Si intitola “Sulla porta” e l’hanno letto in pochi, alcuni conosciuti altri sconosciuti. Qualche riga grezza e incazzata scritta una notte di capodanno di qualche tempo fa. Tra gli spazi e tra le righe si nascondono persone preferite, porti sicuri, legami profondi anche se per loro ho scelto nomi a cui non appartengono. Non so se augurarvi buona lettura o chiedervi di non leggerlo. Basta che prendiate una decisione e non restiate lí, sulla porta.
#october #writing #writer #raccontobreve #raccontobrevissimo
Si intitola “respirare” e non prendeva aria da un po’. È rimasto soffocato per qualche tempo, schiacciato tra tormenti e ricordi. Ma come non dice nessuno, la malinconia è sempre l’ultima a morire.
#june #respirare #raccontobreve #raccontobrevissimo #writer
Se le foglie.
Una metrica che non segue le regole di nessun poeta, tratta da un hard disk vecchio otto anni abbandonato in uno scatolone ancora da disfare, in una casa ancora da abitare. Se l’avessi scritta su carta, l’avrei sicuramente fatto con i pastelli a cera. È così che scarabocchiano quelli che ancora non sanno come si fa tutto.
#july
Io me la ricordo ancora la prima volta che ho sentito la tua mancanza.
Il semaforo rosso, poi subito il verde.
Nessun passante a concedermi ancora qualche istante bloccata con il piede stanco sul freno, poco distante da dove stavi tu. Me lo ricordo ancora quel frammento nel buio, quel momento in cui tra il sedile e il portaoggetti avevi lasciato un’eco. Eppure il momento subito prima, quando sedevi ancora lì accanto, non ti avevo ascoltato come faccio sempre, non una parola di quello che avevi detto avevo sentito. Stavo attenta solo alle pause, ai silenzi, ai respiri, alla punteggiatura dei tuoi discorsi, del tuo dire. Me lo ricordo ancora la prima volta che ho sentito la tua mancanza. E ricordo che è successo dopo 77 secondi dal tuo ciao. Nè prima, tanto meno dopo. E ora che di secondi ne sono passati tanti quanti sono i passi da qui all’oceano più lontano, più freddo, più blu, io me lo ricordo ancora come fosse accaduto ora.
Io me la ricordo ancora la prima volta che ho sentito la tua mancanza. C’erano Drinkin in LA allo stereo, la linea sui sessanta kilometri orari e gli occhi umidi. Perché da quella prima volta che ho sentito la tua mancanza, io già sapevo che da quella mancanza non mi sarei più separata. Come le cinture quando proteggono chi è ferito fra i vetri rotti, il fumo e i fari che si spengono. Quando l’incidente c’è stato, il peggio sta passando e loro dovrebbero lasciarli andare per portarli in salvo eppure non si slacciano. Il loro compito è tenere. Mantenere. Fermare.
Ed è così che questa mancanza non si slaccia, si tiene, si mantiente. Ferma alla prima volta in cui si è fatta sentire.
#may
Sei tempesta e quiete, sei l’amore che rende ogni giorno raro. Guardarti negli occhi è la cura di cui non sapevo di aver bisogno fino al giorno in cui ti ho incontrata per la prima volta. Buon compleanno, June.
#june #april
Faccio confusione con i fuochi, con i contrasti, con l’audio, con l’esposizione, con la regia, con la mano ferma, con i tempi. Faccio confusione con tutto tutto. Con le parole. Con la speranza.
#april