliarsi nel corso della carriera.
In Italia il 71% del lavoro di cura non retribuito è svolto da donne.
Oltre il 70% delle dimissioni volontarie per motivi familiari riguarda lavoratrici.
Per questi fattori, le donne percepiscono una pensione che è del 44% più bassa degli uomini.
Nel 54% dei Paesi del mondo, lo stupro non è definito sulla base del consenso: la legge può non riconoscere lo stupro come reato.
In Italia, il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita.
Senza contare la violenza psicologica, economica, lo stalking e tutte le altre forme di violenza più difficili da riconoscere.
Nonostante la propaganda becera sui nostri corpi che ci vuole vittime di persone straniere e cattive, oltre l’85% dei femminicidi viene commesso dal marito, compagno, ex o dal figlio.
A livello globale le donne possiedono solo il 64% dei diritti legali degli uomini, cosa che le espone a discriminazione, violenza ed esclusione.
Le violazioni dei diritti di donne, di tutti i tipi, aumentano alimentate anche da una cultura globale dell’impunità.
Se domani non torno bruciate tutto 🔥
@nonunadimeno.milano@chiaraelecose La cassetta degli attrezzi femminista
Pics of the week: Di voli cancellati, eventi al parlamento europeo per parlare di 10 incredibili anni di operazioni di ricerca e soccorso nel mediterraneo, uccellini che si schiantano e cure amorevoli ma improbabili
Qualcun* dice che l’anno scorso c’era più rabbia nelle parole dei palestinesi sfollati in Egitto, e di chi lavora lì. Chiedevano a gran voce il cessate il fuoco. Ora c’è più rassegnazione, disperazione. Il genocidio è in diretta mondiale quitidiana, non c’è più niente da sapere.
Gaza non ha acqua o cibo: come deve essere provare vergogna per aver mangiato di nascosto un boccone di pane anziché dividerlo con la propria famiglia?
Non ha cure: “gli ospedali sono fosse comuni”, amputazioni o cesarei si fanno ormai senza anestesia.
E a pochi km ci sono oltre 1500 camion carichi di aiuti che Israele non fa entrare da oltre 2 mesi. 80000 mq di beni di prima necessità bloccati, in attesa di un cenno di Netanyahu, che a novembre 24 ha ricevuto un mandato d’arresto dalla Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità.
Non ha libertà di informazione: 217 giornalist* uccisi, 400 feriti o mutilati, 48 in prigione. “Devono costruirsi giubbotti antiproiettile con la spugna e ci scrivono sopra PRESS”.
Non ha diritto all’autodeterminazione, di vivere in pace sulla propria terra. Ci sono aggressori e vittime di serie A e B. Oltre 50000 morti, 20000 orfani, decine di migliaia di persone a rischio di malnutrizione grave ed epidemie. Anche gli operatori umanitari sono di serie B, a Gaza. “Nel 2017 è stato ucciso un nostro collega in Yemen e c’è stata una manifestazione globale di solidarietà. L’anno scorso qui abbiamo perso 375 operator* nel silenzio generale, sono numeri”.
Ad Al Arish e al valico di Rafah si sente costantemente il rumore delle bombe. Trattieni il fiato, pensando a chi si trova qualche km più in là.
Con noi compagn* di viaggio che fanno tutto ciò che possono per portare aiuto a Gaza, e si sentono colpevoli di non aver fatto abbastanza, o abbastanza in fretta.
Yousef, cittadino palestinese che ha tutta la famiglia a Gaza, prega l’Italia di far qualcosa, di farlo in fretta, e si scusa per la concitazione con cui parla, premurandosi di chiarire che la sua non è un’accusa, ma una richiesta disperata di aiuto. Avrei voluto farmi piccola piccola e scomparire per la vergogna.
#carovanasolidale #carovanaperRafah #StopComplicity
9 maggio, giornata dell’Europa
Senza il mondo Gaza muore – si legge nell’appello –. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani. Per ripudiare l’Europa delle guerre antiche e contemporanee, per proteggere l’Europa di pace nata da un conflitto mondiale, esiste un solo modo: proteggere le regole, il diritto, e la giustizia internazionale. E soprattutto guardarci negli occhi, e guardarci come la sola cosa che siamo. Umani
#ultimogiornodigaza #gazalastday