“I tuffatori”, Palazzo Peloso Cepolla, Albenga, 2025
Il Museo Navale Romano di Albenga custodisce reperti di archeologia marina testimoni di scambi lontani. Sono le anfore della più grande nave oneraria romana conosciuta nel Mediterraneo antico, affondata di fronte all’isola di Gallinara; trasportava circa 10.000 anfore di vino provenienti dalla Campania e destinate forse alla Gallia o alla Spagna. Il Mediterraneo era (ed è) un intreccio di invisibili vie, come lo definiva Braudel “Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma una successione di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà sovrapposte.”
Un installazione contemporanea si inserisce in modo silenzioso in questo contesto sfruttando le geometrie delle vetrate del palazzo. Due nuotatori si tuffano da sponde opposte, sono il tuffatore greco di Paestum e quello etrusco di Tarquinia. Tuffarsi, con il viso alzato, è metafora dello scrutare il proprio avvenire, del voler conoscere, dell’intraprendere un viaggio.
Anche il mare è metafora di molte cose; tra le rovine del vecchio porto di Giaffa, Predrag Matvejevic decifrò l’epitaffio di un antico nuotatore, il testo riportava: “Nuoto, il mare è attorno a me, il mare è in me, e io sono mare”.
1-9: installazione
10: Alighiero Boetti, Alternando da 1 a 100 e viceversa, 1977
11: Anonimo, Affresco dalla tomba detta “del Tuffatore”, Paestum, 450 a.C. circa
12: Anonimo, Affresco dalla tomba detta “della Caccia e della Pesca”, Tarquinia, 520-510 a.C. circa
ideazione e creazione: Guerrilla Spam
assistente: Alessandro Altieri
@alessandroaltie
con il supporto di: Co.Art restauro - Maria Luisa Carlini, Daria Giovini, Francesca Pieri
all’interno di
@mic_stratigrafie . Progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria
@soprintendenza_imperia_savona
responsabile: Andrea Canziani
@andreacanziani.mi.ita
curatela: Giulia Giglio
@giuggiglio
comunicazione: studio òbelo
@obelo_milano
si ringrazia il Comune di Albenga -
@istituto_studi_liguri