L'affaire Barbero - il post oscurato da Meta e la spericolata spiegazione che l'azienda ha fornito - è l'ultima goccia nel personale vaso della pazienza di chi scrive.
La mia libreria è una piccola ditta individuale, che dà lavoro a tre persone e opera all'interno di un franchising. Non ha la visibilità né la base economica per dirsi e dire al piccolo pubblico che la segue "F*ck Facebook e Instagram!".
Mi piacerebbe poter dire che ci vediamo offline, che per essere informati sugli eventi e le novità potete seguire una newsletter o leggere un blog. Quello è internet 1.0 o l'internet consapevole che qualcuno di noi magari abita, ma non è così per la maggioranza. Forse convincerei mia madre e qualche amico a seguirmi in questa crociata etica, ma la realtà è diversa: cambiare le proprie abitudini online ha un costo, richiede una azione collettiva. Per abbandonare una piattaforma e non perdere le vostre relazioni sociali dovete convincere i vostri contatti a migrare con voi, e a loro volta loro devono farlo coi propri affetti. Uno sforzo immane by design, è il sistema dei social a essere costruito così: le alternative ci sono, ma sono piccole, frammentate, difficili da raggiungere perché frammentate, insomma sono molto più scomode di Instagram e Facebook.
Ci sono tante realtà che riescono a fare la loro parte per un mondo migliore dall'interno della piattaforma, penso alle meravigliose
@studioitte che uniscono l'arte e la bellezza alle battaglie sociali, dal canto mio - in un mercato ottimizzato per video e immagini - ho solo le parole e nessuna soluzione.
Come libreria abbiamo sempre cercato di valorizzare gli incontri dal vivo e il dibattito, non parlo solo delle presentazioni di libri che hanno un'ovvia natura commerciale, ma dei tre gruppi di lettura che animano i nostri mesi - e che come sa chi frequenta, non richiedono obbligo di acquisto da noi dei titoli di cui si parla.
Da oggi, qualche volta, cercheremo di usare questo spazio per dire la nostra sui temi che ci stanno a cuore, per proporre un'alternativa, per incentivare il dibattito. Vendere libri è ancora e sempre una missione culturale, cercheremo di adattarla - anche online - a questi tempi cupi.