ABITARE IL BRUTALISMO è la nuova esperienza firmata Miciporto in collaborazione con Art Diners.
Il secondo atto di EDIBLE COLLECTION questa volta propone un aperitivo accompagnato da un intervento artistico di Irene Machetti, intimo, giocoso e partecipativo, in cui il gesto del mangiare entra in relazione con lo spazio e la collezione dell’architetto e collezionista Carlo Berarducci.
Un accesso esclusivo alla casa-studio del Collezionista che si trova all’interno del villino brutalista ai Colli della Farnesina, progettato nel 1969 dal padre, Francesco Berarducci tra i più interessanti interpreti del movimento architettonico in Italia.
ABITARE IL BRUTALISMO
Luogo: Roma
Data: Sabato 13 giugno 2026
Durata: 3 ore
Inizio evento: ore 18:00
Posti: Riservato a 20 ospiti
Tutte le informazioni e le prenotazioni sono attive su:
Il 13 giugno ti aspettiamo per vivere un’esperienza unica e irripetibile. Tu ci metti il tuo entusiasmo e la tua curiosità.
A tutto il resto pensiamo noi.
Scorriamo immagini tutto il giorno. Ma quante volte ci fermiamo davvero a capire ciò che guardiamo?
Vediamo più arte che mai.
Eppure la comprendiamo sempre meno.
Visitiamo sempre più città, ma raramente andiamo oltre la foto che pubblichiamo.
Negli ultimi anni mi sono resa conto che mancava uno spazio dove prendersi il tempo per approfondire. Un luogo dove arte, città, architettura, cibo, storie, potessero essere lette con il tempo che meritano.
Per questo è nata la Newsletter Miciporto. All’inizio erano solo guide. Poi è diventata molto di più.
Oggi è una biblioteca digitale: un archivio di contenuti che puoi aprire quando vuoi, dove ogni testo resta, si collega agli altri, costruisce un percorso.
Dentro trovi guide di viaggio costruite come narrazioni, articoli settimanali di arte e cultura, rubriche curate da professionisti, nuovi formati che continuano ad ampliarla.
Se senti il bisogno di andare oltre la superficie, di capire davvero i luoghi che visiti e le opere che guardi, qui puoi iniziare.
Puoi entrare gratuitamente e leggere una parte dei contenuti, così ti fai un’idea, oppure accedere all’intera biblioteca con l’abbonamento.
Lo trovi al link in bio → miciporto.substack.com
Ci sono opere che non cambiano solo la storia dell’arte. Cambiano anche lo sguardo degli altri artisti.
Nel 1599 Caravaggio entra in una chiesa romana perché tutta la città sta parlando di una pala d’altare appena installata. Quando la vede, rimane colpito a tal punto da pronunciare una frase destinata a diventare celebre: «Mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore».
Quel pittore era Annibale Carracci.
Questa tela non è importante soltanto per la sua bellezza.
Lo è perché segna uno dei momenti in cui la pittura italiana cambia direzione: il manierismo inizia a lasciare spazio a qualcosa di più vero, umano, concreto. Una nuova idea di realtà che avrebbe aperto le porte al Barocco.
Per decenni quest’opera è rimasta nascosta allo sguardo, custodita dentro una chiesa chiusa per quasi cinquant’anni.
Nella newsletter di questa settimana vi porto dentro questa vicenda: la chiesa, la pala di Annibale Carracci, il legame con Caravaggio e il motivo per cui questo luogo rappresenta uno snodo fondamentale della storia dell’arte.
La trovate su Miciporto.Substack.com
Parlare di Anselm Kiefer significa entrare in uno dei capitoli più complessi dell’arte europea del secondo Novecento.
C’è una bellezza strana, quasi magnetica, nel momento in cui un muro si sgretola o una struttura cede il passo al vuoto. Spesso interpretiamo la rovina come un fallimento, un segnale di abbandono.
Ma cosa accadrebbe se ribaltassimo la prospettiva?
Se la rovina non fosse la fine di una storia, ma il materiale più fertile per scriverne una nuova?
Te ne parlo nel nuovo articolo che trovi su: miciporto.substack.com
Palazzo Reale di Milano ospita fino al 17 Maggio ‘Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio’, un percorso che attraversa la ricerca di uno dei più importanti e controversi fotografi contemporanei: Robert Mapplethorpe, appunto.
Ancora oggi davanti a parte dei suoi lavori in molti provano una sorta di “disagio” provocato da immagini dirette, senza filtri.
Eppure Mapplethorpe costruisce le sue immagini con una precisione e una tecnica che deriva direttamente dalla storia dell’arte. La luce definisce i volumi, l’inquadratura stabilizza il corpo, la composizione elimina ogni elemento superfluo. Ma ciò che mette in scena non appartiene a quell’ideale classico a cui sembra guardare.
Ed è in questo apparente disequilibrio che il suo lavoro si attiva davvero.
