Sette anni. Comincia in questi giorni il mio settimo anno come Docente al Laboratorio di Drammaturgia Musicale del biennio di Laurea Magistrale al DAMS. Il primo datava anno accademico 2019/2020. Da allora è cambiato, più che il DAMS, l’intero “lato occidentale delle cose”. Mentre su questo pavimento scuro ci indignavamo con Don Giovanni, riscrivevamo i consigli di vita di Despina, inorridivamo per la vendetta di Azucena, abbracciavamo Didone, annaspavamo con Enea, asciugavamo le lacrime di Poppea, tentavamo di destreggiarci tra amori trovati, perduti, ritrovati, coltivati, attesi, videochiamati, tra concioni di saggi, beffe di stolti, capricci di imperatori, truffe di pezzenti, contadini furbi, servi opportunisti; mentre provavamo a recitare appunti di vita, accostavamo pezzi di altrove, descrivevamo minuziosamente posti mai visti, e rinascevamo in mille frammenti e sentimenti veri, ma esibiti con discrezione; mentre mentre mentre mentre… intanto tutto ci si trasformava addosso, e la vita accadeva stupita in scena e il gran teatro del mondo si ribaltava fuori. Fuori, Ionesco, Beckett, Adamov, spingono tuttora per diventare neorealisti, in barba alla tradizione critica che li voleva “assurdi”. Sette. Lunghissimi intensi anni, e sospesi, e pesanti, e ardenti, e talvolta attoniti, e commossi.
Tempi, anche, istoriati di bellezza senza condizioni, almeno qui, in questo universo tutt’altro che parallelo; piuttosto perpendicolare, o anzi, intrecciato alla “realtà” come una spira di dna a se stessa.
Mi piace credere che i nostri studenti siano usciti ogni volta con più strumenti critici e creativi di quando sono arrivati? Certo. Mi piace ancor più credere che queste persone (vivaci, generose, brillanti) con cui è stata condivisa una tratta, e pure un pezzo di cuore, siano rappresentative di quella che gli accademici chiamano “cittadinanza”, “futuro”, “società civile”. Voglio credere che coltiveranno ancora la generosità, la curiosità, l’amorevolezza, la sensibilità, la civiltà, e che saranno loro, fuori in questo folle palcoscenico che ci circonda, il nostro “tessuto sociale”. Tessuto, sì, come una coperta che aiuta a ripararci dal gelo, e dal buio. Auguri.
3 months ago