Part 2
I’m planning on writing a few lines about this comic in my next post, stay tuned if you’re also interested in seeing the sketches behind the ink.
Happy 2024 to all of you
“È come il risveglio da un incubo”
Ogni tanto mi capita di fare qualcosa di estremamente semplice e di venire sopraffatto da un infinito senso di gioia e riconoscenza.
Indossare una maglietta, andare a correre, fare una doccia.
Sono passati quasi due anni dalla mia operazione… mi sono abituato ad avere questo petto.
Quindi capita che non ci pensi.
Alla fine è il suo scopo no? Togliersi il peso, poter avere una vita normale.
Ma a volte invece
ci penso.
Madò.
È difficile spiegare che sollievo sia.
Inconsciamente riportare alla mente cosa provavo ad avere un seno.
E immediatamente dopo avere la certezza che sia sparito. Che sono libero.
È come il risveglio da un incubo: ti guardi intorno, sei in camera tua e va tutto bene. Sei al sicuro, non tornerà.
Questo significa per me abitare il mio corpo ora.
Una sensazione che auguro veramente a tutti.
Ho iniziato a vivere a 22 anni.
Prima di essere Diego, ero quasi solo un “concetto di persona”.
Si poteva dire che non fossi mai veramente presente.
“Le luci erano accese, ma non c’era nessuno a casa”
Quando ho fatto coming out mi è sembrato di aprire gli occhi, per la prima volta, come fa un neonato.
Ho dovuto imparare da zero chi ero, cosa mi piaceva davvero, come rapportarmi con gli altri in modo autentico. Come un bambino, che cresce, prova, sente.
Ma soprattutto: ho iniziato a immaginare un futuro. Non avevo mai pensato a chi sarei stato da grande, da vecchio.
Perché non sapevo chi ero, non sentivo di esistere.
Ma io esisto.
Auguro una gloriosa giornata della visibilità trans a tutt*, soprattutto a chi si è recentemente trovat*.
Abbracciati forte.
Buon inizio della tua vita.
#tdov #visibilitàtrans
Conosco bene questi pattern.
Questi pattern sono casa mia.
Non voglio continuare a vivere nella polvere.
🧹
Fotografie di @aleshbandicoot 👇
Avevo già praticamente finito di scrivere il testo di questo fumetto quando, scorrendo delle storie, mi sono apparsi i suoi scatti. Erano perfetti, per quello che volevo raccontare, ancora mi emoziono se ci ripenso. Grazie Ale.
Alle persone non piace essere chiamate “privilegiate”. Forse credono che questo tolga loro il diritto di lamentarsi. Il che è assurdo perché è proprio il loro privilegio a dar loro la voce per essere ascoltati quando si lamentano.
È difficile spiegare a parole quanto sollievo mi dia poter mostrare i miei documenti. Quanto potere ho con un documento rettificato in mano. A volte penso a tutti gli eventi o opportunità che ho scartato perché sarebbe stato necessario fare coming out pubblicamente. Rischiare misgendering e discriminazione. Ai tempi non gestivo quella pressione.
Ma sono fiero di poter dire di non aver mai rinunciato al voto.
E ringrazio chi, tra le mie sorelle, fratelli e siblings trans, fa lo stesso.
Non rinunciate alla vostra voce.
Ho finalmente smesso di cercare di essere “un uomo come gli altri uomini”.
Il mio essere un uomo trans definisce profondamente il mio modo di vedere il mondo.
Non sono mai stato una donna cis e allo stesso modo non sarò mai un uomo cis.
Ho una storia completamente diversa.
Ad essere sincero più vado avanti più sono grato dei 20 anni di esperienza sociale femminile.
Per quanto sia stato estremamente difficile, temo che se fossi stato socializzato come uomo oggi non avrei i mezzi per comprendere davvero il divario di genere che c’è, sempre, ovunque e in ogni cosa.
Oltre a questo, nei miei rapporti interpersonali non voglio avere niente da nascondere. Anche perché: non ho niente da dimostrare né una forma “finale” da raggiungere.
Voglio essere visto al 100%, accolto, in tutto ció che sono e non solo essere preso come un’immagine ideale.
Sono un uomo ma non solo: sono un uomo trans.
Nota:
Sono più che consapevole del rischio che si corre quando siamo apertamente trans o queer in pubblico.
Conosco il privilegio del passing, conosco le pressioni sociali etero-normative e considero sempre, quando sono per strada, come comportarmi nell’ambiente che mi circonda.
Non sto invitando a parlare della propria identità come faccio io, né a sottovalutare la propria condizione di vulnerabilità sociale.
Questo fumetto riguarda soprattutto le mie relazioni intime, che siano queste amicizie, rapporti romantici o familiari.
Io ho fatto una scelta e la applico in sicurezza.
Non esiste più, per me, la possibilità che una persona, che io voglia tenere nella mia vita, non sia consapevole che sono una persona trans. Una persona queer.
Nascondere questo lato di me sarebbe come recitare in un rapporto solo parziale, con l’altra persona.
Voglio vivere la mia vita con la certezza che chi ho davanti mi accetta totalmente.
I rapporti sessu4li che ho avuto nell’ultimo anno mi hanno lasciato spesso pensieroso, come se dovessi metabolizzare qualcosa, come se per giorni e giorni, a posteriori, non capissi come mi sentivo.
Unendo alcuni dettagli ho scoperto di avere dentro di me un pesantissimo senso di dovere associato alla nudità, come se spogliarmi significasse necessariamente che sto dando il mio consenso. Come se fosse un punto di non ritorno.
Un pensiero del tipo “beh… ormai”.
Un meccanismo così ben radicato che si attuava anche quando ero da solo: ho scoperto di sessualizz4re il mio corpo nudo anche quando nessuno era con me. Come se fosse il tasto “start” per l’erotism0, sebbene magari fino a un secondo prima non stavo assolutamente avendo pensieri simili.
Realizzarlo è stato devastante. Io che mi reputo totalmente sensibilizzato al tema del consenso, estremamente educato al rispetto del mio corpo, non ci potevo credere. Ho avuto paura di arrivare al punto di non riuscire mai più a guardare il mio corpo nudo in modo neutrale.
Ci tenevo a esternare come un punto di vista distorto come quello che ho avuto fino a ora comporti la possibilità di avere rapporti anche quando in realtà non siamo totalmente convinti o entusiasti. Mettere il proprio corpo in una situazione in cui in realtà non vuole stare.
È una c4zzata e voglio smettere di farlo.
L’educazione sessuo-affettiva serve a ogni tipo di corpo. Persino a chi crede di aver già decostruito tutto.
L’educazione sessuo-affettiva serve a tutt*.