Se passate per Milano io un salto vi consiglio di farlo. Sono di parte ma è un fotografo che ho sempre amato, proprio per la schiettezza dei suoi lavori.
‘Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio’
Milano — Palazzo Reale fino al 17 Maggio
Prodotta da Palazzo Reale e @marsilioarte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York a cura di Denis Curti
Invitata
I Macchiaioli vengono spesso definiti precursori dell’Impressionismo, ma il loro obiettivo è un altro: cambiare il modo in cui si costruisce un’immagine.
A metà Ottocento superano la pittura accademica basata sul disegno e partono da ciò che l’occhio percepisce davvero: contrasti di luce e ombra. Per questo dipingono per “macchie” di colore. La forma non è tracciata prima, nasce dall’equilibrio tra queste zone. I soggetti sono concreti: paesaggi, vita quotidiana, momenti legati al periodo storico. Anche la guerra viene mostrata senza idealizzazioni, nella sua dimensione reale.
Se vuoi approfondire questo movimento, la mostra “I Macchiaioli” a @palazzorealemilano permette di vedere da vicino come questo pittori costruiscono le immagini e perché rappresentano un momento decisivo per la pittura italiana.
Hai tempo fino al 14 giugno 2026
Grazie @24orecultura per l’invito a visitarla. In effetti ne valeva la pena ❤️
Perché le opere di Mark Rothko non sono semplicemente campi di colore.
Davanti ai suoi dipinti non trovi risposte. Nulla, a prima vista, sembra davvero parlarti. Eppure quelle immense superfici di colore offrono qualcosa di raro e prezioso: uno spazio.
Uno spazio di contemplazione.
Uno spazio che ti chiede tempo e presenza, che devi attraversare lentamente per arrivare in quel punto molto intimo della tua interiorità, quella conosci soltanto tu.
Quando resti davanti a una sua tela per qualche minuto accade qualcosa di silenzioso. L’opera continua a stare lì, immobile, mentre sei tu che inizi a guardarti dentro. In quel momento il quadro diventa quasi un luogo mentale in cui fermarsi.
Per tutta la vita Rothko ha cercato proprio questo: creare uno spazio capace di attraversare l’anima delle persone. Un luogo fisico in cui chi guarda potesse, anche solo per un istante, incontrare se stesso.
Per questo credo che almeno una volta nella vita tutti dovremmo fermarci davanti a una sua tela.
Grazie agli amici che si sono lasciati catturare nei loro momenti di contemplazione. È stato bello osservare le vostre emozioni mentre entravate, ognuno a modo proprio, dentro quel silenzio.
@air_mat94@luca.romeguide@eropietro@_andreaisola@alessiasimonetti__
Rothko a Firenze
@palazzostrozzi
14 marzo — 23 agosto 2026.
Oggi l’“Incoronazione di spine” di Caravaggio è conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, uno dei musei più importanti d’Europa e custode di una straordinaria collezione di pittura barocca.
In questo momento però è possibile ammirarlo a Roma, a Palazzo Cipolla, all’interno della mostra “Da Vienna a Roma. Le Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”.
L’esposizione riunisce oltre cinquanta capolavori provenienti dal museo viennese, offrendo l’occasione rara di osservare da vicino opere che normalmente si trovano nelle collezioni imperiali della capitale austriaca.
La mostra è visitabile fino al 5 luglio
Chi sono state le alchimiste?
Donne che per secoli hanno cercato di comprendere la materia, la natura e i processi di trasformazione del mondo. Studiose, filosofe, sperimentatrici che hanno praticato l’alchimia, intrecciando sapienza, erboristeria e scienza, sovvertendo le priorità del loro tempo per la cura e la conoscenza. Donne che hanno contribuito alla nascita della scienza moderna.
Eppure molte di loro - tra cui Caterina Sforza, Isabella Cortese, Marie Meurdrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood - sono rimaste ai margini della storia. I loro contributi sono stati dimenticati, semplificati o attribuiti ad altri. Molte sono state perseguitate.
Con Le Alchimiste, Anselm Kiefer riporta queste donne al centro della narrazione.
Nei grandi teleri i loro nomi appaiono scritti in oro. Quel gesto ha il valore di un riconoscimento. È come se l’artista affermasse che queste donne hanno fatto parte della storia del sapere e che la loro memoria merita di essere restituita.
All’interno della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, ancora segnata dalle ferite dei bombardamenti del 1943, questo racconto diventa ancora più potente. In uno spazio che conserva la memoria della distruzione, queste donne tornano a occupare la scena.
Il lavoro di Kiefer assume quindi anche il valore di una restituzione storica. Attraverso la pittura, l’artista riporta alla luce nomi e figure che per troppo tempo sono rimasti ai margini.
‘Le Alchimiste’ di Anselm Kiefer
visitabile fino al 27 settembre 2026.
Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, Milano
@marsilioarte avete fatto un lavoro strepitoso ❤️