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Jorit

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Yasser #HumanTribe
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1 year ago
Francesca #HumanTribe
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21 days ago
Francesca work in progress 🎨🇵🇸
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1 month ago
#HumanTribe
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1 month ago
We didn’t cross the border, the border crossed us #iceout #HumanTribe
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3 months ago
Troppo bello grazie! 😍
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3 months ago
Figlio dell’Uomo 🇵🇸 #HumanTribe
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4 months ago
«"Avete fatto voi questo orrore, maestro?" "No, lo avete fatto voi."»
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4 months ago
Rio de Janeiro è una città straordinaria, una delle più belle che abbia mai visto. Le spiagge di Copacabana e Ipanema sono accessibili, pulite e vive; l’atmosfera è vibrante, il cibo eccellente, il tutto incorniciato da una conformazione geografica spettacolare. Eppure, a Rio si respira anche un clima profondamente teso. Poliziotti armati a ogni angolo, persone visibilmente sotto l’effetto di droghe, una povertà diffusa e onnipresente. Perché Rio è anche un inferno in terra: ogni anno si registrano circa 3.700 omicidi e centinaia di persone vengono uccise dalla polizia. È una guerra civile strisciante, quotidiana, ormai normalizzata. Questo scenario è strettamente legato a una delle disuguaglianze sociali più alte al mondo. Il Brasile presenta uno dei coefficienti di Gini più elevati, segno di una forbice sociale drammatica, aggravata da una povertà in costante crescita. Le favelas — dove vivono circa due milioni dei sei milioni di abitanti della città — sono il volto più fragile di Rio: luoghi in cui convivono solidarietà e spirito di comunità, ma anche criminalità diffusa, con il traffico di droga che spesso detta le regole. Sono rimasto particolarmente colpito da un’operazione di polizia avvenuta meno di due mesi fa nel Complesso della Penha, che ha causato la morte di 130 persone, tra cui cinque agenti: l’operazione di polizia più letale della storia del Brasile. Il problema della criminalità non viene affrontato con politiche sociali capaci di intervenire sulle cause profonde — redistribuzione, crescita equa, lotta alla povertà — ma con una repressione violenta, puramente “estetica”, che non risolve nulla e anzi esaspera i conflitti. Il risultato è una spirale fatta di droga, corruzione e una città sempre più difficile da governare. Non sono un politico e non pretendo di comprendere fino in fondo una realtà così complessa, ma la correlazione tra povertà e criminalità appare evidente. Ho dipinto su forex, un materiale poi incollato al muro. Le emozioni vissute si sono trasformate in opere forti, a tratti disturbanti, nel tentativo di raccontare la dissoluzione dell’umanità e il sangue della violenza.
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4 months ago
🧸✨Una bambina di 6 anni parla di unicorni e vive in un mondo tutto suo: un universo di emozioni sconosciute, volti che trasmettono sicurezza e il calore degli abbracci. È un mondo fatto di piccole certezze: un papà che usa un tono dolce, ma che impone anche regole severe, un pianto improvviso seguito da un sorriso. Per una bambina di sei anni, il mondo è un luogo vasto e misterioso, guidato da mamma e papà, zii e fratellini che la proteggono. È un mondo in cui un orsacchiotto rosa viene abbracciato forte, lo si vuole tanto bene come se fosse vivo e si parla con lui si ascoltano le sue risposte e lo si tiene per mano. Dall’altro lato, Hind, ha visto il suo piccolo mondo trasformarsi in un incubo, popolato da sangue, urla e boati. Ha trascorso le ultime ore della sua vita circondata dai cadaveri degli zii e della sorella uccisi davanti ai suoi occhi, riflettendo su una parola che non comprendeva appieno: “morte”. Una bambina di cinque anni che sente di essere vicina alla fine. E dice al telefono ai soccorsi “non voglio morire”Hind è stata colpita da 335 proiettili, mentre il terrore la circondava, e ha visto un carro armato avvicinarsi come un mostro, con i denti aguzzi, la bava e gli occhi rossi. Poi ha sentito il calore intenso dei proiettili attraversarle il corpo come lame incandescenti. Quali sono stati i suoi ultimi pensieri? L’orsacchiotto rosa, poi papà, poi mamma…. Poi il buio. Nelle guerre muoiono molte persone, anche bambini, e ogni bambino ucciso è una tragedia senza fine. Ma questa guerra; è uno sterminio. Settanta, ottanta, novantamila persone uccise, non si riesce a tenere il conto tra morti dirette e quelle causate dalla grave situazione igenico-sanitaria creatasi, oltre ventimila bambini trucidati. È l’annientamento di un popolo, un processo che dura da oltre ottant’anni. Non c’è nulla di paragonabile a quanto sta accadendo in P4lestin4. Se il mondo permette tutto questo, significa che non è cambiato nulla da quando i n4zisti professavano il mito della razz4 arian4 e della pulizia etnica. #HumanTribe 📹@_ugobarra_
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4 months ago